01/01/2001 - Daniele Barbieri

Untitled DocumentAaa - attenzione
Se conoscete: ministri della sanità, dirigenti Usl, assessori alla sanità e simili inviate loro questo racconto ma senza le ultime righe... poi chiedete
loro che avrebbero fatto.

"Il guaio con i visitatori importanti, pensava Gregory guardandosi attorno nel reparto insolitamente in ordine e dando poi un'occhiata all'orologio, è che arrivano immancabilmente in ritardo; anzi, la mancanza di puntualità è direttamente proporzionale al loro grado di importanza. (...)
Dal corridoio, arrivò un rumore di passi affrettati, sicuramente umani, ed entrò la dottoressa Pearson. Senza nemmeno riprender fiato, la pediatra disse: - È qui, caposala, nell'ufficio del Segretario generale. lo stanno presentando ai capi-dipartimento, gli offrono il caffè
- Il caffè? - disse Gregory.
La dottoressa sorrise: - Mi rendo perfettamente conto che il caffè dell'ospedale è imbevibile, sia per gli esseri umani che per gli extra-terrestri. È stato un puro gesto di cortesia (...) Comunque sono corsa a dirvi che verrà sicuramente in questo reparto. Volevano escludere dalla visita certi reparti particolarmente sconvolgenti, ma ha insistito per vedere il vostro. Sarà qui fra una ventina di minuti. E ora devo tornare con gli altri.
- Un momento, - disse Gregory - che aspetto ha?
- Non saprei descriverlo con esattezza. Non è brutto, specialmente se vi piacciono i cavalli, e ha un sacco di mani e di braccia, mi pare 6, in compenso è privo di gambe. Parla perfettamente, ma a volte fa delle domande strane. - la dottoressa sorrise a Gregory. - Comunque lo vedrete fra poco.
Prima che Gregory potesse aprir bocca, da un lettino in fondo alla corsia si levò un trapestio furioso. Michael, uno dei casi di colonna vertebrale bifida, scoppiò a piangere e Mary, nel lettino accanto al suo, cominciò a emettere una successione di ululati striduli. Nel giro di pochi secondi l'intero reparto fu in subbuglio e i primi giocattoli cominciarono a piovere sul pavimento tirato a lucido.
Le cose, pensava Gregory contrariato, stanno rapidamente tornando alla normalità. (...)
Gregory percorse lentamente la corsia, raccattando un giocattolo o riassettando un lenzuolo, e intanto rispondeva ai sorrisi, ai borbottii indistinti o agli sguardi attoniti dei piccoli pazienti, sussurrando parole di incoraggiamento, cercando di creare un'atmosfera calma e distesa. (...)
Jenny pareva che non dovesse mai più smettere di strillare. Oltre ai difetti congeniti che non le avrebbero consentito di raggiungere la pubertà, Jenny era cieca e afflitta da guasti cerebrali. (...)
L'ospite, pensò Gregory dando un'occhiata all'orologio, è in arrivo e con 10 minuti d'anticipo. (...) L'extra-terrestre apparve a un tratto (...) La testa equina, completamente priva di orecchie, aveva in cima un sottile triangolo di pelo azzurro chiaro che partiva dai grandi occhi e si allargava a coprire la parte superiore del cranio, scendendo sul collo. La bocca dalle grosse labbra era una fessura verticale che non lasciava intravedere i denti. Tra gli occhi e la bocca si allineava una serie di orifizi e di protuberanze carnose, probabili sedi degli organi dell'udito e dell'olfatto, mentre il collo massiccio, di forma triangolare, si allargava verso il corpo tozzo a forma di cono. La creatura aveva tre paia di mani sottili, a quattro dita, sistemate sui due lati del corpo in file verticali, a tre a tre, ma le dita scomparivano tra l pieghe di un gran mantello nero e scintillante che pareva fatto con un frammento di cielo notturno. Le gambe dell'ospite erano nascoste dal mantello, lungo quasi fino a terra, però vedendolo muoversi si aveva l'impressione che la parte inferiore del corpo fosse serpenti-forme e fornita di uno o più cuscinetti.
- Gregory, il nostro infermiere capo - disse il professor Cunnigham (...)
- Se posso fare una proposta professore - disse il visitatore - temo che se mi accompagnano in troppi si scatenino in questi pazienti delle turbe emotive, per cui chiederei, se non avete niente in contrario, di avere con me soltanto la dottoressa e il capo infermiere Gregory. (...)
- In questo reparto sono ospitati i bambini afflitti da difetti congeniti - cominciò la Pearson con un certo impaccio. - Disponiamo di attrezzature molto avanzate e, ma forse la cosa non v'interessa, cioè, voglio dire che le nuove cure e le attrezzature neuro-chirurgiche sono d'avanguardia nel...
Il discorso si fermò a metà e la Pearson arrossì violentemente, mentre l'ospite volgeva lo sguardo su di lei. Sapendo di venir meno al protocollo medico, parlando quando non era il suo turno, Gregory decise di toglierla dall'imbarazzo.
- Questo è Thomas - disse, indicando il visetto sottile, dai grandi occhi spalancati, che li fissava dal lettino. - Non ha ancora due anni, ed è uno spastico, operato una decina di giorni fa. (...)
- Lo stato fisico è stato curato? - chiese l'ospite. (...)
La Pearson si schiarì la voce: - Beh, no, perché Thomas soffre di una quadriplegia spastica congenita, che provoca l'atrofia degli arti. (...)
- Se non vi spiace - disse l'ospite - vorrei vedere quel paziente laggiù, quello con il cranio anormalmente grosso.
Sceglie proprio i casi più difficili, pensò Gregory.
- Questo è Richard - disse la Pearson, senza esitare. - È affetto da idroencefalite congenita risalente al periodo fetale. È causata da un accumulo di liquido cerebro-spinale all'interno del cranio. Non si conoscono cure ed è possibile soltanto alleviarne le sofferenze. (...)
- Ecco Mary - disse la Pearson, piano. - Un caso di colonna vertebrale bifida. Ha tre anni. Sarà sottoposta a intervento, e la prognosi è..
- Grazie dottore - interruppe l'ospite, allontanandosi da lettino. Mary stava dormendo - un altro difetto congenito? - chiese piano.
- Sì signore - disse la Pearson sulla difensiva. - In casi come questi c'è ben poco da fare. (...)
John in fondo alla corsia si era alzato in piedi e scuoteva furiosamente le sbarre. L'ospite si diresse verso di lui.
- Sta buono John - disse la Pearson, avvicinandosi al paziente - Una sindrome di Down - disse, rivolgendosi al visitatore - Più comunemente nota come mongolismo. Si tratta di un difetto congenito dovuto a un disordine cromosomico che determina uno sviluppo anormale dei processi mentali. (...)
- Perché lo si è lasciato arrivare a questo punto? - la interruppe il visitatore.
La Pearson staccò con dolcezza la mano di John dalla tasca del camice, prima che riuscisse strapparla. - Non siamo in grado di curare questo stato, né in periodo pre né post natale. Ora che abbiamo ricevuto la visita di numerose razze extra-terrestri, tutte molto più avanzate di noi, speriamo di avere il loro appoggio per risolvere questo e altri problemi.
- Mi avete frainteso dottoressa - disse l'ospite - vi stavo chiedendo perché lasciate che i bambini come questi vengano al mondo.
La Pearson (...) disse - Non è una risposta facile. Noi possiamo avvertire i genitori e anche consigliarli ma sono loro che decidono il concepimento. E
quando questo succede, anche accidentalmente, sono ancora i genitori a stabilire se il feto, che noi sappiamo senza possibilità di dubbio essere anormale, debba vedere la luce. Si tratta di un problema complesso, che coinvolge l'etica e i diritti dei genitori alla nascita del figlio, e dopo lunghe discussioni non siamo ancora arrivati a una conclusione soddisfacente per tutti. Ma vogliate scusarmi, ci sono altri reparti da visitare (...)
- Caposala - disse l'extra-terrestre - Avete qualcosa da dire?
- Ecco io... - cominciò Gregory e, dopo essersi schiarito, la gola ri-attaccò: - È un problema impossibile da risolvere e non ci resta che curare i bambini come meglio sappiamo. La dottoressa Pearson ha proposto di ricorrere al vostro aiuto per curare casi come questi, in modo da evitare il conflitto etico che... È in grado la vostra gente di darci una mano?
Gregory non riusciva a interpretare l'espressione dell'altro (...)
- Non appartengo al popolo più evoluto della Galassia abitata - disse con voce quieta - (...) Noi siamo i Durreneglen e abbiamo soprattutto il compito di visitare, sorvegliare, dirigere e amministrare i popoli. (...) Con giusto orgoglio affermiamo di essere i secondi della Galassia, perché la prima popolazione ci è superiore nella stessa misura in cui noi siamo superiori agli altri abitanti stellari (...) C'è ben poco che noi non saremmo in grado di fare per voi o per un altro popolo, se fosse necessario farlo.
- Ma allora voi potete aiutare questi bambini - disse la Pearson.
- Probabilmente no - disse il visitatore con calma. Perché il problema è squisitamente vostro e sta a voi risolverlo. (...) Condivido i vostri sentimenti ma ripeto che questi bambini non sarebbero mai dovuti venire al mondo.
- Ma sono venuti al mondo - sbottò Gregory - Noi abbiamo il dovere di fare tutto il possibile per loro, compreso chiedere il vostro aiuto. John è...
- Basta caposala - lo interruppe la Pearson (...).
- Scusatemi se intervengo ancora - disse Gregory, più calmo - (...) John è un bambino affettuoso, bisogna dargli la possibilità di vivere pienamente la
sua vita.
- E di mettere al mondo - disse l'ospite - altri come lui, con le sue stesse menomazioni mentali. (...)
- Buttare un bambino come John nella spazzatura - scattò Gregory - non lo farei neanche se fosse un cane. (...)
- Vi sono nella Galassia popoli - disse l'ospite - che sembrano incapaci di realizzarsi pienamente e, sotto certi aspetti, mi ricordano i vostri
pazienti (...) Sto dicendo che bisogna tendere alla perfezione con sforzi costanti, tenaci, a volte dolorosi. La perfezione non ci viene offerta su
un piatto d'argento. (...)
- E in questa ricerca della perfezione - Gregory si sforzava di rimanere calmo - c'è posto per i sentimenti come la simpatia, la pietà...?
- Soltanto - rispose subito l'ospite - se questi sentimenti sono diretti in modo appropriato e usati in modo costruttivo. (...)
- Un momento, prego - disse Gregory con rabbia. Si chinò sul lettino di Jenny, sollevò quel corpicino incredibilmente leggero con le sue grosse mani e se lo appoggiò nell'ansa del gomito, tirando giù l'abitino per cercare di nascondere le gambe devastate. Poi le scostò dal viso i riccioli in disordine. La sollevò adagio con entrambe le braccia e la tese fino a pochi centimetri dalla faccia dell'ospite.
L'extra-terrestre si tirò indietro, ma solo di qualche centimetro.
- Questa paziente - disse Gregory col tono più professionale e distaccato possibile, - non ci vede e soffre di anormalità congenita che la porteranno a morte prima della pubertà. Queste menomazioni dunque non saranno trasmesse ad altri. Una specie tanto progredita come la vostra non ha qualcosa che riesca almeno ad allievare le loro condizioni? (...)
Jenny tese una mano e sfiorò la testa del visitatore. Subito la ritrasse, poi tornò a protenderla. L'extra-terrestre rimase immobile e non distolse lo sguardo dalla bambina.
- Mi spiace caposala - disse il visitatore - La mia razza non è in grado di curare questa bambina perché ha altri obiettivi cui rivolgere i propri talenti (...) Dovrete cercare da soli.
Senza più alcun timore, le mani di Jenny esploravano, centimetro per centimetro, lo strano profilo della testa del visitatore. L'extra-terrestre rimaneva immobile e si limitava a chiudere i grandi occhi, quando le dita in esplorazione li sfioravano.
- Non riesco a descrivere con esattezza - riprese l'ospite - ciò che provo, perché non mi sono mai trovato in una situazione come questa. La logica mi dice di non tenerne conto. So comunque che in questa confusione emotiva di cui soffro momentaneamente non c'è niente che vale.
Piano piano si districò dalle braccia di Jenny. La bambina cercò di stringerlo più forte. A un tratto premette la faccia sul fianco della bocca verticale dell'ospite e scoppiò in una risata gioiosa. Per un attimo, ogni cosa nel reparto sembrò fermarsi. (...)
- Questo non cambia niente - disse il visitatore, staccandosi dalla bambina.
(...) Gregory adagiò la bambina nel lettino. Stava ancora ridendo.
Da abile e solerte funzionario, il durrenegleniano si sentì in obbligo di aggiungere un commento personale alla conclusione del rapporto.
La popolazione della Terra, a mio parere, è arretrata, instabile, illogica e sotto diversi aspetti tarata - disse al suo "superiore"
(ndr: della razza Illoel). - Questi individui non sono in grado di badare a se stessi (...) Mi stupisco che intendiate mantenere la sorveglianza protettiva. Quella gente è in stato confusionale, scoordinata e altamente emotiva. Se mi è lecito dirlo, sono convinto che sprechiamo tempo e risorse. Sulla Terra non c'è niente che vale.
Con lo stile del superiore gerarchico che si rivolge a un funzionario anziano molto apprezzato e quasi amico, il cui comportamento gli ha dato una piccola delusione, lo Illoel rispose con una critica.
- Voi Durreneglen siete un popolo altamente intelligente, di grande cultura e capacità ma a volte anche voi rivelate i vostri limiti. Non vi è forse parso strano che inviassimo un amministratore del vostro grado in un giro di ispezione che era poco più d'un viaggio turistico? La visita alla Terra era appunto intesa a evidenziare questo vostro difetto. Avreste dovuto rendervi conto che, nonostante l'arretratezza della loro cultura attuale, esistono sulla Terra innumerevoli individui dotati di una qualità rarissima. Questa gente sa istintivamente che cosa è giusto e si ostina a fare ciò che ritiene giusto contro ogni logica e a prezzo di sforzi e fatiche immani, a volte senza alcuna ricompensa. La facoltà è ancora latente e gli uomini non sono ancora in grado di apprezzare questa unica loro qualità; ma anche così è abbastanza forte da tener testa all'opposizione e agli argomenti di un funzionario anziano durrenegleniano, che non è stato capace di individuare in quella loro insistenza nel prodigare fatiche e risorse, senza speranza e ricompensa, la dote
essenziale, di oggi e di domani, della loro gente. Hanno soltanto bisogno di tempo. Il controllo protettivo sarà mantenuto. Sulla Terra c'è qualcosa che vale".

Il racconto del quale avete letto ampi stralci è di un noto "sfi-man", James White, e s'intitola Somethin of Value (Qualcosa che vale), come un interessante film di Richard Brooks che negli anni '60 ebbe il coraggio di non demonizzare i mau-mau del Kenia. In italiano è stato pubblicato sul numero 1012 di Urania; per i pignoli si può aggiungere che un qualche errore di traduzione (o un taglio?) rende difficili un paio di passaggi anche se l'insieme risulta chiarissimo. Per i bibliofili incalliti si può invece aggiungere che era in coda al romanzo Quando scoppiò la pace di Vernor Vinge.
Se vi sfuggisse la ragione per cui vi abbiamo consigliato di inviarlo ai responsabili della nostra sanità... beh, pensate ai tagli della spesa pubblica e magari ai soldi che si spendono per le armi. Vogliamo parlarne o abbiamo bisogno che davvero qualche extra-terrestre ci spieghi che sulla Terra c'è qualcosa che vale?