Pubblicità regresso

01/01/1997

Questo è il testo della denuncia al Garante dell'Editoria, all'autorità Antitrust, all'Ordine dei giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa presentato nel corso del seminario organizzato dal CNCA, "Periferie umane", sul tema dell'informazione e il disagio. A seguito di questa denuncia Lorenzo Del Boca, presidente del FNSI, ha avviato una commissione d'inchiesta.

"E' invalso l'uso di utilizzare i mezzi di comunicazione, sia radio-televisivi che stampati, in modo improprio per pubblicità occulta o semplicemente per pubblicità gratuita o semigratuita. Il riferimento è per 4 serie di episodi.

1. Costantemente e in modo sfacciato tv e giornali realizzano ampi servizi su sfilate di moda di griffe dai nomi celebri. Tali servizi non hanno nulla che si riferisca alla cronaca o alla descrizione di costume. Sono semplicemente pubblicità gratuita (o a basso costo, o semplicemente non fatturata) senza che sia dichiarata tale.

2. Tv e giornali, oltre alla regolare pubblicità dichiarata come tale, pubblicano inserti o rubriche "Motori" che non sono altro che depliant, completi di caratteristiche, foto e prezzi di nuovi modelli di auto. Anche in questo caso si presume esista un intreccio tra pubblicità a pagamento, gratuita e/o semigratuita..

3. Inoltre è evidente la pubblicità per dischi, film, libri,prodotti di consumo in genere, la cui presentazione èfatta in ambiti di informazione senza alcun filtro e alcun contesto.

4. Da ultimo assistiamo a costanti passerelle (in genere nei radio-telegiornali di massimo ascolto) di politici che, nel breve tempo di una battuta e per le più svariate occasioni, esprimono opinioni o presunte tali. A ben leggere queste apparizioni servono soltanto ad attivare l'immagine del personaggio o del partito a costo zero, con un dosaggio attento ed oculato - e apparentemente imposto dall'alto - dei tempi e modi di presenza nei mezzi di comunicazione sociale.Gli episodi appena descritti sono gravi, rispettivamente:
a) perché lesivi di diritti di altre parti, escluse da trattamenti di favore, attivando una vera e propria concorrenza sleale;
b) perché ingenerano nell'informazione connivenze di tipo economico non sempre trasparenti;
c) perché alimentano scenari suggestivi di consumi e di opinione dettate da interessi economici precisi, ma - cosa grave - presentati e descritti come tendenze di comportamenti sociali;
d) perché mortificano il diritto a essere informati su ciò che realmente accade nella vita politica italiana, a scapito di inutili rassegne di "battute" più o meno suggestive, spesso a vuoto, prive di contenuti e incomprensibili. Che tutto questo sia esatto dai partiti e - cosa ancor più grave - dal Parlamento non ne lenisce la gravità.E' sconcertante come tali atteggiamenti da parte degli operatori economici e degli operatori della comunicazione siano talmente invadenti da non costituire più "problema".

Quanto sopra descritto perché le autorità preposte, nei termini delle loro competenze, intervengano ad approfondire i termini di comportamenti che, a nostro parere, possono essere descritti come "osceni", nel senso letterale del termine".

Pubblicato su HP:
1997/55
Parole chiave:
Comunicazione