Professione educatore

01/01/1999 - Roberto Ghezzo

Educatori si nasce o si diventa? Difficile rispondere, quasi quanto è stata ed è difficile la strada per la definizione della figura professionale dell’educatore. Cerchiamo di fare il punto sul decreto 520/98, che per adesso è l’ultima parola del Ministero della Sanità su questo argomento, intervistando Francesco Crisafulli, presidente dell’Anep (Associazione Nazionale Educatori Professionali).

Cosa ne pensa ANEP del Decreto 520/98?

Per esprimere un parere sul Decreto, occorre brevemente ricordare alcuni passaggi determinanti che hanno segnato la storia degli educatori professionali nel nostro Paese. Nel settembre del 1990 una sentenza del Consiglio di Stato annullava il cosiddetto Decreto Degan (D.M. 10 feb. 1984) che, pur nei suoi limiti, dava agli Educatori Professionali un profilo valido nella nazione. Come è noto il Decreto legislativo 502/92 prevedeva una riforma delle professioni sanitarie ognuna delle quali doveva essere riconosciuta attraverso un Regolamento ministeriale che, oltre a definirne un profilo professionale, ne stabiliva anche il percorso formativo. Dopo una complicata trattativa, nella quale anche la nostra associazione aveva partecipato con spirito di collaborazione ma con forti perplessità rispetto alle richieste del Ministero, veniva fuori una figura professionale "ibrida" che metteva insieme (non per nostro volere) i Tecnici della Riabilitazione psichiatrica e psicosociale e gli Educatori Professionali: il famoso "Tecnico dell'educazione e della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale" (Regolamento Ministero della Sanità 7 gennaio 1997). Il Ministero dell'Università, mostrando una sorprendente attività decretativa, come suo dovere, pubblicava il Decreto 10 settembre 1997 che istituiva il Diploma Universitario per il Tecnico dell'educazione e della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale. Mentre l'associazione si preparava ad esprimere il suo dissenso su tale figura, il ministro Bindi, intervenendo al Convegno internazionale dell'Associazione internazionale degli educatori, l’AIEJI, (svoltosi a Brescia nel giugno '97) si impegnava a riprendere in esame il nostro profilo professionale ed a collocare su un "binario morto" il profilo di tecnico dell'educazione e della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale. Si faccia attenzione alle date perché devono passare due anni prima della pubblicazione del nostro Decreto.
Passiamo ora al parere sul Decreto. Il 520 è un buon Decreto, almeno per la sua parte nella quale definisce il profilo professionale e l'abilitazione all'esercizio della professione; lo è un po' meno dove prevede la formazione presso la facoltà di medicina e chirurgia in collegamento con le facoltà di psicologia, sociologia e scienze dell'educazione; d'altra parte la scelta, per il Ministero, è stata obbligata in quanto si parla comunque di una professione che opera nel campo sanitario. In ogni caso quello che anche a nostro parere rappresenta il limite del Decreto sarà, speriamo presto, superato dalla riforma dell'Università che prevede l'autonomia didattica degli Atenei ed introduce il sistema degli obiettivi formativi e dei contenuti minimi qualificanti. Non ci saranno più le facoltà di riferimento ma una serie di crediti da acquisire in un percorso formativo definito.

A che punto siamo con l’istituzione dell’Albo degli Educatori Professionali?

Gli educatori professionali hanno due proposte di Legge depositate in Parlamento (Progetto di legge - n. 1504 - e n. 771) ma nell'ultimo periodo c'è stato un interessante intervento dell'autorità antitrust che, insieme al parere del Governo, hanno fermato l'iter dell'istituzione di nuovi Albi. L'antitrust dice, in sostanza, che coloro i quali hanno conseguito un titolo abilitante dopo aver superato un esame di Stato, dovrebbero essere liberi di fregiarsi di tale titolo indipendentemente dall'iscrizione all'Albo; idealmente si potrebbe pensare di poter fare a meno dell'Albo ma praticamente è molto difficile, come categoria, tutelarsi se non esiste una legge nazionale che riconosca la professione e che definisca dei rappresentanti per le trattative con lo Stato, le organizzazioni sindacali, il privato sociale. E' di questi giorni la notizia, ma purtroppo non posso confermarla, che dal Governo sia arrivato il via libera per riaprire la questione Albi: lavoreremo affinché venga riaperto anche il nostro capitolo.

Chi gestirà la formazione degli educatori professionali?

Mi sembra che il dubbio degli anni scorsi su chi deve e dovrà fare la formazione degli EP, l'Università o le Regioni e gli Enti Locali, sia superato dagli eventi. Il Decreto 520/98 prevede la formazione presso l'Università; il Ministero della Solidarietà sociale è disponibile a emanare un Decreto sul profilo professionale simile a quello della Sanità e quindi con lo stesso iter formativo; la Legge 42/99 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie) ha già stabilito le equipollenze dei titoli conseguiti presso scuole non universitarie (1) - (2) con il DU; il Decreto Legislativo di razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale nell'istituire l'Area delle prestazioni Socio-Sanitarie prevede personale formato all'Università con Diploma Universitario.
Rispetto alla questione riqualificazione in servizio il Ministero della Sanità sta definendo, per il suo personale, i criteri attraverso i quali titoli anomali o lunghe esperienze lavorative verranno rese equivalenti al DU (2) anche attraverso corsi di riqualificazione. Il Ministero ha assicurato che ci mostrerà detta tabella ed in quella sede faremo presente che tali corsi, pur con l'attenzione alle diverse situazioni lavorative e territoriali, dovranno essere sia qualitativamente che quantitativamente svolti con il riferimento e nel rispetto della formazione di base e dei suoi piani didattici.

Non pensi che ci sia una contraddizione tra quello che realmente è e fa un educatore professionale e il fatto che a definire la sua figura sia il Ministero della Sanità?

Potremmo parlare di contraddizioni se le tappe della definizione della figura professionale le avessimo stabilite noi; viceversa l'associazione si è vista costretta a salire sul treno della definizione in ambito sanitario per due ragioni importanti: la prima è che una parte degli educatori professionali nel nostro paese lavora presso le Aziende di Unità Sanitaria Locale; la seconda è, per le precisazioni riportate all'inizio, che se avessimo indugiato oltre, lo spazio della nostra azione professionale sarebbe stato occupato da altre figure professionali.

All’uscita del decreto c’è stato dissenso da parte di altre categorie quali gli Assistenti Sociali. Cosa ne pensi?

Rispetto alla polemica con gli Assistenti Sociali il loro Ordine, nella persona di Erma Zucco, mi ha comunicato personalmente che intendevano presentare un ricorso (e credo che non l'abbiano presentato) non contro gli educatori professionali ma contro il Ministero della Sanità che, a loro giudizio, con il Decreto 520/98 ha sconfinato dal suo campo di competenza. La nostra disponibilità nei confronti dell'Ordine, del Sindacato e della Associazione degli Assistenti Sociali è in ogni occasione rinnovata e quando ci saranno argomenti per lavorare insieme non ci tireremo indietro.

Regolamentare e aumentare la formazione sono sicuramente garanzie, non solo per gli educatori ma anche per gli utenti, perché i possibili rischi di una professione come questa sono molti. Tempo fa, ad esempio, l’opinione pubblica è stata scossa dal caso Artico, l’educatore accusato di pedofilia, cui Santoro ha dedicato addirittura una puntata di Moby Dick.

Il lavoro di educatore è poco seguito dai mezzi di comunicazione di massa. Si è parlato di educatori professionali in qualche programma pomeridiano, in qualche gioco a quiz dove la concorrente dichiara di essere una EP, nella cronaca rosa perché tizia che fa' l'educatrice è stata insieme a quel famoso presentatore e per finire nel putiferio suscitato dal caso "Artico". Rispetto a quest'ultimo ho avuto le informazioni dalla stampa e sono stato alla trasmissione "Moby Dick" dove si affrontava la questione; l'idea che mi sono fatto è questa: non so se Lorenzo Artico abbia commesso i reati attribuitigli da coloro che l'hanno denunciato, ma quello di cui sono sicuro è che in quel periodo la stampa andava a caccia di pedofili e di notizie shock. Non voglio cadere nel luogo comune e dire che i mass media siano il "lupo cattivo" ma ho sofferto molto per la morbosità con la quale alcuni giornalisti inveivano contro una persona colpevole di aver portato avanti un lavoro educativo da solo (a tal proposito, mi sono chiesto come mai nell'inchiesta non si riusciva a capire quale ruolo abbia avuto il responsabile di Lorenzo Artico e la struttura per la quale lavorava). Lorenzo Artico non è un educatore professionale così come credo non lo sia quel capo scout delle cronache di quest'estate colpevole di non aver vigilato a sufficienza i ragazzi a lui affidati, ma pensando al lavoro che tutti i giorni svolgiamo nelle nostre strutture, alle responsabilità che abbiamo e ai rischi che corriamo, voglio mandare loro un piccolo segno della mia solidarietà.

(1) Il Decreto 502/92 definiva la sospensione dei corsi non universitari e permetteva agli studenti in corso la fine degli studi; la 42/99 rende equipollenti ai DU tutti i titoli conseguiti praticamente entro il '95

(2) l'equipollenza o l'equivalenza sarà solo per l'esercizio della professione e la partecipazione ai concorsi pubblici e non per il proseguimento negli studi universitari

Per maggiori informazioni:
ANEP Associazione Nazionale Educatori Professionali
Via S. Isaia, 90 - 40100 Bologna - Fax 051/52.12.68
Sito internet: www.mclink.it/assoc/anep


Pubblicato su HP:
1999/71