In prima persona

01/01/1996 - Giovanna Di Pasquale

Dagli inizi degli anni ottanta sono arrivati in modo sistematico sulla scenaeditoriale libri scritti da persone handicappate e da loro famigliari. Segnaleimportante, seppur poco conosciuto e decifrato, provocato e valorizzato daiprocessi di inserimento e di integrazione sociale. Questi, aiutati da un fortestimolo legislativo, ed in primo luogo dalle norme che hanno determinatol'ingresso nella scuola dei bambini handicappati, hanno favorito una piùradicale presa di coscienza dei diritti di cittadinanza delle personehandicappate stesse, che ha attraversato sia gli anni settanta, segnati da unacultura a forte connotazione sociale che i successivi, quegli"indimenticabili anni ottanta", che hanno visto prevalere unadimensione fortemente personalistica e privatistica.
Le persone handicappate hanno continuato a scrivere; quei libri si sonoallontanati dal ruolo di primizia storica e costituiscono oggi un preziosocontributo per ragionare sugli snodi fondamentali di una vita collocata tra ildeficit e l'handicap.
In questo senso i libri prodotti sono frutto di un'ottica precisa e diretta,dichiarata e non anonima ed in questo senso va l'invito a intraprendere unpossibile percorso di studio e conoscenza della realtà che queste personehandicappate vivono, rifacendosi non solo a trattazioni concettuali ma attigendoalla rivisitazione consapevole della quotidiana convivenza con l'handicap, chein quanto consapevole assume lo status di un sapere parimenti degno, cheaffianca e integra quelli già maggiormente riconosciuti.
Invito raccolto da Gilberto Mussoni nel suo testo "In prima persona.L'handicap: storie di vita, esperienze, testimonianze" dic. 1995, RiminiEdizioni THEUT. Testo che è insieme tragitto personale per "trovaremodalità per mettermi nei panni di coloro che hanno vissuto determinateesperienze per avvicinarmi il più possibile al loro punto di vista, cercando didestrutturare un poco anche certi miei schemi interpretativi precedentementeacquisiti" e strumento di studio e ricerca, che assume la forma di unasorta di bibliografia ragionata su scritti - storie di vita, esperienze,testimonianze - di persone handicappate o di loro famigliari.
Mussoni, avvalendosi di un'organizzazione agile e di una presentazione dei libriattraverso schede, propone un percorso di ascolto delle esperienze che vuoleevitare il rischio dell'interpretazione e della valutazione, per fornire spuntidi concreto lavoro che partono da un libro per aprirsi a molte possibilità diapprofondimento.
Approfondimento che si rintraccia proprio nell'uso dello strumento scrittura.Questa assume, con accenti più o meno espliciti, una valenza originale: lascrittura è uno strumento riparatore che non allinea né ordina ma, simile adun sottilissimo ago da ricamo, intreccia i fili della memoria e rompe il calcodell'handicap per restituire significato all'originalità individuale.
Questi testi focalizzano persone handicappate che parlano come identità. Sononarrazioni di vita e per questo percorse da tensioni globali: toccano latotalità dei fatti accaduti, delle emozioni provate, delle idee nate e deicorpi sconosciuti, delle scelte, delle imposizioni, dei desideri.
La totalità non rinnega la specificità, i tratti distintivi di ogni storia: èvero, sono libri che parlano anche a nome di altri, di chi non ha voluto opotuto dire in modo pubblico, ma conservano intatto un forte segno personale,una volontà esplicita di esprimere se stessi, di affermare in prima persona"io sono". Come afferma Andrea Canevaro nella prefazione al libro"vivere la propria esperienza e raccontarla, significa in qualche modocondividerla, oltre che valorizzarla. Vuol dire che vi sarà chi ascolta olegge. In particolare la scrittura di un libro può voler dire che si ha fiduciain chi legge... Scrivere è poter dare un senso. E non farlo in maniera chiusain sé, né con la presunzione che sia l'unico senso possibile. Perché chiscrive sa, in qualche modo, che ogni lettore, ogni lettrice, troverà un propriosenso nella lettura. Forse ci saranno forti punti condivisi, e forse no. Nonsappiamo proprio dire cosa sia meglio".
Il percorso bibliografico messo a punto da Gilberto Mussoni ci aiuta adaccettare l'intreccio fra esperienze diverse, ad esserne incuriositi, a volerproseguire nella strada della lettura, dell'ascolto delle voci delle personehandicappate e dei loro genitori; voci che rendono più "relative" laconoscenza che ci proviene dalle fonti scientifiche. Relative e per questo piùutili per comprendere come il deficit si incrocia con la storia al singolare diuna particolare persona e come, in questo senso, la rende peculiare.

Parole chiave:
Letteratura