01/01/2000 - Annalisa Brunelli, Giovanna Di Pasquale

La diversità nei libri per ragazzi

Rodman Philbrick - Basta guardare il cielo - I delfini Bompiani - 1999

Lasciamo parlare di questo bellissimo libro Antonio Faeti, nell'introduzioneche apre il volume:
"Sì, lo diciamo continuamente che i diversi vanno accettati, fatti viverenel mondo così stranamente definito "dei normali". Sì, parliamosempre di solidarietà, di bontà, di sentimenti profondi, di valori, diumanità, di dignità. Sì, facciamo programmi, convegni, spot televisivi,interviste ad esperti, servizi giornalistici, copertine, manifesti, raccolte difirme. Poi, però, c'è sempre una barriera, noi di qua, loro di là. Libri comequesto che state per leggere ce ne sono davvero pochi. Qui non si resta comodi,al calduccio, tra gente pulita che odora di buono. Si scende in cantina, siraggiungono stagni puzzolenti, fogne, stamberghe. Si vede bene in faccia laviolenza, si scorge chi sta dall'altra parte, si frequentano cattive compagnie.E allora si impara davvero. E' l'amicizia tra ragazzi, la prima scoperta, ilprimo tema, il contenuto più autentico, la trama che tutto unifica. Unargomento, anche questo, quasi impossibile da trattare. C'è il rischio dipasticciare, di riempire pagine e pagine di sentimenti a buon mercato, disdolcinature a prezzi da realizzo. Qui, i due amici sembrano davvero quello cheridendo proclamano di essere: due cavalieri antichi, due guerrieri, ammiratoridi Re Artù nell'età dei computer. Hanno stabilito, fra loro, un rapporto cosìstretto, anche in senso fisico, da creare una terza persona che li comprendetutti e due e a cui hanno dato un nome cumulativo.
Dopo l'amicizia, è l'handicap che ci viene incontro e ci viene mostrato secondouna regola validissima, qui mai abbandonata: è severamente vietato ilpiagnisteo. Non ci sono pietismo, non ci sono consolazioni, niente carezze,niente languori. Non va bene neppure il bel sorriso educato: qui trionfa losghignazzo da brutte strade di periferia, qui si ritrova un tono che rimanda aivecchi libri di pirati, di briganti, di grassatori. Vengono in mente anche ipicari, ovvero gli avventurieri spagnoli del Seicento che se ne andavano dicittà in città a cercar fortuna. E questo è un libro così intenso, bello,colorito e beffardo, da poter essere definito proprio picaresco.
Si rammenta anche Mark Twain, con i suoi Tom e Huck, anche loro affezionatifrequentatori di bassifondi, case abbandonate, grotte, cimiteri. Un libro comequesto merita di essere collocato nello scaffale che contiene i libri di Twain.
Essere amici significa, soprattutto, trovarsi. E' il vero incontro quello chedecide tutto. E due handicap uniti producono una forza irresistibile,dall'amicizia nasce un progetto, si rinnova la vita, cambia tutto. Gli adulti,qui, non sono modelli, non possono indirizzare o dirigere: i due ragazzi devonoinventarsi tutto, la vita, il mondo, le regole, il comportamento, i giorni, ilcalendario. Oggi si ha quasi timore a parlare dell'amicizia, perché quella chemeglio si conosce è quella superficiale, frettolosa, spesso falsa, nata incerte occasioni in cui si sta insieme nel gruppo. Qui c'è l'amicizia priva dismancerie e di svenevolezze che però è tenace come il cemento, qui c'è unpatto reso sempre più solido dalle disavventure e dalle avversità. A guardarbene, il mondo imbroglionesco, pasticciato, degradato, in cui si muovono i dueragazzi è assolutamente il nostro mondo di oggi. Sappiamo di stare assistendo,quasi ogni giorno, a cambiamenti mirabili, che richiedono capacità didecifrazione e di adattamento. Nel libro, che per l'appunto si leggevoracemente, tutto questo sconquasso è tenuto d'occhio, è guardato bene,spesso si giunge anche a qualche spiegazione. Una, per esempio, è tale che gliadulti (anche per loro è adatto questo libro) fanno fatica ad accettarla.Spesso, nei cambiamenti vorticosi, nel succedersi frenetico di fasi storiche,nel crollo degli imperi, accade che la saggezza, tradizionalmente assegnata aglianziani, sia invece in possesso dei ragazzi. Osservando il comportamento dei dueprotagonisti si comprendono le ragioni di questo spostamento. Come in tutti igrandi libri del riso, anche qui si ritrova una vena, sottile e preziosa, dimalinconia. E' fatta di quel misterioso umore presente nella comicità piùgeniale: in Charlot, in Totò, in Stanlio e Ollio inevitabilmente si ritrovanomomenti in cui, oltre allo spasso irresistibile c'è una breve pausa ditristezza. E la si sente affiorare anche qui, delicata, lieve, però, ancheintensa. Solenni come i cavalieri dell'amato Re Artù, sprezzanti come i picari,incontenibili come i pirati, i due ragazzi sanno suscitare anche qualchelacrima, inevitabile e sincera.
Noi, per questo, li amiamo anche di più".

Ed è vero, non possiamo non amare Max che dice Non ho mai avuto un cervellofinchè non è arrivato Freak e ha lasciato che prendessi in prestito un po' delsuo per un po', e questa è la verità, la pura verità. (...) per un sacco ditempo è stato lui a occuparsi delle parole. Solo che io avevo un mio modo didire le cose coi pugni e con i piedi anche prima che diventassimo Freak theMighty, pronti a fare a pezzi draghi e sciocchi, camminando in alto sul mondo
.
E non possiamo non amare Freak che all'asilo non sembrava tanto diverso, eravamotutti quanti sul piccolo, no? (...) Aveva l'aria come fiera, me lo ricordo così(...) dio quelle stampelle se erano forti. Ne volevo un paio anch'io. E quandoil piccolo Freak un giorno è arrivato con quei ferri luccicanti fissati allegambette storte, coi tubi di metallo che andavano su fino ai fianchi, bè,quelli erano anche più forti delle stampelle.
E non possiamo fare a meno di amare Freak the Mighty che nasce perchè Freak nonha portato le stampelle stasera, solo i ferri alla gamba, e ride così forte checade. Non che cada da molto in alto. Comunque, io lo tiro su e resto stupito asentire com'è leggero.(...) così mi chino senza pensare e tiro su Freak e melo metto sulle spalle. Freak si tiene sempre stretto alle mie spalle e quandogli chiedono il suo nome dice "Noi siamo Freak the Mighty, ecco chi siamo.Siamo alti nove piedi, nel caso non l'abbiate notato". Ed è così che ècominciata, davvero, come siamo diventati Freak the Mighty, pronti a far stragedi draghi e di sciocchi, camminando alto sul mondo.

Ci fermiamo qui anche se ci piacerebbe farvi notare tante altre cose diquesto libro triste e bellissimo e pieno di speranza. Leggetelo presto.

Jane Slepian - Le rose del Bronx - Gaia Junior Mondadori - 1996

Decisamente ben scritto questo bel libro tanto che viene naturaleimmedesimarsi nelle ragazzine di cui si narra. Magistralmente descritti isentimenti, i desideri, le reazioni dell'undicenne Skip e il fascino che su dilei esercita una coetanea, trasgressiva e trascinatrice, a capo di una piccolabanda che pur di farsi accettare da lei è disposta a fare scherzi di cattivogusto e ad infierire crudelmente su chi è solo.
Skip ha una sorella di quindici anni, Angela, dalla mente semplice come quelladi una bambina piccola, ragione del trasferimento della famiglia nel nuovoquartiere dove frequenterà una scuola speciale.
Mentre spesso il tema della diversità emerge dalle pagine dei libri per ragazzisolo con un invito, più o meno esplicito, all'accettazione, in questo libro siaffrontano temi più scottanti e forse meno appariscenti ma non per questo menoveri e concreti: le ansie e le aspettative dei genitori, la necessità-dovere diaccudire una sorella diversa, le divisioni che tale diversità può portare infamiglia.
E' davvero molto reale questa madre apprensiva che si sostituisce alla figlia,non lasciandole autonomia, che la ritiene migliore degli altri("...frequenterà quella scuola e gliela farà vedere, a tutti (...),chissà che un giorno o l'altro non possa insegnarci in quella scuola") eche a lei ha dedicato la vita ("...non dimenticare che Angela ha una madree una sorella. Non ha bisogno di lavorare. Ci penseremo noi, a lei.").
Reale questo padre stanco, concreto ("la responsabilità di Angela ènostra, non sua. Skip ha la sua vita da vivere") e che riversa sulla figliaminore le aspettative e l'amore frustrato dalla diversità dell'altra figlia edalla "lontananza" della moglie, ma che per tutte lavora fino allosfinimento.
Reale Skip nel suo desiderio di libertà, nella sua ansia di non doversioccupare della sorella ("...era cosciente solo del fatto che la causa ditutti i suoi problemi era Angela. Quando sua madre la sgridava, era per via diAngela. Quando i suoi genitori litigavano, era per lei. Faceva impazzire tutti.Skip non poteva fare questo, Skip non poteva fare quello. Non poteva neppurerespirare per via di sua sorella.").
La storia si dipana senza cedimenti mettendo sempre più in evidenza lanecessità (e la difficoltà) di una scelta da parte di Skip. Da un latol'amica, la libertà, l'assenza di obblighi, l'affetto incondizionato dellecoetanee. Dall'altro la famiglia, la sorella, il padre adorato. In un crescendodi tensione, il libro si avvia alla conclusione semplice, forse un poco scontatama senz'altro positiva, il cui messaggio non può non essere inteso e capitofino in fondo dalle adolescenti cui il libro è rivolto.

Nicholas Wilde - Ombre - Superjunior Horror Mondadori - 1993

Scritto da un maestro della ghost story, il libro è in realtà il raccontodi una settimana di vacanza sulle coste del Norfolk e di una straordinariaamicizia fra due dodicenni, Matthew, cieco, che ha vissuto sempre nei quartieripoveri di Londra, e Roly che lo guida, facendogli da "occhi"all'esplorazione della zona e dei sentieri che portano al mare.
Il libro è un invito a superare le barriere che un deficit sensoriale, come lamancanza della vista, può innalzare fra le persone, senza cadere però neldidascalico e nel pietismo.
Sono le sensazioni che prova Matt nei suoi rapporti con gli altri, la suaricerca di autonomia e di libertà, la sua capacità di servirsi degli altrisensi per muoversi e vivere la sua vita, che indicano la strada da seguire.Naturalmente, insieme alla descrizione della capacità immediata di Roly dirapportarsi con lui con immediatezza e semplicità.
Ha poca importanza, alla fine, che Roly sia un fantasma e Matt la reincarnazionedi un suo amico, anzi la collocazione del libro nella collana horror forsedissuade dalla lettura chi non ma il genere.

Niklas Radstrom - Robert e l'uomo invisibile - Piemme, serie arancio -1996

Il mondo improvvisamente diventa tutto buio per Robert, un bambino di seianni che si ritrova a fare i conti con "l'impossibilità di accendere laluce". Il libro racconta con grande partecipazione, freschezza ed ironia leesperienze e le sensazioni di Robert, le reazioni della sua famiglia e deglialtri (amici, maestra...).
L'incontro con l'uomo invisibile che "solo chi non vede può vedere"è una soluzione brillante per fare riacquistare al bambino la fiducia in sestesso e la convinzione di poter fare qualsiasi cosa solo che lo voglia.
Il racconto si snoda con leggerezza tra il ritorno a scuola, la conoscenza diun'altra bimba cieca, la cattura di due ladri fino la finale un po' retorico.Robert, così come inspiegabilmente aveva perso la vista, altrettantomisteriosamente la riacquista, riuscendo però a conservare la sensibilità e lacapacità di attenzione nei confronti degli altri che il periodo di cecità gliaveva fato acquisire.
Fortissima la tensione iniziale che si snoda per una cinquantina di pagine finoall'arrivo dell'uomo invisibile, che non è solo un espediente per ridarefiducia a Robert ma che rappresenta in qualche modo tutte le persone condeficit, "invisibili" al mondo dei normodotati e ce lo dichiara conlapidarie osservazioni:

"Solo perché non ci si vede non vuol dire che si sia invisibili. (...)E' brutto non vederci ma ancora più brutto è quando nessuno ti vede. E' lacosa più brutta che ci sia. Quando nessuno ti vede, sei solo al mondo,completamente solo, e questo fa soffrire molto".

Aquilino - Il fantasma dell'isola di casa - Piemme, serie rossa - 1994
Peter Hartling - Che fine ha fatto Grigo? - Piemme, serie arancio - 1995

Due libri sulla diversità, sul deficit nascosto e non meglio dichiarato diun ritardo, di difficoltà di rapporti.
"Simili" ad una prima occhiata anche i protagonisti di circa diecianni, maschi, soli, l'uno in una casa bellissima dove i genitori passano velocie se ne vanno presi dai loro problemi, solo anche l'altro, abbandonato in unistituto, con affidi falliti alle spalle e una mamma troppo truccata che compareogni tanto per una brevissima visita.
Ma quanto diverse le storie!
Romolo (il fantasma) attraversa tutto il libro in un triste monologo in cui nonc'è spazio per la speranza, in cui non trovano posto amici (se non immaginari)e affetti significativi mentre sullo sfondo si muovono adulti inquietanti,concentrati su se stessi e privi di qualunque sfaccettatura positiva.All'inseguimento di soldi e di una posizione i genitori (il papà saràarrestato verso la fine per tangenti); collerico e preso dal culto del"fisico in forma" nonno Giobbe che morirà solo nel suo letto e verràtrovato proprio da Romolo alla ricerca di una voce amica; superficialeappassionata di telenovelas la governante; piena di invidia per la sorella lazia Claretta che fa la maestra. Esemplare (in negativo!) è proprio il capitoloin cui la zia detta a Romolo l'inizio della Divina Commedia e gli corregge iltesto: "Non riesce a capire che io non capisco, io scrivo bene solo sullatastiera. Non faccio errori (altrimenti il computer non accetterebbe gli input)e potrei comporre endecasillabi in rima alternata, se solo miinteressasse".
Inquietante anche la fine: quando Romolo scopre che sarà messo in istituto sichiude in camera sua e inizia a parlare con animaletti (veri? Immaginari?) chegli fanno compagnia. Sarà su sollecitazione di una farfalla che Romolodeciderà di volare via attraverso la finestra aperta (davvero? o nella suaimmaginazione?) e su questa immagine che velatamente suggerisce un agghiacciantesuicidio si chiude il libro.
Grigo invece non lo vuole nessuno e così sta in un istituto dove ci sono altribambini abbandonati, alcuni "buoni", altri no, ci sono gli adulti (leeducatrici, la direttrice, i custodi, le psicologhe, il dottore), alcuni"buoni", altri no.
Su questo sfondo che permette ai bambini di non perdere di vista la realtà (cheè fatta proprio di buoni e di cattivi) si dipanano le avventure di questobambino difficile.
Il linguaggio è chiaro e poetico, il libro, pur nella tragicità della vicendache narra, lascia spazio a sentimenti positivi anzi sottolinea con forza lanecessità dell'amicizia e dell'amore trasmettendo ai piccoli lettori unmessaggio ben chiaro: bisogna saper guardare e bisogna saper ascoltare.

"Tu non impari mai niente - dicevano i suoi genitori adottivi. (...) Lagente diceva che lui era stupido, che non imparava niente ma aveva torto. Grigoimparava un sacco di cose. Imparava a vivere negli istituti, che non è una cosafacile. Imparava a memoria i test che i medici e le psicologhe facevano con lui.Imparava ad evitare le persone che non gli volevano bene. Imparava a difendersidai bambini che lo picchiavano. Imparava ad avere mal di testa e a giocare lostesso. Imparava molte cose. (...) Grigo imparava insomma soltanto ciò di cuiaveva bisogno per cavarsela abbastanza, cioè per vivere in istituti e clinichesenza farsi insultare o picchiare troppo spesso".

Anche in questo racconto non tutti gli adulti fanno una bella figura ma,ancora una volta, non sono tutti cattivi! E anche questi ultimi sonotratteggiati con ironia e leggerezza. Così per esempio le psicologhe che,numerose volte, sottopongono Grigo a test ma..."piano piano Grigo ebbecosì tanto allenamento a fare quei giochi da sapere esattamente quello chepiaceva alle psicologhe (che) non si accorgevano affatto che Grigo non giocavacome avrebbe dovuto ma come volevano loro".
Anche questo libro non è a lieto fine. Dopo l'ennesima fuga, Grigo verràtrasferito in una clinica e di lui si perdono le tracce.
Ma...c'è un poscritto per i bambini che andrebbe probabilmente letto e rilettoda tutti quegli adulti che hanno a che fare, poco o tanto, con l'educazione e lacura dei bambini speciali. E tutti i bambini sono speciali.

- E' veramente esistito Grigo? - chiedono tutti i bambini a cui io raccontola storia di Grigo.
- Sì, Grigo è veramente esistito. Ma questo non ha tanta importanza.L'importante è che voi veniate a sapere che esistono bambini malati come lui,che vivono come lui, negli ospedali e negli istituti.
- Grigo era proprio malato? Che malattia aveva?
- Probabilmente aveva due tipi di malattie: una che i medici sapevanoindividuare - il mal di testa, i crampi, i dolori allo stomaco. Queste sono lecaratteristiche di una vera malattia. Avrà anche un nome difficile. L'altramalattia i medici non la possono curare: Grigo era malato perché nessuno sioccupava di lui, perché viveva quasi esclusivamente in ospedali e istituti,perché nessuno giocava con lui e nessuno aveva fiducia in lui. Questa, secondome, è la malattia peggiore. E' inguaribile se non viene un aiuto da tutti, senon esistono delle persone che vogliono bene a bambini come Grigo.
- Però la signorina Bianchi voleva bene a Grigo!
- Forse non basta. Ci devono essere tante persone, e lui deve poter vivere inmezzo a loro, poter vivere normalmente, e solo allora imparerà com'è la vita.
- Dei bambini così possono guarire?
- Non accade spesso. Noi tutti abbiamo troppo poco tempo per occuparci di loro.Per questo restano malati.
- Allora questi istituti devono diventare più belli.
- Costa un sacco di soldi. E con questi soldi la gente preferisce costruirestrade, automobili, aerei, case e preoccuparsi della propria comodità.
- Ma forse questi istituti non servono a niente.
- Chi è malato deve essere curato. Ha bisogno di aiuto.
- Però non esistono solo questi istituti per aiutarli.
- No. Si potrebbe aiutarli in modo diverso. Ma sarebbe faticoso. E molte personedovrebbero comportarsi diversamente da come si comportano adesso. Dovrebberopensare ai bambini come Grigo - che vengono dimenticati perché gli istituti nonli lasciano più davanti agli occhi della gente. E allora i bambini sembranoscomparsi.
- Sono matti e combinano un sacco di guai.
- Fanno tante cose senza senso solo perché noi non ci preoccupiamo di capirli.Non abbiamo pazienza. Potrebbero giocare all'asilo con gli altri se tutti siprendessero cura di loro e nessuno li prendesse in giro. Potrebbero ancheesserci delle scuole per loro. E dei genitori adottivi che avessero imparato afare i genitori di bambini come Grigo.
- Ma tutte queste cose non esistono?
- No. Per questo Grigo stava in un istituto. E poi in clinica. Ed è così chelo hanno dimenticato.


Nicola Cinquetti - La mano nel cappello - Piemme, serie rossa - 1998

Se da un lato questo libro è azzeccatissimo e sa porre i lettori di frontealla diversità e alla sua possibile accettazione dall'altra rimanda un che di"superato". E' come se l'ambientazione, il protagonista e la suafamiglia vivessero negli anni '60. Eppure è stato pubblicato nel '98! Sesottolineiamo questo "difetto" è perché, ci pare, non aiuta illettore ad immedesimarsi nella situazione e, pur posto di fronte a personediverse, accolte con tutte le loro caratteristiche dal protagonista, che nescopre i valori e gli aspetti positivi e supera la paura del contatto con loro,fatica a trovare riferimenti concreti con la sua esperienza di oggi.
Si tratta di uno dei pochissimi testi che raccontano il tema della diversitàmettendo al centro del racconto l'incontro fra William, solitario e timidoquattordicenne e gli abitanti della comunità " Le stelle" giovaniadulti disabili e i loro operatori.
E' questo il motivo di interesse centrale del libro: attraverso la reciprocaconoscenza il lettore scopre la realtà quotidiana di questi luoghi ormaipresenti nella nostra società ma nello stesso tempo ancora appartati.L'iniziale diffidenza che si apre alla curiosità e alla voglia di conoscersimeglio delineano il clima emotivo del libro seppure in alcuni passaggi sirischia un eccesso pedagogico quasi si volesse, attraverso l'esempio virtuosodel protagonista, insegnare ad essere solidali.
Questo tratto è in gran parte compensato da riflessioni intime e profonde chene fanno una lettura adatta per chi sta vivendo la fatica del crescere.

Dennis Covington - Lucius Lucertola - Piemme, serie rossa - 1997

Si sarebbe tentati di collocare anche questo libro nell'elenco di quelli chehanno, fra i personaggi, persone con deficit senza che quest'ultimo siaparticolarmente significativo ai fini della storia. Ma è un libro piuttostoparticolare, come particolare è il protagonista che vive in un istituto perragazzi ritardati e ha un viso deforme.

Mi chiamo Lucius Sims. Ben presto scoprirete che sono più in gamba di quelloche sembro. Nessuno è mai riuscito a dimostrare che sono ritardato come glialtri ospiti dell'istituto, ma se vi capitasse di vedermi, temo che non avresteuna gran considerazione di me. E' per via del mio aspetto fisico che lasignorina Cooley mi ha mandato alla Leesville.
(...)
Quando mi guardo allo specchio, io non mi vedo come mi vedono gli altri. E'semplicemente Lucius Sims che mi guarda...le mie spalle e il collo, la miafaccia, i miei occhi. Certo, i miei occhi sono spostati su un lato della testapiù di quanto lo siano quelli delle altre persone, ma hanno un bel colore,simile alle alghe. Non devo nemmeno portare gli occhiali. La gente crede che ionon ci veda bene solo perché il mio sguardo va in due direzioni diverse e pensache non respiro bene solo perché ho il naso piegato di lato.
(...)
Sono tutti convinti che siano la mia faccia, il modo in cui tengo le spallecurve e il fatto che zoppico ancora un po' (...) a rendermi diverso dagli altri.Ma io non ci casco. Voglio dire, so benissimo di essere differente, e la cosa mipreoccupa un po'. (...) E so anche chi il mio aspetto non è la ragione per cuisono diverso, ma semplicemente la sua manifestazione esteriore.

Lucius se ne andrà dall'istituto con un uomo che dice di essere suo padre e,dopo diverse esperienze, troverà nel teatro la sua realizzazione e il coraggiodi tornare "a casa" e di diventare grande.

Per la prima volta mi resi conto che la signorina Cooley non era molto piùvecchia di me, e proprio come me doveva imparare un sacco di cose. Durante imiei viaggi avevo sentito la sua mancanza ma in quel momento seppi comesarebbero andate a finire le cose tra noi: sarei rimasto un po' con lei, almenofino a quando avessi compiuto sedici anni, e dopo avrei potuto scegliere. In uncerto senso, ero già da solo.
(...)
Trovai un po' di conforto nel pensiero che mi ero dimenticato quanto fosse ampioil cielo sopra la cittadina in cui vivevo, e come d'estate rimanesse a lungoluminoso.

Lo stesso cielo che sta sopra Freak the Mighty e che collega con un filosottile di stelle i protagonisti di questi, e altri, libri di cui vi abbiamoparlato.

Janine Teisson - Cinema Lux - Shorts Mondadori - 1998

Sono stati una scoperta piacevole questi Shorts che sono "brevi come unvideoclip, appassionanti come un film. Romanzi che si leggono in un'ora e non sidimenticano più". E, aggiungiamo noi, sono di qualità pur costandoveramente pochissimo (4.900 lire!!).
Questo, che piacerà sicuramente agli adolescenti un po' romantici ma che vivononel 2000, racconta una tenera storia d'amore nata sulle poltrone di un cinema.Attenzione però, non è come pensate voi! L'amore nasce dalla passione cheentrambi i protagonisti hanno per i film di una volta, film che il cinema Luxproietta tutti i mercoledì.

Entrando fà attenzione al gradino. Sfiora il velluto ruvido delle poltrone.Il paradiso si torva nella terza fila a partire dal fondo, settima poltrona.

Non amano i film muti, però...E piano piano scopriamo insieme a Marine e aMathieu che entrambi sono ciechi; lo scopriamo un po' prima di loro e liseguiamo in un mondo di sensazioni, di attenzioni diverse e di diversepossibilità.
Naturalmente sarà amore ma non c'è retorica nell'ultimo capitolo, quello dellerivelazioni, che è tutto da leggere.

Melvin Burgess - Innamorarsi di April - Gaia Junior Mondadori - 1997

Molte storie si intrecciano in questo racconto attorno al tema principalecostituito dall'amicizia e dall'innamoramento di Tony e April, due giovani dallevite non certo semplici.
Tony giunge nel paese di April dopo che il padre lo ha allontanato da casainsieme alla madre. April è sorda e per questa sua difficoltà vieneconsiderata da tutti come la tonta del villaggio, per di più dalla scarsamoralità.
Dopo l'iniziale diffidenza i due ragazzi si conoscono e nonostante le ostilitàche li circondano vivranno qualcosa di importante per il loro percorso dicrescita. Crescita che, come per tutti gli adolescenti, ha anche il sapore dellascoperta della diversità, più evidente per April ma molto presente anche perTony. Diversità che significa anche incontro con corpi diversi ed emozioni chenascono da questo incontro.
Il tema della sessualità è infatti un altro dei filoni che si ritrovano nellibro; è presente nella sua parte più gioiosa come scoperta reciproca dei duegiovani ma è anche raccontata nella sua parte più oscura e difficileattraverso le molestie che April subisce da alcuni ragazzi e nell'usospregiudicato che ne fa la madre di Tony.
E' quindi un libro ricco di opportunità di lettura, reso in un qualche modomaggiormente atipico dall'ambientazione che rende forse un po' demodè certipassaggi ma ne costituisce una misura di interesse.

Guido Quarzo - Clara va al mare - Salani - 1999

Clara, la protagonista di questo libro, è una ragazzina di quattordici anni.E' una ragazzina down. Clara ha un desiderio, quello di tornare a vedere ilmare. Il libro è il racconto di come Clara tutta sola si avventura verso ilmare. Ed è l'occasione per conoscere un po' meglio la storia di questa bambinagià ragazza, dei suoi pensieri, dei suoi affetti, delle sue paure e desideri.
Che sono uguali a quelli di tutti ma anche ugualmente diversi. Il tono del libroè giocato proprio su questo doppio binario: la quotidianità di Clara cosìsimile a quella di tante altre bambine e ragazze ma anche in parte diversa.Diversa perché differente è la sensibilità che la anima e i problemi, inparticolare le reazioni che suscitano il suo aspetto e le sue difficoltà inalcuni coetanei. Clara non capisce la ragione di questa diffidenza ed ostilitàma è capace di affrontarla a modo suo.
Così come a modo suo, con volontà e capacità, affronta il viaggio fino almare e si destreggia negli incontri per la via. Sola ma non in solitudine.


Paula Fox - Festa di compleanno - Shorts Mondadori - 1998

Questo libro si segnala per almeno due ordini di motivi. Il primo ècollegato al tema affrontato: il legame ambivalente ed complesso che lega Paul,primogenito dodicenne e Jacob suo fratello Down. E' davvero difficile incontrareuna storia che abbia interesse a scoprire il rapporto fraterno in una situazionedove è presente il deficit e a farlo in toni non favolistici ma ancorati aldisagio e alla fatica di accettare questo legame. E' Paul che racconta questadifficoltà, attraverso le sue emozioni intense e contraddittorie entriamo nellaquotidiana convivenza, rileggiamo con gli occhi di un bambino, quale Paul è,quanti cambiamenti suscita la nascita di un bimbo diverso.
Il secondo motivo di interesse deriva dalla scelta di accompagnare la storialungo il percorso del tempo che passa. Il libro segue infatti il rapporto traPaul e Jacob lungo l'arco di sette anni. Questa collocazione temporale cheaccompagna la crescita dei due protagonisti da forza alla narrazione permettendodi seguirne gli sviluppi e le tappe. Attraverso questa evoluzione seguiamo losforzo di Paul per non essere tirato dentro ad una situazione che non vorrebbevivere, le sue resistenze e gli slanci, le domande ed i silenzi. E' solo dandosiil tempo di sentire disagi ed incomprensioni che Paul può vivere pienamente ilmomento di riconoscimento di Jacob come fratello, unico e diverso e parte dellasua vita.

Patrice Kindl - Il gufo innamorato - Gaia Junior Mondadori - 1995

Difficile e, per alcuni aspetti, un po' sgradevole questo romanzo che, in uncrescendo di tensione e coinvolgimento, affronta il tema della diversità in unmodo sicuramente originale. La protagonista racconta in prima persona

Io mi chiamo Owl, ossia "Gufo". E il mio nome corrispondeesattamente alla mia natura. Sono centinaia di anni che , ogni due o tregenerazioni, nella mia famiglia nasce un uccello rapace.
(…)
Meglio spiegare chiaramente la situazione, non vorrei che sorgessero equivoci.Di notte mi guadagno la vita in forma di gufo, tra i campi e i boschi checircondano casa mia. Di giorno sono una ragazza normale (più o meno) chefrequenta il liceo cittadino.

Il racconto parla dei cambiamenti dell'adolescenza (amori, amicizie, distaccodai genitori…) ma la trama dipanandosi ci porta sempre più sulle tracce deltema centrale ben più profondo e delicato. La vita di Owl, mutante accettatapienamente dai suoi genitori e in grado di gestire bene questa sua diversità,procede parallela e lontana da quella di Houle, rifiutato e rinchiuso inmanicomio dalla sua famiglia proprio per la stessa diversità non compresa ericonosciuta:

(è il padre di Houle che parla)
Si è sempre parlato, nella nostra famiglia, di una specie di maledizione:qualcosa di strano che spuntava ogni poche generazioni. Io la consideravo piùche altro una pittoresca tradizione, e spesso ho pensato che si trattasse di unatara ereditaria. Più di una volta mi sono chiesto se tu ne fossi vittima.

Ma le vite dei due ragazzi si avviano sempre più velocemente verso un puntodi collisione. L'incontro e il riconoscimento non sarà immediato ma alla finerisolutivo.
E ben chiaro sarà il messaggio e l'invito a fare i conti con la propriadiversità anche in rapporto agli altri senza chiusure, senza ghetti ma conun'accettazione piena gli uni degli altri.
E la "lezione" arriva molto semplicemente attraverso Dawn, compagna discuola di Owl e sua unica amica, disposta ad accettarla nella sua duplice natura(Sì, proprio tu. So benissimo chi sei. Quello piccolo con gli occhi neri èHoule, o David, o come diavolo vuoi chiamarlo. Ma tu, gufo dagli occhi gialli,tu sei la mia compagna di scienze, vero?) ma che la invita a dare anche a Houleuna possibilità:

Parlo sul serio Owl. (…) Deve tornare a casa sua per sistemare tutto con isuoi genitori. (Houle) hai detto che non gliene fai una colpa se non hannocapito…Bene, allora dimostralo. Ora lo sanno: dai loro un'occasione. Tuo papàè biologo, scommetto che in un batter d'occhio potrebbe scoprire un sacco dicose sui gufi, non credi?

Melvin Burgess - La gigantessa - Junior+10 Mondadori - 1998

Una fiaba delicata sulla diversità e sui diversi modi di affrontarla. Lapiccola Amy, con il cuore e non con le parole, può comunicare con la misteriosagigantessa uscita da un tronco durante un terribile uragano. E se il cuore ledice che non deve temere, lei fiduciosa offre il suo aiuto alla creaturamisteriosa. Neanche il fratello poco più grande è in grado di vincere iltimore suscitato da quest'essere con cui non riesce a comunicare. E questa èl'intuizione che fa di questo libro un testo importante: mentre Amy sa mettersi"nei panni di", tutto quello che il fratello riesce a fare èinsegnare alla gigantessa a parlare, cercando di avvicinarla a lui ma senzacapirla fino in fondo, senza entrare in sintonia.
E così solo Amy capisce immediatamente quello che sta dietro le apparenze

Una porta si aprì e loro uscirono (dalla nave spaziale). Erano due, un uomoe una donna (…). Erano uguali a Giga: lo stesso corpo alto e aggraziato, lelunghe facce immobili, lo stesso muso terribile e fremente. Ma erano molto piùalti di lei.
- Sono enormi - disse Peter.
- Non lo sapevi? - gli chiese Amy.
Stava per chiederle: "Sapevo cosa?" Ma poi capì. Giga era unabambina. Una bambina non più grande di sua sorella.

Wendy Orr - La mia vita fatta di strati - Edizioni EL - 1997

In parte autobiografico, il libro racconta come può cambiare la vita inseguito ad un incidente automobilistico. In questi ultimi anni sempre piùdobbiamo fare i conti con l'aumento dei deficit acquisiti in seguito a traumi elesioni e anche i ragazzi devono saper affrontare questa difficile realtà. Leriflessioni di Anna, diciassettenne sportiva e innamorata, la sua difficoltà adaccettare la sua nuova condizione, a lasciare andare l'immagine e il ricordodell'Anna di prima ci accompagnano nel corso della storia che si apre propriocon l'incidente e si dipana fra crisi, speranze e delusioni fino ad un pienoriconoscimento della sua nuova esistenza. E' un libro a tratti duro, moltorealistico ed intenso che sa descrivere con grande incisività le sensazioni dichi si ritrova a dover dipendere da altri e non riesce più a vedere davanti asé il futuro che si era preparato. Ma è un libro che, pur senza indorare lapillola, aiuta ad affrontare una nuova vita disegnando un percorso che porta aduna piena accettazione di sé e stimola alla ricerca di nuove strade dapercorrere per poter lo stesso vivere una vita piena.

E.B. White - Le avventure di Stuart Little - I Delfini Bompiani - 1998

E' proprio una fiaba la vita di Stuart, alto cinque centimetri e con lesembianze di un topino, che nasce da una normalissima coppia (di umani) di NewYork che non si scompone più di tanto alla vista di un figlio così diverso. Leavventure di questo topo ragazzo non hanno alcun intento pedagogico eppure ciportano, con ironia e leggerezza, a guardare il mondo dal basso e a scoprire,stupiti, che non è poi così male.

Parole chiave:
Cultura, Letteratura