Perelà, l'omino di fumo

01/01/2006 - Nicola Rubbi

- Sotto a me ardevano perennemente alcuni ceppi, un mite focherello, e una spira di fumo saliva senza interruzione su su per il camino dov'io mi trovavo. Non ricordo quando in me nacque la ragione, la facoltà di conoscere e di capire, incominciai ad esistere, e conobbi gradatamente il mio essere: udii, sentii, compresi. Udii sul principio un’indistinta cantilena, confuso mormorio di voci che mi sembravano uguali, finché non mi resi conto che sotto a me esistevano degli esseri aventi una stretta attinenza col mio, conobbi me stesso e loro, imparai a conoscere gli altri, compresi che quella era la vita. Ascoltai giorno per giorno sempre meglio le voci, fino a distinguere le parole e il loro significato, fino a coglierne le più riposte sfumature. Quelle parole non rimanevano inerti in me, ma incominciavano la trama d’un misterioso e delicato lavoro. Sotto, il fuoco ardeva senza interruzione, e la spira calda saliva ad alimentare ogni facoltà della mia esistenza: ero un uomo. Ma non sapevo come fossero gli altri uomini che credevo tutti uguali a me.
- Che illusione, poveretto.
- Disgraziato!
- Dev’essere stato un gran brutto momento.
- Intorno al fuoco erano tre vecchie che sedute su grandissime poltrone alternativamente leggevano, o insieme parlavano. Imparai dalla loro bocca quello che tutti gli uomini imparano prima dalla madre e poi dai maestri. Pena, Rete, Lama, non trascurarono di prepararmi ed informarmi sopra ogni utile cognizione del vivere, e mi spiegarono fino alla sazietà, fino all’insistenza d’ogni idea ed argomento, ogni problema, ogni fenomeno.
Imparai d’amore e d’odio, di vita e di morte, di pace e di guerra, di lavoro, di gioia e di dolore, di saggezza e di follia, salii con esse le più vertiginose altezze del pensiero e dello spirito.

(Brano tratto da Aldo Palazzeschi, Il codice Perelà)

In questo strano romanzo del 1911, Palazzeschi racconta la storia di Perelà, un uomo che si è formato lentamente nella cappa di un camino e sempre da lassù ha avuto la sua formazione a opera di tre donne, PEna, REte e LAma, da cui anche il suo nome.
L’arrivo di Perelà scatena la fantasia degli abitanti della città in cui prende dimora e, di fronte alle mille domande e richieste che gli vengono rivolte, le sue risposte risuonano più o meno allo stesso modo: “Io sono leggero, molto leggero, sono un uomo leggerissimo”. Ma anche di fronte a queste spiegazioni disarmanti e inspiegabili, i cittadini si danno delle risposte, lo interpretano seguendo le loro idee.
Perelà ricorda altri personaggi letterari e cinematografici come il principe Myskin di Dostoevskij, l’“idiota” che nella sua semplicità non si ferma alla superficie delle cose ma capisce nel profondo le persone che incontra; ricorda anche lo Charlot di Charlie Chaplin, il piccolo vagabondo vestito di nero che vive ai margini della società. Ma Perelà non riesce a comprendere, seppur a modo suo, come il principe Miskin, il mondo che lo circonda, e nemmeno ha la stessa carica eversiva di Charlot: è molto più inerme. Di fronte a lui passano e si presentano vari tipi umani, lo scienziato, l’artista, il filosofo, il banchiere; passano in rassegna varie figure di donne (la seduttrice, la romantica…). Conosce vari aspetti del vivere umano (l’amore, la pace e la guerra, la malattia, il potere – questo soprattutto…). La sua accoglienza in società passerà rapidamente da una calorosa accoglienza al rifiuto. Se in un primo momento a Perelà verrà chiesto direttamente dal re la redazione del nuovo Codice, dopo il grottesco suicidio di Alloro verrà allontanato. Questa conoscenza del vivere umano porta a Perelà una sensazione di pesantezza, e per un uomo che si sente leggero, ciò è quanto di peggio possa capitare. La leggerezza di Perelà si scontra con i rapporti di potere e i mille altri vincoli che regolano la società; alla fine a Perelà non rimarrà altro da fare che involare come un filo di fumo verso il cielo, e l’ultima persona che l’abbraccerà prima della sua dipartita sarà il principe Zerlino, un “pazzo volontario” che rifiuta radicalmente le regole del mondo borghese.

Parole chiave:
Letteratura