01/01/2002

(…) il termine comunità si è sviluppato e diffuso (Tönnies, 1887) in contrapposizione a quello di società. Quest’ultima connota relazioni sociali basate sull’individualismo, l’utilitarismo e l’impersonalità mentre la “comunità” rimanda a relazioni affettive, familiari, in cui prevalgono gli interessi comuni. (pag. 84)

La comunità (…) è territorio, copresenza, rapporto faccia a faccia, trasparenza, democrazia, sicurezza. Anche da un punto di vista semantico del termine, la comunità può offrire più letture, sia che la si voglia leggere cum-moenia, ovvero territorio delimitato da mura, da confini; sia che si dia rilievo a quel munus (cum-munus) ovvero dono; dono di una parte di sé all’altro con il quale si stabilisce reciprocità di rapporto, fiducia, senso di appartenenza, sicurezza. (pag. 23)

La domanda di comunità può divenire una domanda di senso; il rischio però è quello di una eccessiva chiusura e sarà importante trovare un equilibrio fra il bisogno di mantenere un’identità locale e la necessità di apertura verso i cambiamenti e le trasformazioni. (pag. 91)

(…) permane il desiderio di comunità, di quella presunta casa naturale, di quel “cerchio caldo” e accogliente. Permane soprattutto il bisogno di sicurezza. (…) I vari attributi che sempre più spesso accompagnano il termine ne tradiscono la realtà surrogatoria:
- comunità “a tempo”, dove si ritrova chi vive sentimenti di incertezza, insicurezza, e che sente il bisogno di scambio (…)
- comunità “chiuse”, in cui si rifugia l’uomo affermato per staccarsi dalla caotica intimità della normale vita di città, per evitare gli “intrusi”. (…)
- comunità “ghetto”, ovvero quella nelle quale si organizzano coloro i quali hanno meno potere, quando non i marginali (…)
- comunità “gruccia”, gruccia sulla quale appendere le paure, le ansie vissute a livello individuale per riceverne una sorte di rassicurazione collettiva (…)
- comunità di gusto, basate su stili di vita, su affinità parziali, sul ritrovarsi insieme negli stessi spazi per fare le stesse cose – in una piazza, in un bar, in una discoteca (…) (pagg. 31 e 32)

Secondo Sonn e Fisher (1998) le persone possiedono una comunità primaria, che sarebbe quella che provvede valori, norme, storie, miti e un senso di continuità storica. (pag. 97)

Sottovalutare l’importanza della comunità territoriale non è irrilevante e può portare a conseguenze negative: ad esempio dimenticarsi, nella pianificazione urbana, delle persone che hanno minor possibilità di spostamento (bambini, anziani, persone povere, disabili); non opporsi allo smantellamento delle reti ferroviarie locali per favorire i grandi spostamenti e l’alta velocità, certamente più redditizia; favorire l’apertura di grandi centri commerciali a scapiti dei negozi di quartiere. (pagg. 99 e 100)

La pratica della democrazia per diventare effettiva, e non pura formalità, ha bisogno del coinvolgimento, della partecipazione, di un senso di responsabilità sociale e del senso del “noi”. (pag. 85)

La maggior parte delle persone ancor oggi vive per molti anni nella medesima comunità. (pag. 86)

Le citazioni sono tratte da: AAVV, Comunità, rete, arcipelago. Metafore del vivere sociale, a cura di Bianca R. Gelli, Carocci editore, Roma, 2002. In particolare quelle riportare dalle pagg. 23, 31 e 32 sono tratte dal capitolo Comunità: dalla metafora al concetto, di Bianca R. Gelli; le rimanenti sono tratte dal capitolo L’importanza della comunità territoriale e il senso della comunità, di Miretta Prezza.