Perché la letteratura?

01/01/1999 - Giovanna Di Pasquale

Editoriale

La strada letteraria è una buona scelta per affrontare un percorso intorno al tema della diversità. Aiuta a visitare molti luoghi, attraversandoli come sappiamo e vogliamo fare.
La letteratura offre l’occasione di straordinari incontri con le narrazioni, è il luogo della rivisitazione delle storie della vita quotidiana e di una possibile riappropriazione.
Come ricorda lo scrittore Ferdinando Camon "che differenza c’è tra la vita e la storia? La prima si esprime come un racconto, la seconda si esprime come una scienza. La storia classifica, sistema e allontana; il racconto resuscita, rianima, attualizza".
È la vita a scrivere le storie e la letteratura rappresenta la lente che mette a fuoco queste storie.
È una lente particolare capace di produrre una forma di comprensione nell’esperienza degli altri, in particolare quando quest’ultima ha segni e tratti tali da costruirle intorno un recinto di diversità. La letteratura permette di trovare richiami e collegamenti, di ascoltare le voci del mondo.
È una strada forte perché indica una ricerca di senso dentro al fluire degli accadimenti e delle emozioni. Una sorta di riparo, rifugio seppur provvisorio che allevia la tensione del vivere e allontana la tentazione dell’oblio.
Il senso di una narrazione è anche quello di immetterci in una prospettiva di compiutezza possibile, di inizio e fine e poi di nuovo e ancora, in una dimensione ciclica che può essere pensata e detta e che ritroviamo così forte in quel legame saldo ed inconsueto che si forma tra un autore amato ed il suo lettore.
La letteratura è anche il campo di una prevedibilità rassicurante che si dipana con il ritmo del racconto, così avvincente nel suo contrasto ambivalente con le innumerevole e poco inquadrabili vicende umane. Le storie sono finite, la vita è in permanente costruzione. Ed è in questa ambiguità non risolvibile, "ambiguità preziosa al vivere", in questo incrocio di destini che risiede il richiamo perenne delle storie, perché , in fondo, interrogarsi sul senso delle storie significa interrogarsi sul nostro essere qui, sulla nostra solitudine e sull’incontro con gli altri. Su come si mettono insieme dei pezzi di noi e su come gli altri entrano in noi.

Quale idea di diversità

Lo spicchio di realtà riproposto attraverso i brani scelti ed i commenti che li accompagnano ci parla di molte questioni. Senza avere pretese di sistematicità, anzi in forza di una rilettura soggettiva, essi ci mettono in contatto con la pluralità connessa al termine diversità, che viene qui declinato in molte delle sue possibili varianti. C’è la diversità evidente, fisicamente tangibile così emblematicamente rappresentata dal Minotauro; c’è la diversità immaginata, fondata sulla paura di ciò che non si conosce e per questo respinta ed osteggiata fino a negare qualsiasi vicinanza e similitudine ( la sentinella ); c’è la diversità dichiarata, orgogliosamente esibita anche pagandone il prezzo più alto ( il giovane Holden).
C’è la diversità propria, il nostro sentirsi e viversi diversi non solo rispetto all’unicità che ogni essere umano porta con se ma anche alla difficoltà di convivere con le parti meno rassicuranti e gratificanti di noi.
Soprattutto ci sono i bambini, protagonisti quasi costanti di queste pagine. Che sono diversi perché prima di tutto sono soli, spesso nella maniera più brutale e dura ma anche nelle dimensioni più vicine e quotidiane. Gli adulti, tranne rarissime eccezioni, non sono capaci di averne cura e di sostenerli nell’impegno di diventare grandi. Gli adulti sono in crisi, a volte distanti e disattenti, in altre feroci e violenti. Ci sono anche i bambini che hanno subito violenza, vissuto l’esilio o la deportazione. Simboli di una diversità difficile anche solo da pensare, la diversità che rende diverso chi è più simile a noi, che ci ricorda ciò che noi siamo stati, che ci proietta nei sogni di vita futuri. Molti brani gettano un ponte verso queste situazioni estreme.

Il percorso attraverso il ponte

Il ponte. È un altra parole che torna. Ed è una parola importante nella sua semplicità e concretezza. Prospetta una via di collegamento ( tra chi educa e chi è educato, tra me e l’altro, tra i quartieri di una città o le fazioni di un popolo....) che deve essere però attraversata. L’immagine del ponte implica una scelta da fare ed un percorso da compiere. Sì, si può raggiungere l’altra sponda possibilmente a passi saldi e tranquilli perché il ponte ci possa riconoscere come viaggiatori desiderosi di capire e noi guardarci intorno godendo di quell’essere ancora per un poco lungo il cammino, "tra" il punto di partenza e la meta a cui tendiamo.
C’è molta fatica nelle pagine di letteratura che vi proponiamo ed anche acuto dolore. Intrecciate però a segnali di speranza. Ritrovata per caso, ricercata intenzionalmente ed accanitamente, conservata gelosamente. Ed emerge un legame tra questi spiragli e il senso della scrittura, occasione quest’ultima per "rintracciare trame sommerse oltre il tessuto troppo evidente" e per avvicinarsi e far avvicinare all’incandescente materia di cui sono fatti i desideri, le paure, i sogni delle donne e degli uomini.

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Letteratura