Pedagogia dei genitori

01/01/2000 - Riziero Zucchi

……..“Quando i miei figli erano molto piccoli facevo un gioco con loro…, gli davo in mano un bastoncino, uno ciascuno e gli chiedevo di spezzarlo. Non era certo un’impresa difficile, poi gli chiedevo di legarli in un mazzetto e di cercare di romperlo, ma non ci riuscivano, allora, gli dicevo: vedi quel mazzetto? Quella è la famiglia” ………Tratto dai dialoghi del film “ Una Storia Vera” di D. LynchL’importanza del contesto sociale nello sviluppo della personalità e nei processi di apprendimento (nella fase prescolare e scolare) viene messa in luce da recenti ricerche: gran parte delle abilità matematiche, di scrittura e lettura sono acquisite in età prescolare, in seno alla propria famiglia. L’azione dei genitori è fondamentale nell’assicurare uno sviluppo cognitivo ed armonico della persona, e ciò è ancora più vero nel caso della diversabilità.
Purtroppo questo non è ancora stato riconosciuto: spesso alla prima comunicazione i medici si lanciano in diagnosi pazzesche, rubando speranza ai genitori e futuro ai diversabili, solo perché non considerano le potenzialità dei figli ed il sapere dei genitori al ‘loro livello’. Analogamente si comportano i docenti che usano le diagnosi per non metterein campo competenze preziose, fermandosi all’apparenza e soprattutto senza dare fiducia ai genitori che su basi concrete affermano le capacità dei figli. Un luogo comune è: “Mio figlio a casa fa e sa, a scuola invece non gli fanno fare niente…”. Peggio ancora gli psicologi, che hanno preso l’abitudine di affibbiare diagnosi ai genitori che lottano per i figli, si scaldano ed a volte si arrabbiano giustamente. Inventano le sindromi più pazzesche e li prendono in cura. Moltissimi ci cascano!

UN SAPERE DA VALORIZZARE

Allora bisogna iniziare a dire basta. Ma come? Arrabbiandosi, o limitando il campo a chi ha il buon senso di capire che un genitore ha una competenza sul figlio superiore a quella degli altri, ed inferiore solo a quella dello stesso figlio nella sua soggettività? Non è sufficiente. Educatori, medici, psicologi ed insegnanti esistono, e devono esser costretti a capire, perché bene o male hanno il potere in quanto tecnici. Occorre parlare anche il loro linguaggio, far validare in ambito accademico e scientifico un sapere che è valido quanto il loro. E’ necessario formarli perché rispettino, ascoltando, quello che i genitori sanno sul figlio, le loro decisioni, non per metterli su di un piedistallo, ma per dar loro uguale dignità. Il detto “Ogni scarraffone è bello a mamma soa” ha una validità scientifica eccezionale, perché solo considerando il proprio figlio bellissimo è possibile un investimento affettivo che mobilita ogni forza funzionale alla crescita.
Altrettanto dicasi per la pedagogia della fiducia, della speranza, della responsabilità che caratterizza la pedagogia dei genitori; come si differenzia dalla triste scienza che ha partorito quozienti di intelligenza ed età mentali! E’uscito da poco un “bellissimo” libro con un brutto titolo, Il genio nel girello (Baldini e Castoldi), che traduce The genius in the crib (culla) che dimostra l’impossibilità di paragonare uno che ha difficoltà di pensiero con un genietto! Credo che occorrerà lavorare molto su queste concezioni apparentemente superate, ma che giocano ancora moltissimo a livello di base per confermare «scientificamente» l’esclusione.

FINALITÁ E OBIETTIVI DI UN PROGETTO

Occorre compiere una serie di azioni che valorizzino questa scienza. Assieme all’AIPD di Brindisi, il nostro gruppo di lavoro (che riunisce Mario Tortello, Marisa Pavone e la redazione di Handicap e Scuola) ha pensato ad un progetto le cui finalità sono:
- Valorizzazione la famiglia come protagonista nella formazione umana
- Coordinamento del contesto scolastico con quello extrascolastico, nella definizione di una rete permanente di formazione
- Raccolta, analisi e diffusione di testimonianze di genitori e di storie d’integrazione sociale e scolastica
- Attivazione di un centro di documentazione e studio della pedagogia dei genitori (sito e pagine WEB, archivio informatico, ecc.)
- Promozione e diffusione delle attività e delle esperienze raccolte tramite convegni e corsi di formazione e aggiornamento, rivolti dai genitori agli operatori del settore (ASL, scuole)
- Valorizzazione della famiglia e della disabilità come risorsa
- Superamento della concezione medicalizzante, assistenziale dell’handicap, per attribuirgli una dimensione sociale, educativa e pedagogica
- Valorizzazione della figura del genitore quale ricercatore in campo educativo e pedagogico
- Promozione dello sviluppo di studi e di ricerche sulla pedagogia dei genitori, per evidenziare l’efficacia e le potenzialità delle loro azioni educative
Gli obiettivi sono:
- Coinvolgimento dei genitori e loro valorizzazione nell’elaborazione dei progetti di vita ed educativi dei figli disabili
- Promozione del protagonismo dei genitori nella formazione del personale docente , non docente e sanitario
- Rapporto e collegamento fra generazioni
- Promozione della figura dei genitori quali ricercatori e esperti nel campo dell’integrazione e della formazione
- Costruzione di reti e attività d’integrazione fra scuola e famiglia

Bisogna dare dignità alla pedagogia dei genitori, il loro sapere non deve essere racchiuso. Occorre compiere tutte le azioni, di raccolta e consapevolizzazione, ma anche di dialogo con gli altri, gli esperti che continuamente hanno potere sui genitori e che determinano la loro vita senza ascoltarli o rispettarli. Vanno utilizzati tutti i canali: la raccolta delle testimonianze avviene in gruppi di auto-aiuto, dove il sapere dei genitori viene valorizzato ed organizzato in modo attivo. Si pensi a quelle cose orribili e coloniali che sono i corsi di formazione per genitori! Invece, ad esempio, ci sembra di un’importanza grandissima il concetto di Riabilitazione su Base Comunitaria, un progetto-filosofia dell'OMS nell'intervento in favore dei paesi del sud del mondo: costruire ospedali va bene, ma è più importante coinvolgere la comunità, e la famiglia, come prima risorsa di aiuto e integrazione di chi è svantaggiato.

Pubblicato su HP:
2000/78