Peacelink, la voce delle associazioni

01/01/1999 - F. Ciarallo

Lo scopo di rete Peacelink è quello di mettere in rete tutte le persone e tutte le associazioni che in Italia costituiscono l’arcipelago del pacifismo e della solidarietà, di far dialogare dunque queste realtà spesso molto lontane fra di loroCome portavoce di Peacelink ho la necessità e l’obbligo di insistere sull’importanza che le associazioni entrino in rete e approfittino dei mezzi che hanno a disposizione. Rete Peacelink nasce proprio per questo, abbiamo già detto e ridetto che Peacelink nasce nel ‘92 fa uso delle tecnologie povere, collega fra loro computer sparsi in tutta Italia che da allora non hanno mai smesso di scambiarsi informazione riguardo a pace, diritti umani, cooperazione e solidarietà umana. Lo scopo di rete Peacelink è proprio quello di mettere in rete tutte le persone e tutte le associazioni che in Italia costituiscono l’arcipelago del pacifismo e della solidarietà, di far dialogare dunque queste realtà spesso molto lontane fra di loro. Peacelink quindi come spazio aperto a chiunque la voglia utilizzare in conformità ai principi di pace e di solidarietà che sono alla base del suo statuto, una sorta di condomino dove ogni associazione può avere il suo piccolo appartamento, a patto che non rimanga comunque sganciato da quello degli altri. Oltre ad essere un insieme di computer collegati fra loro, Peacelink è anche un insieme di persone che si organizzano in club. E’ importante che ci siano questi club, perché essi sono l’interfaccia fra la rete e la realtà locale e permettono quella bidirezionalità dell’informazione, quell’interattività che spesso nella rete manca e permettono anche il fatto dell’aspetto della conoscenza personale, perché la conoscenza avviene anche perché i club si incontrano fra di loro, si vedono, organizzano.
Alla base dell’attività di Peacelink c’è una ben precisa visione della realtà, della realtà economica e sociale. Noi quando parliamo di telecomunicazioni, di internet, immaginiamo tutta questa ragnatela mondiale di linee telefoniche, di modem che comunicano fra di loro in ogni angolo del pianeta; c’è questo mito del villaggio globale, però, nell’era delle multinazionali, anche il mondo delle telecomunicazioni e della telematica è diviso fra chi ha e chi non ha. Se noi guardiamo anche la situazione della connetività mondiale, è vero che internet copre praticamente tutto il mondo, ma è anche vero che ci sono notevoli differenze in tutto il pianeta, differenze di densità e di potenzialità tra tutte le reti dei vari paesi.

Le risorse tecnologiche sono concentrate al nord

Vi volevo comunicare alcuni dati, che ritengo importanti, dell’International University of People Instituction for Peace, che ha realizzato una bellissima pubblicazione " Guerra, Media e Pace", edita in Italia dall’edizione del Gruppo Abele. Questi sono i dati fondamentali : tutti i paesi in via di sviluppo messi in insieme possiedono soltanto il 4% dei calcolatori del mondo, il 75% dei 700 milioni di telefoni del mondo si trova nei 9 paesi più ricchi, i paesi poveri possiedono meno del 10% dei telefoni del mondo e in molte zone rurali c’è un telefono ogni 1000 persone, vi sono più telefoni nel solo Giappone che in tutti i 50 paesi dell’Africa, nonostante l’Africa abbia una popolazione 4 volte superiore al Giappone. Nel 1988, 30 fra i paesi più poveri non avevano nessun giornale quotidiano, mentre il solo Giappone ne contava 125 e gli Stati Uniti 1687, nei 34 paesi periferici non ci sono assolutamente apparecchi televisivi.
Come si può capire da questi i dati, il panorama dell’informazione e delle telecomunicazioni è totalmente dominato dal dominio di una oligarchia di nazioni del nord del mondo, di una oligarchia di società commerciali, di multinazionali che hanno nelle loro mani praticamente la totalità delle risorse. A questa triade pochi-nord-ricchi, noi abbiamo un dovere di dare una risposta. Secondo me è indicativo che Peacelink nasca a Taranto, in una città del sud, in una città ad alto tasso di delinquenza minorile, con uno dei tassi più elevati di disoccupazione.
Peacelink basa le sue attività su mezzi poveri, sull’auto tassazione, sui contributi volontari, non propone una oligarchia ma un modello di partecipazione allargata da realizzarsi proprio attraverso lo strumento della telematica che rende possibile diffondere le informazione. In sostanza, noi per contrapporci a questa triade, stiamo cercando di essere sempre di più, di coinvolgere un maggior numero di persone, persone soprattutto del sud, che hanno mezzi poveri, che si auto tassano, che non hanno bilanci milionari e che cercano di far fronte alle bollette telefoniche con le loro risorse. Come funziona tutto questo? Rete Peacelink ha un server centrale, che si chiama Alex Langer, dove è permesso tenere degli spazi Web gratis da parte delle associazioni, gruppi di volontariato e piccole case editrici che in questo modo non sono obbligate a rivolgersi ai servizi commerciali per diffondere le loro informazioni. E’ importante tener presente l’importanza di utilizzare questi spazi comuni, che possono migliorare la comunicazione fra le associazioni, perché solo con una reale comunicazione le associazioni possono avere una efficacia di azioni e non essere disgregate.

Le associazioni come fonte di informazione qualificata

Poi vi è un altro aspetto importante, cioè quello di diventare noi associazioni fonti qualificate dell’informazione alternativa, che come è stato già detto, passa difficilmente sui media tradizionali. Vi faccio un esempio, io lavoro per una associazione che si occupa molto di America Latina; tempo fa è stato ucciso un sacerdote in Guatemala, Monsignor Gerardi, ne hanno parlato un po' i giornali ma poi la cosa finisce lì. La situazione oggi dei diritti umani in Guatemala è disastrosa, noi attraverso internet sappiamo che Monsignor Gerardi è stato ucciso e che il suo rapporto sul recupero della memoria storica del Guatemala ha suscitato grandi traumi nel governo; anche il prete che è con lui, Pietro Nota, è in costante pericolo di vita. Questo per noi, cioè appropriarsi del mezzo, significa poter diventare una fonte qualificata.
Per fare questo bisogna sfatare dei miti, il primo dei quali è che internet sia costosa. Qui in Italia io non trovo assolutamente che internet sia costosa. Per mandare un fax a 100 associazioni minimo devo fare 100 scatti telefonici, per mandare 100 e-mail ne faccio uno solo, tra l’altro oggi noi associazioni abbiamo comunque la possibilità di avere una connettività gratuita attraverso le reti civiche, attraverso altri enti che ci mettono a disposizione possibilità simili, dunque in relazione agli altri mezzi di comunicazione non trovo che internet sia costosa.
Il secondo mito da sfatare è che internet sia difficile da usare; sì è vero che ci vuole alla base un discorso di alfabetizzazione, però gli strumenti a disposizione oggi per i collegamenti intenet non hanno tutta questa difficoltà, hanno comunque delle procedure semplificate che spesso celano all’utente tutti i particolari tecnici che ci sono sotto. Ora non vorrei presentare la rete come il rimedio a tutti i mali, perché non è assolutamente così, però resta comunque uno strumento di cui appropriarsi prima che venga definitivamente colonizzato da tutti gli interessi del mercato globale, così come è avvenuto per gli altri mezzi di comunicazione tradizionali.