Pazza informazione

01/01/1997 - Cinzia Albanesi

Durante la Settimana Italiana della Salute Mentale (*) è stata organizzata una lunga ed intensa sequela di incontri di lavoro che hanno coinvolto i diversi soggetti (associazioni, Istituzioni ecc.) che si occupano di salute mentale.
La Consulta per la Salute Mentale della Regione Toscana in collaborazione con il Comune di Firenze, nell'ambito di questi incontri ha promosso una tavola rotonda sul tema dell'informazione sociale.
"Sbatti il matto in prima pagina", questo il titolo della tavola rotonda, che si è svolta recentemente a Firenze.
A questo incontro di lavoro sono stati invitati i giornalisti delle principali testate locali e nazionali, chiamati a confrontarsi con operatori della salute mentale e rappresentanti d'istituzioni pubbliche, ma anche sofferenti psichici e rappresentanti di associazioni di familiari.
Un coro di voci, ognuna della quali porta un contributo specifico, un diverso modo di pensare la sofferenza psichica. Voci al plurale per le quali questo incontro ha rappresentato un'opportunità di confronto su un tema certamente molto complesso, che richiede, per essere affrontato in modo adeguato, che tutti gli attori facciano uno sforzo per comprendere le proprie potenzialità positive ma anche le loro omissioni, le loro "inadempienze".
I relatori presenti si sono interrogati sul ruolo dei media nella formazione dell'opinione pubblica. Sono rapidamente emersi i primi capi d'accusa nei confronti dei giornalisti, peraltro già sintetizzati nel titolo: sbattere una persona in prima pagina si configura come un'azione violenta, parlare di matti piuttosto che di sofferenti psichici non aiuta a rimuovere gli stereotipi e i pregiudizi sulla malattia mentale.

Il malato mentale non è pericoloso e può guarire

Quali sono i pregiudizi sulla malattia mentale, pregiudizi che si costruiscono nel senso comune e che la stampa, nell'opinione degli operatori, va a rinforzare?
Li individua con precisione Ernesto Muggia, presidente di UNASAM, associazione da anni impegnata nello sviluppo di un'immagine diversa del sofferente psichico: il pregiudizio dell'incomprensibilità, della pericolosità e quello dell'inguaribilità.
I reati violenti commessi da sofferenti psichici non sono superiori statisticamente a quelli generalmente commessi. Secondo L'Organizzazione Mondiale della Sanità solo un terzo di coloro che si ammalano di un disturbo mentale grave non rispondono al trattamento. Ciò significa che un intervento di presa in carico tempestivo e ben impostato consente di guarire i due terzi di coloro che si ammalano; significa che guarire è possibile per quattrocentomila malati psichici.
La stampa deve assumersi le proprie responsabilità, consapevole del fatto che ha grosse potenzialità nel mantenere o destrutturare il pregiudizio.
La stampa deve limitarsi a informare l'opinione pubblica o piuttosto deve assumersi l'onere di formarla? I giornalisti presenti su questo problema hanno le idee piuttosto chiare. I giornali non fanno accadere le cose, dicono, semplicemente le raccontano.
Gli altri relatori allora incalzano: troppo semplicemente si dice, solo per fare notizia, spesso prendendo la parte per il tutto, grossolanamente facendo perdere le tracce di quel contenuto che potrebbe essere realmente informativo.

I giornalisti rispondono alle accuse

I giornalisti non ci stanno. Pur riconoscendo le loro omissioni e le loro carenze ridistribuiscono le responsabilità anche agli altri soggetti presenti.
Il dott. Bisogni, dell'Associazione Stampa Toscana ricorda ai presenti che la stampa ha dei tempi suoi, che l'esigenza di tempestività non lascia spazio a elaborazioni troppo profonde.
Susanna Cressati di Unità Mattina ribadisce che esiste un diritto ma anche un dovere di cronaca, e che le cose "si dicono sempre tutte e subito". La domanda lecita a questo punto è: perché, se va detto tutto e subito, le notizie non riportano mai le esperienze positive, che esistono anche là dove c'è sofferenza psichica? Perché nel pezzo giornalistico vanno a confluire solo le opinioni di una parte dei soggetti (lo psichiatra eminente, alcune associazioni piuttosto che altre) che si occupano del problema? Esiste certamente un problema di informazione. Manca, affermano gli operatori della carta stampata, un lavoro di scambio sull'informazione. Il giornalista non può improvvisarsi tuttologo e non è in grado di sapere tutto ciò che accade. Le associazioni di familiari, e gli operatori della salute mentale dovrebbero informare i giornalisti, comunicare ciò che si è fatto, rendendo conto ai giornalisti delle esperienze positive realizzate, affinché gli stessi giornalisti possano renderle note al grande pubblico.

"La salute mentale nei media"

Questa presa di coscienza (mi verrebbe da dire collettiva), consente ai soggetti presenti di percepirsi non come parti in conflitto, ma come soggetti diversi che possono attraverso la collaborazione reciproca strutturarsi come gruppo di lavoro. E' in questo senso che va "La salute mentale nei media" una guida pratica per giornalisti e emittenti radio televisive prodotta da Scottish Mental Health Working Group" (Titolo originale "Mentall Health In the Media") tradotta in italiano e diffusa da UNASAM in collaborazione con l'Istituzione Minguzzi della Provincia di Bologna: uno strumento utile, che desidera coniugare il diritto di cronaca con il dovere di informare con correttezza e competenza.
Ciò che è positivo è che l'adozione di questo atteggiamento collaborativo ha trovato uno spazio di progettualità operativa: formazione reciproca tra newsmakers e gli altri soggetti si occupano di salute mentale. E' questa la proposta dell'Associazione Stampa Toscana, accolta con favore da tutti i presenti alla tavola rotonda.
C'è certamente ancora un passaggio fondamentale da compiere. Dare all'utente, al sofferente psichico lo spazio per raccontarsi, e raccontare che dietro ogni "matto" c'è una persona, che ha una propria dignità e proprie risorse. Certo ha anche un problema di sofferenza, ma la sofferenza è parte della vita di tutti, anche di quelli che non finiscono sulle pagine dei giornali.

(*) La Settimana Italiana della Salute Mentale è un'iniziativa promossa e organizzata dal Comune di Firenze, l'Assessorato alla Solidarietà e Servizi Socio Sanitari, L'Azienda Sanitaria di Firenze, l'A.I.S.M.E. (Associazione Italiana Salute Mentale), la World Federation for Mental Health e il Progetto Città Sane. Lo scopo di quest'iniziativa è di mantenere l'attenzione di cittadini ed istituzioni sul tema della sofferenza e del disagio psichico in un'ottica di reale promozione della salute mentale.

Parole chiave:
Comunicazione, Salute Mentale