Paganini non ripete due volte...l'educatore sì - Superabile, luglio 2009 - 2

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Siamo (siete) in vacanza; tra uno spargimento di crema solare e l’altro siamo alla ricerca di storie leggere e avvincenti, o forse solo leggere…così, per questo articolo, prendo spunto da una di quelle che girano sotto forma di catene di Sant’Antonio su internet, in quantità indigeribili e con promesse mai rispettate, tipo: spedite a dieci amici e per una settimana tutto vi girerà per il verso giusto... Questa l’avevo conservata perché parla di Paganini, che mi è sempre piaciuto, non perché facesse musica, ma perché non ripeteva mai due volte, e in questo mi sento molto paganiano! Come potete immaginare, nelle intenzioni di chi aveva avviato la catena, il racconto doveva essere un invito a non darsi mai per vinti e ad affrontare la vita con passione. Secondo me, però, può rivelare anche altro. Intanto, ecco la storiella: “C’era una volta un grande violinista chiamato Paganini. Alcuni dicevano che era molto strano. Altri, che era “geniale”. Le note magiche che venivano fuori dal suo violino avevano un suono diverso, per questo nessuno voleva perdere l’opportunità di vedere un suo spettacolo. Una certa sera, il palco di un auditorium pieno di ammiratori era pronto a riceverlo. L’orchestra entrò e fu applaudita. Il direttore fu accolto con un’ovazione. Ma quando la figura di Paganini apparve, trionfante, il pubblico andò in delirio. Paganini sistemò il suo violino sulla spalla e quello che si sentì dopo fu indescrivibile. Le note sembravano avere ali e volare al tocco delle sue dita affascinanti. All’improvviso uno strano suono interruppe l’estasi della platea. Una delle corde del violino di Paganini si ruppe. Il direttore si fermò, ma Paganini non si fermò. L’orchestra si fermò. Il pubblico si fermò.
Guardando lo spartito, continuò ad estrarre suoni incantevoli da un violino con dei problemi. Il direttore e l’orchestra esaltati, ripresero a suonare. Ma prima che il pubblico si rasserenasse, un altro suono preoccupante fece crollare l’attenzione degli astanti. Un’altra corda del violino di Paganini si ruppe. Il direttore si fermò nuovamente. L’orchestra si fermò nuovamente. Paganini non si fermò. Come se nulla fosse successo, lui dimenticò le difficoltà e continuò a tirar fuori suoni dall’impossibile. Il direttore e l’orchestra, impressionati, ripresero a suonare. Ma il pubblico non poteva immaginare quello che stava per accadere. Tutte le persone, attonite, esclamarono: “OHHH!”. Una terza corda del violino di Paganini si ruppe. Il direttore si paralizzò. L’orchestra si fermò. Il pubblico trattenne il respiro. Ma Paganini continuò. Come se fosse un contorsionista musicale, strappò tutti i suoni dall’unica corda che rimaneva del suo violino distrutto. Nessuna nota fu tralasciata. Il direttore si animò. L’orchestra fu motivata. Il pubblico passò dal silenzio all’euforia, dall’inerzia al delirio. Paganini raggiunse la gloria. Il suo nome corse nel tempo. Non è semplicemente un violinista geniale. È il simbolo di chi continua ad andare avanti anche di fronte all’impossibile (…)”. Che cosa ci racconta questo aneddoto oltre a quanto è più immediatamente leggibile? A mio avviso ci fa capire che il valore e l’abilità di una cosa e di una persona si definisce solo in rapporto a qualcos’altro o a qualcun altro e non può prescindere dalla conoscenza di quell’ “altro”. In che senso? Paganini sicuramente conosceva il suo violino, e sapeva cosa avrebbe potuto trarre da lui, anche ritrovandoselo tra le mani sempre più menomato e mancante. Quell’unica corda residua era quella corda di quel violino. Ma ammettiamo che Paganini potesse fare lo stesso con qualsiasi violino: il racconto non finisce di svelarci qualcosa. Sicuramente la melodia prodotta con una sola corda era in tutto diversa da quella che sarebbe riuscito a ricavare dal violino ancora integro, poi da quello con tre, poi da quello con due sole corde: ad ogni condizione corrispondevano delle possibilità che non si sarebbero potute ripresentare identiche al mutare di quella condizione. Altre possibilità, non nessuna possibilità. Paganini sapeva che la capacità di creare melodie non dipendeva solo dall’integrità dello strumento, ma da quello che lui riusciva a vedere nello strumento stesso, nelle sue potenzialità che, al diminuire delle corde, a tutti gli altri sembravano sempre meno evidenti e attivabili. Infatti il direttore, l’orchestra e il pubblico si fermano, non sapendo cosa fare, ma la reazione creativa di Paganini è in grado di riattivare in tutti la motivazione, l’euforia, lo stupore…ha degli effetti sul contesto. Paganini e il suo strumento così come l’educatore (e il contesto sociale) con una persona con disabilità: relazioni dalle potenzialità insperate e impensabili. E che dire, cari educatori? Ascoltate Paganini e imparate da lui, ma cercate di ripetere più volte! Anche con 40 gradi all’ombra, il mio indirizzo non cambia: scrivete a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook. Buone vacanze.
Claudio Imprudente