Ouch, man!

01/01/2003 - Massimiliano Rubbi

Ouch Man!

OUCH, MAN! Dalla Gran Bretagna, una gomitata agli stereotipi sulla disabilità

“No, non è la BBC”, cantavano sornioni Renzo Arbore e Gianni Boncompagni in Alto Gradimento agli inizi degli anni ’70, riferendosi all’emittente di Stato italiana. E mentre la RAI sta attraversando uno dei periodi più oscuri di tutta la propria storia, la mitica radio-televisione britannica, che pure non se la passa troppo bene, ha avuto l’ottima idea di dedicare, entro il proprio immenso portale BBCi, un intero sito web ad esperienze di vita dal mondo della disabilità. Ma attenzione, perché Ouch! potrebbe turbare molte delle vostre certezze sul tema.

Vita, non risorse
Ouch! è, a partire dal nome, un sito che sfugge deliberatamente a molti degli stereotipi che caratterizzano il discorso sull’handicap. Una testata che significa, letteralmente, “ohi!”, esprime con ciò stesso il rifiuto di ogni pietismo a proposito della disabilità, evidenziando, con ben poca politically correctness, la goffaggine che caratterizza i disabili in molte situazioni sociali, anche perché il paternalismo con cui li si circonda ostacola il raggiungimento di abilità alla loro portata. E proprio parlando del nome, i redattori sottolineano un “odio appassionato” per tutti i termini che eludono il problema della disabilità, sicché da loro probabilmente non ci si può attendere un forte sostegno nella campagna per il termine diversabilità. Il sito nasce nel giugno 2002, a cura dell’Interactive Factual and Learning Department della BBC (qualcosa di analogo a Rai Educational, per intenderci). Il curatore è Damon Rose, un giovane giornalista non vedente dell’emittente, con un passato di DJ radiofonico ma che ha realizzato anche diversi servizi televisivi, nonché, almeno secondo il “Guardian”, un techie, ovvero un fanatico di tecnologie avanzate – intese non solo come ausili. Gli altri redattori sono quasi tutte persone con qualche disabilità fisica o mentale, che proprio per questo intendono proporre esperienze e riflessioni “dall’interno” su cosa comporta il loro deficit nelle più comuni attività di vita; si tratta di veri e propri giornalisti freelance, ma troviamo tra loro anche un’attrice comica pluri-premiata (Francesca Martinez) e un DJ internet con la passione per il metal (Mik Scarlet).
Ouch! intende parlare della disabilità “così come è”, uscendo dagli eufemismi che caratterizzano altri siti specializzati. Nel panorama web britannico e non solo, infatti, abbondano siti in grado di fornire risorse informative di tipo socio-sanitario o simili; ma come attesta Rose, un disabile ha bisogno solo dell’1% del proprio tempo per raccogliere queste informazioni, mentre nel restante 99% deve vivere la propria vita. Da qui la scelta di parlare piuttosto di “vita, creatività, comunanze e una visione più ampia”, anche per contrastare alcune percezioni del mondo della disabilità che, magari affermandone la “preziosità”, ne tacciono il confronto quotidiano con la banale realtà.

Un rotocalco della disabilità
Colori sgargianti, titoloni, foto, disegni: Ouch! anche a un primo approccio non rientra nello stile grafico spartano, tipico dei siti di servizio, che si ritiene doveroso fornire al disabile – e tuttavia, come intuibile dalle caratteristiche del curatore e confermato dalla candidatura al premio specifico del BAFTA (British Academy of Film and Television Arts), il sito è nella sostanza pienamente accessibile, il che rappresenta già una sfida vinta su molti webmaster pigri. Inoltre, pur con alcune difficoltà a muoversi nella struttura un po’ caotica, è possibile trovare articoli su argomenti di ogni genere, dalla cultura ai problemi sociali e alla satira. Come in una vendetta della RAI sui cugini d’Albione, “di tutto, di più”. Il modello cui il sito sembra ispirarsi, a ben vedere, è quello del rotocalco, inteso non nella connotazione deteriore di giornaletto dedito a gossip e frivolezze varie, bensì nell’accezione originaria e più nobile di testata capace di dare a temi popolari una veste spettacolare ed iconica (se non letteralmente, nello stile graffiante ed aforistico di scrittura). Questo può spiazzare alcuni, perché un articolo regolarmente dedicato a una “Disability Bitch”, un personaggio famoso con disabilità di cui si evidenzia in modo semiserio perché sia “stronzo/a”, risulta decisamente inconsueto; tuttavia, proprio in questo stile sta la grandezza di Ouch!, perché in molti alberga la convinzione che dalla “vita vera”, trivialità e mediocrità incluse, occorra preservare chi ha un deficit (un po’ come si trattano i bambini?). Altri contenuti sono più tranquilli, ma non meno creativi: spicca ad esempio “The Vegetables”, cartone animato sulle vicende di una patata in un mondo di non-patate. Più tradizionale la rassegna stampa specializzata, con i link ai principali giornali on-line. Navigando qua e là, è comunque possibile trovare molti contributi di un certo interesse: esperienze di sci di una disabile motoria, usi terapeutici (e non solo) della marijuana, confronti tra i sistemi di salute mentale britannico e australiano. Il tutto con uno stile giornalistico e al contempo ricco di ironia, che non rende noiosa la lettura – al massimo la complica, se non siete di madrelingua inglese. Anche i servizi tecnicamente più vicini a quelli di altri siti se ne distaccano nella sostanza: “Access to go” è un database di segnalazioni sull’accessibilità di pub, ristoranti e nightclubs – il che ci ricorda come con una ragazza in carrozzina non dobbiamo per forza andare al museo, ma possiamo pure scegliere di ubriacarci di Guinness.
Gli aggiornamenti irregolari e la struttura poco chiara rendono fortemente consigliata l’iscrizione alla newsletter, per non lasciarsi sfuggire proprio l’articolo che interessa (anche perché recuperarlo con il motore di ricerca, come potete verificare, non è così semplice). L’interattività non finisce qui: sul sito sono presenti anche sondaggi, test (molto gettonato “quanto sei disabile”, con risultato in percentuale), bacheche elettroniche, ed in ossequio all’ultima moda Internet un weblog (“Crippled Monkey”, né più né meno che “Scimmia Invalida”) cui è possibile segnalare ciò che si muove nell’ambito della disabilità e dei media.

Spirito libero, humour nero
L’impressione che ci si fa della disabilità in Inghilterra, tramite la lente limitata ma illuminante di Ouch!, è soprattutto quella di una realtà vissuta come individuale. Per citare solo il segnale più evidente, è veramente difficile trovare negli articoli riferimenti ad associazioni di rappresentanza dei disabili, che invece in Italia sono preminenti nello sviluppo del discorso sociale sulla disabilità. Chi scrive sembra sottolineare il proprio sforzo personale di fronte alla società, rimarcando lo status di cittadino con diritti e con problemi quotidiani da affrontare, ed il suo obiettivo primario è raggiungere, più che una compiuta integrazione sociale, una sempre più piena vita indipendente.
L’atteggiamento individualista è notoriamente tipico delle società anglosassoni, ma anche senza scomodare Max Weber si possono trovare ragioni più specifiche per una simile condotta dei disabili. La storia dei servizi sociali nel Regno Unito è caratterizzata infatti dalla preponderanza delle charity organizations, associazioni per il sostegno delle categorie sociali più deboli che risalgono al XVIII secolo. Questo tipo di modello è entrato in crisi negli anni ’80, quando da un lato il paternalismo che reggeva gran parte delle charities è apparso sempre più inadeguato ai tempi, dall’altro Margaret Thatcher ha tagliato drasticamente le risorse per le politiche sociali. Oggi, pertanto, i disabili inglesi pongono in particolare rilievo i loro diritti civili prima che le loro necessità assistenziali – anche se, come un articolo di Ouch! a firma di Tom Shakespeare sottolinea, sembra giunto il momento di rivalutare il ruolo delle charities nel sistema sociale britannico. Il self-made-man-style dominante, almeno nel gruppo dei disabili “integrati” di cui fanno parte i redattori di Ouch!, pare essere causa ed effetto di un’attenzione sociale alle esigenze del disabile maggiore che nel nostro Paese: per fare un confronto sommario, Sunil Peck si lamenta dei ritardi e del sovraffollamento del trasporto pubblico londinese, Franco Bomprezzi di non poter utilizzare affatto quello milanese. Non si può però fare a meno di collegare a questa visione, che si traduce non di rado in un “uno contro tutti”, un’affermazione programmatica del curatore Rose, secondo cui lo stile del sito risponde al fatto che “i disabili hanno spesso un forte senso dello humour nero”.
In effetti, in molti testi di Ouch! si riscontra come la sfida tra disabile e la società tenda a risolversi in situazioni grottesche nella loro tragicità. Un esempio limpido di questo è l’articolo di Kristina Venning in cui, dietro l’ironica descrizione delle goffaggini di infermieri e oculisti di fronte ad una persona con deficit visivo, emerge, nitida ma mai drammatizzata, la sofferenza personale. L’humour nero è una scelta stilistica spesso vincente, specie raffrontata al pietismo che spesso affiora in molti dibattiti sulla condizione del disabile. È un segno positivo che David Blunkett, Ministro degli Interni cieco dell’attuale governo Blair, non sia un simbolo dell’“orgoglio disabile” come forse sarebbe in Italia, ma finisca dritto nell’irriverente galleria delle “Disability Bitches”. Tuttavia, provenendo tra l’altro da una nazione famosa per un umorismo di senso radicalmente diverso, questo amor del grottesco lascia sospettare che l’atteggiamento “muscolare” prima descritto di fronte alla discriminazione o all’indifferenza non sia necessariamente il più adeguato. In ogni caso, Ouch! costituisce un modello di cui occorrerebbe fare memoria ogni volta che chi parla di disabilità ad ogni livello, magari senza esserne direttamente coinvolto, è tentato di far leva sulle “corde del cuore” dei destinatari. Ancora pochi sono abbastanza coraggiosi, fuori dalle nicchie della pubblicistica sul tema della disabilità, da parlare dei disabili non necessariamente come vittime di una società ingiusta.

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