Organismi esistenti e organismi viventi - Superabile, Gennaio 2011 - 2

31/01/2011 - Claudio Imprudente
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Il 13 dicembre scorso è caduto l'anniversario dell'approvazione, nel 2006 da parte delle Nazioni Unite, della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ratificata definitivamente dall'Italia nel febbraio 2009. Pochi giorni prima, il 3, si è festeggiata, invece, la Giornata Internazionale dei Diritti delle persone con disabilità, una scadenza in vista della quale si preparano e presentano numerose iniziative, momenti di riflessione e di informazione. Insomma, una ricorrenza che consente di fare cultura con una visibilità tendenzialmente maggiore rispetto alla media annuale... Comunque, ogni "Giornata" si risolve appunto in "una giornata" e, come tale, ha vita breve: pur riconoscendone il valore non solo simbolico, non credo che meriti grande attenzione, al di là di quella che le dedicano anche i mass media più distratti...senza sottovalutare o ignorare ciò che di interessante i vari soggetti più o meno istituzionali organizzano in quella data.

Di ben altra portata è, invece, il peso politico e sociale della Convenzione delle Nazioni Unite. So benissimo che anche il ruolo dell'O.N.U. è da anni oggetto di discussione (necessaria) sui suoi meccanismi decisionali, sul peso attualmente non riconosciuto a nazioni e ad intere aree geografiche del mondo; di un mondo sempre più multipolare e la cui assenza di un centro definito necessita di un forma di governo super partes ad esso adeguata. Senza contare che spesso i documenti e le risoluzioni approvati dalle Nazioni Unite stesse non riescono ad essere vincolanti per chi dovrebbe sottoporsi ed adeguarsi ad essi. So altrettanto bene che riconoscersi attorno a diritti universali è un'operazione semplice solo a livello ideale, perché le basi culturali e di diritto non sono comuni a tutti: ed è un "salto" quantomeno illegittimo ritenere che le nostre siano a priori le più adeguate.

Ma, al di là di questo, l'importanza di un documento come quello approvato quattro anni fa e attorno al quale si era creato un consenso molto ampio è innegabile. Scrivere "nero su bianco" diritti e doveri delle persone disabili, recependo le legislazioni più avanzate in materia e non limitandosi ad una soluzione di basso profilo, è sempre un atto forte che può far crescere la cultura sul tema. Per alcuni, davvero, una base di partenza per sviluppare politiche ancora sconosciute.

A livello mondiale esiste una disomogeneità enorme nelle politiche "per" la disabilità; già a livello europeo è riscontrabile una varietà di approcci significativa. La Convenzione può essere, quindi, di grande aiuto in questo senso: rappresenta un cambio di paradigma, di cultura e di impostazione verso la condizione delle persone con disabilità che forse noi, dal nostro punto d'osservazione privilegiato, non possiamo apprezzare appieno, ma che altrove può assumere un rilievo sostanziale.

Come riportato proprio da www.superabile.it, peraltro, iIl Protocollo aggiuntivo prevede che a presentare segnalazioni e denunce al Comitato dei diritti possano essere anche persone singole o gruppi non nominati dagli Stati firmatari. Una forma di controllo "dal basso", da parte della società civile, assai apprezzata dalle associazioni dei disabili, che sottolineano la possibilità di sottrarre i ricorsi agli eventuali calcoli di tipo politico».

Inoltre (ed è la ragione per cui proponiamo oggi questo contributo e non in occasione dell'anniversario vero e proprio della Convenzione), pur con un anno e mezzo di ritardo dalla data prevista, a metà dicembre 2010 si è riunito per la prima volta l'Osservatorio nazionale sulle condizioni delle persone con disabilità. Si è trattato di un incontro prevedibilmente interlocutorio e preparatorio, ma, ricordiamolo, all'Osservatorio sono attribuiti compiti importanti, quali la promozione dell'attuazione della Convenzione O.NU.; la predisposizione di un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone disabili; la raccolta di dati statistici; la stesura di una relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità. Quindi? Il documento c'è, gli strumenti ci sono, le leggi ci sono...ma poi, e qui stiamo parlando anche della nostra nazione, le risorse per promuovere politiche degne di questo nome sono sempre le prime ad essere messe in discussione (restando ai casi recenti più eclatanti, al di là degli esiti finali, l'aumento della percentuale di invalidità per la pensione e il taglio indiscriminato di insegnanti di sostegno a fronte di un aumento pesante degli alunni disabili); l'inserimento nel mondo del lavoro è ancora occasionale e non assume mai i connotati di un meccanismo funzionante; l'accessibilità alla cultura e all'arte viene considerata quantomeno un aspetto marginale.

Come ha scritto un utente del sito www.disabili.com commentando l'ultimo Rapporto Istat sulla disabilità in Italia, «fa poco ben sperare nel Rapporto proprio lo scarto tra la consapevolezza teorica della dimensione sociale della disabilità e l'incapacità pratica di lettura del bisogno di soluzioni strutturali e non assistenziali e di strumenti e ausili per l'autonomia, la produttività, il benessere fisico e relazionale di cittadini che non vogliono essere né sentirsi "di peso"». Questo per dire che il dato legale, formale, va sempre misurato con le sue traduzioni concrete; anzi, direi che trova il suo senso solo nel momento in cui viene tradotto e trova la sua effettività, quando cioè porta ad un cambiamento tangibile. E' alla luce di ciò che è davvero reale che si possono valutare la qualità e l'attualità della Convenzione. Quantomeno, da circa un mese, l'Osservatorio non è più una previsione di legge, ma un organismo esistente. E speriamo "vivente". Scrivete a claudio@accaparlante.it. (Claudio Imprudente)