Lo sguardo del Sud - Odore di Madagascar

15/07/2011 - di Novella Parolari antropologa

L’odore del Madagascar all’inizio ti soffocherà. Penetrerà deciso nelle narici e uscirà incerto in colpi di tosse.
Rimarrai perso. Dove sono finito.
Poi lentamente quello stesso odore entrerà dentro di te. Diventerà il tuo profumo e non ci farai più caso.
L’odore del Madagascar avrà il colore rosso, come la terra. Piedi nudi e gonfi alzeranno nuvole di polvere. Sarà il rosso delle case di fango e del cielo al tramonto. Sarà un colore così invadente che presto ti darà la nausea.
Ma i tuoi occhi subito si poseranno nel verde. Lì troveranno pace. Sarà un verde accecante, che correrà in mezzo alle risaie degli altipiani e si fermerà nel fitto delle foreste di ravinala.
Sentirai odore di Madagascar mangiando manioca bollita in mezzo al gioco chiassoso di bambini. Ascoltando il rumore assordante della pioggia sui tetti di lamiera, o stringendo in mano un pugno di semi.
Annusando il ciclone in arrivo e correndo a piedi nudi sotto la fitta pioggia tropicale.
L’odore del Madagascar saprà di contadini che ritornano stanchi al calare del sole o di bimbi che cantano a squarciagola ingenue filastrocche.
Ne sentirai l’odore affondando i piedi nella melma e piegando la schiena per piantare le prime pianticelle di riso.
Incontrando ragazzi senza denti che il lavoro dei campi ha portato via alla giovinezza.
Zigzagando tra chi è escluso dal progresso e chi affannosamente lo rincorre in città.
O parlando con pescatori che hanno passato la notte in preda all’oceano.
Per sei mesi ti porterai quell’odore addosso, sulla pelle, tra i capelli, dentro la stoffa dei vestiti.
Ti salirà nella testa.
Te ne renderai conto solo quando scenderai dall’aereo in un qualche aeroporto occidentale. Ti siederai in attesa di una coincidenza.
Lì dopo un lungo viaggio, alzerai il petto, aprirai i polmoni e ingurgiterai un bel pezzo d’aria.
E non sentirai più nulla.
Oddio.
Dove sono finito.
Sarai nei non luoghi dell’occidente opulento. Sarai nel limbo che non ha odori, in attesa di tornare ai tuoi odori. Spazi vuoti e funzionali che sanno di impersonale e anonimo ti sovrasteranno. In lontananza ti giungerà solo una fragranza di detergente per pavimenti.
Camminando tra quelli che per te ormai non saranno altro che vazaha supernutriti e arroganti, mentre penserai a quanto sono supernutriti e arroganti, accadrà all’improvviso qualcosa.
Una bella signora, tailleur e tacchi a spillo, ti sorpasserà velocemente lasciando dietro di sé una corposa scia di profumo.
Solo allora te ne renderai conto.
Le pareti interne del tuo naso pizzicheranno, un sottile senso di bruciore ti farà il solletico.
Sentirai l’odore della chimica, che uscirà dalla gola con un colpo di tosse.
Allora prenderai un’ultima boccata d’aria e camminerai verso le hostess sorridenti che ti aspettano per l’imbarco.
Ricambiando il sorriso mostrerai i documenti.
Forse non sono pronto per tornare.
 

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Mondo e Terzo Mondo