Occhio alla barrierina d'oro - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Qualche giorno fa sono stato invitato a Pontedera per un corso di formazione. Gli organizzatori, membri di un’associazione, ovviamente sapevano che io mi muovo in carrozzina, e avevano cercato un albergo che potesse accogliermi senza barriere.
Arrivati in centro, vicino alla stazione ferroviaria, io e il mio accompagnatore rimaniamo folgorati da un enorme palazzo illuminato a giorno e che illuminava a giorno anche la piazzetta antistante. “Wow” – esclamai – “è così luminoso e scintillante che sarà nuovo di zecca. Avranno dato l’ultima mano di vernice al massimo ieri l’altro”.
Già il portone esterno mi ha fatto sorgere il primo dubbio: prima ancora di aprirlo si dovevano superare una grata sporgente e un tappeto “imperiale” alto otto centimetri. Un gradino peloso aggiunto proprio quando non ce n’era uno di cemento. Ma questo… pazienza! Un tappeto serve a far scena come i fari di cui parlavo…servono a far giorno di notte e a testimoniare grandezza e novità.
Abbiamo chiesto alla reception una camera accessibile. Pronta risposta: “Certo, ci hanno già avvertiti del suo arrivo. Ci hanno chiesto se l’albergo era accessibile, e lo abbiamo garantito. La stanza è già pronta. Al primo piano”. Dopo un viaggio di tre ore non era la stanchezza a richiedere di entrare nella stanza, ma il più classico dei bisogni fisiologici: la liberazione della vescica…gesto rivoluzionario come pochi altri, direte voi. Infatti, in questa vicenda, di glorioso c’è ben poco.
Andiamo per prendere l’ascensore e scopriamo che è così accessibile che anche una persona lievemente sovrappeso non sarebbe riuscita ad entrarvi. Figuriamoci una carrozzina di sessanta centimetri di larghezza. E anche se la porta d’ingresso fosse stata più larga, la profondità dell’ascensore era di circa mezzo metro, o poco più. Insomma, più che un ascensore sembrava uno di quei marchingegni che vediamo, a volte, nei film di fantascienza più stellari; uno di quei marchingegni in cui si entra uno alla volta in attesa che un raggio fotonico ci catapulti avanti o indietro nel tempo, o altrove nello spazio. Un ascensore monouso. Potete immaginare come sia dovuto arrivare al primo piano: un gradino alla volta, giro di ruota dopo giro di ruota…
Dovete sapere, e chi mi conosce lo saprà già, che non tendo ad occuparmi di accessibilità nel senso “stretto” e “fisico” del termine, ma in questo caso la malafede dei proprietari dell’albergo era così evidente che non ho potuto chiudere gli occhi o voltare le spalle. Mi hanno portato una sedia da giardino, una di quelle sedie bianche, di plastica, una di quelle alle quali cede una gamba un giorno sì e l’altro anche, e quello che è seduto fa uno schianto per terra all’improvviso. Certo, è auspicabile che sempre più luoghi, in particolare quelli d’uso pubblico, siano di fatto accessibili; intanto, però, ci basterebbe che i gestori di quelli che non lo sono abbiano il buon senso di riconoscere tale mancanza e di non mettere le persone con disabilità (e chi le accompagna) in situazioni così disagevoli che anche urinare richiede il possesso di abilità “circensi” e “contorsioniste”…
Sapete cosa ho pensato? Come il Gabibbo consegna il tapiro d’oro, io consegnerò la barrierina d’oro. Ormai moltissime persone sono dotate di una piccola viedeocamera nel proprio cellulare. Quindi, se vi capita di trovarvi in una situazione come quella nella quale mi sono trovato io a Pontedera… filmate, fotografate e inviatemi tutto.
Tutta la documentazione che riceverò potrebbe formare un prezioso archivio, utile a fornire informazioni sui luoghi che realmente sono in grado di ospitare un disabile e su quelli che invece sono sedicenti posti accessibili, in realtà non a norma.
Allora che aspettate? Prendete il vostro cellulare e andate per le strade della vostra città. “Occhio alla barrierina d’oro”, la nuova idea di Claudio Imprudente, potrebbe soppiantare il Gabibbo.
E che dire.. buona caccia a tutti. Attento Gabibbo!

Claudio Imprudente