O come Obiettivo

01/01/2002 - Paolo Guiducci

Diciamo la verità: il fumetto il più delle volte (nella maggior parte dei casi) non lo è. Preferisce girarci alla larga, dalla fredda oggettività dei referti medici senza pietà e infarciti di paroloni, per imbucare la strada dell’omissione quando non incappa in veri e proprio errori che non fanno bene né alla letteratura disegnata né ai lettori, investiti di informazioni tutt’altro che raccomandabili.
Di Efrem non si accenna neppure alla sua malformazione. Il piccolo protagonista di una bella storia di Nick Raider1 per ammissione della madre “non è un bambino normale”, tanto “bambino” da aver compiuto 25 anni e possedere sviluppati poteri sensitivi che gli permettono di entrare in contatto con qualcuno al semplice tatto e vedere squarci del suo futuro. Nonostante abbia una prostituta come amica, venga coinvolto nel suo omicidio e rischi lui stesso la vita prima di condurre l’agente del Distretto sulle tracce del misterioso assassino, la diversità di Efrem non è per nulla indagata. Non è funzionale alla storia, per il cui “normale” svolgimento sono già stati seminati indizi sufficienti.
A volte sono gli stessi protagonisti dei comics ad offrire di se stessi indicazioni imprecise e fuorvianti. “Scrittore lievemente handicappato” scriverà in una richiesta di aiuto (è alla ricerca di un assistente) Ron Litgow. Quell’avverbio è già un’ammissione di diversità, anche se camuffata e poco rispondente alla realtà, nel caso di Ron, dura, durissima da accettare, imprigionato com’è in un corpo sassoso da far invidia alla Cosa dei Fantastici Quattro. Per questo è diventato Concrete2, ovvero “un disabile – è la tesi di Daniele Brolli, il suo primo editore italiano – una creatura che vive in un mondo di normali e deve tutti i giorni fare i conti con barriere architettoniche e impedimenti legati ad un corpo diverso, gigantesco, pesantissimo e goffo”. Solo con il tempo accetterà la propria condizione, e questo non gli impedirà di giocare con la diversità altrui, quando – per farsi largo tra la folla ed evitare folli gesti di un umano invidioso e instabile – additerà quest’ultimo come ammalato di Adis3, seminando il panico tra la folla, del tutto ignara delle modalità di contagio e delle conseguenze che il virus dell’Hiv porta con sé. In seguito Concrete si pentirà dello stratagemma utilizzato, ma nel frattempo la sua cinica azione ha messo in luce l’ignoranza della gente anche nei confronti di una malattia così “famosa” come l’Aids.
D’altra parte perché meravigliarsi di tali atteggiamenti, quando è stato proprio lo stesso fumetto realistico-avventuroso a “delineare in termini vaghi e imprecisi le tipologie dell’handicap, ripiegando volentieri sul cliché della carrozzella e della sindrome di Down”? Più indirizzato ai bambini, Remì offre il fianco a questa raffigurazione. Remì4 e il piccolo Arthur, il ricco e sfortunato signorino, sembrano riproporre al maschile le situazioni che hanno per protagonista la celeberrima Heidi5 e l’amica del cuore Clara. Se dall’incontro con i rispettivi personaggi, eroi dei fumetti ma soprattutto divenuti famosi grazie ai cartoni animati, entrambi i bambini in carrozzella traggono giovamento, l’inesattezza medico-scientifica con la quale si tenta di spiegare la paresi (causata nientemeno che da una artrite acuta!) non fa altro che rimandare al’ipotetica guarigione. Così Clara vincerà il suo problema di natura psicosomatica e Arthur rinascerà in “un bel giovanottone pieno di salute”. Il “vissero felici e contenti” aspetta i giovani lettori poco più in là nella pagina. Peccato che la realtà qualche volta sia diversa, fatta di bambini colpiti inesorabilmente da malformazioni gravi e senza via di scampo se non quella dell’accettazione totale da parte dei propri genitori. Ispirato ad una storia vera, “Un bambino davvero speciale” pubblicato a puntate su il Giornalino6 è un bel esempio di fumetto-verità che non lesina spiegazioni mediche senza cadere nella pedanteria, anzi aiutando il lettore ad immedesimarsi nella psicologia degli adulti e del fratello del piccolo Tommaso.
Una rondine non fa primavera, recita l’antico adagio, mai così veritiero come nel nostro caso. A classificare con puntualità le raffigurazione offerte dal fumetto di stampo realistico-avventuroso è Giulio Cesare Cuccolini7. E il quadro offerto dal critico mantovano è tutt’altro che rassicurante. Questo genere tende infatti a: “drammatizzare la situazione dell’handicap e a fornire del disabile un’immagine di disperazione e, a volte, di indigenza a causa dell’abbandono in cui si sarebbe lasciato; a circondare l’handicappato e chi si relaziona con lui di un’atmosfera pietistica; a prospettare guarigioni o soluzioni miracolistiche per casi irreversibili; e far scarsissimi riferimenti alla conflittualità interiore del disabile; a ignorare i quotidiani problemi materiali dell’assistenza e quelli psicologici di chi assiste il disabile; a rafforzare, a volte, radicati e diffusi, ma infondati, luoghi comuni sull’handicap, come: il binomio deformazione fisica-abiezione morale, l’attribuzione al diverso di poteri paranormali, la tendenza a ‘spiegare’ certi casi di diversità in chiave magico-folcloristica, cioè come conseguenza di una colpa atavica da scontare”.
Didier Comes è magistrale nel descrivere atteggiamenti di questa natura. In Silenzio7, per esempio, l’omonimo servo muto è costretto a subire la dura repressione del padrone solo perché lo stregone chiamato a tenere lontane improvvise disgrazie, ha decretato di diffidare di quell’idiota pericoloso del servo, financo trattato senza troppi problemi da Abele Mauvy.
Gli “scivoloni” non mancano anche in chi dovrebbe far ridere o perlomeno divertire. La Disney, per esempio. Paperino pronuncia una falsità medica sulla meningite (“è quella malattia che fa diventar scemi, se non si muore”) inaccettabile nel 1955 ma ancora meno comprensibile quando è stata ristampata tale e quale nel 1978 ricevendo tacita conferma dal dotto Archimede e dai nipotini, ai quali – evidendetemente – la partecipazione alle Giovani Marmotte ancora non aveva sortito effetto8.
Chi utilizza le nuvole parlanti per mettere alla berlina raffigurazioni errate e fortemente discriminanti è Giancarlo Berardi. In Ken Parker, fumetto per nulla scontato e capace di assommare tecniche espressive straordinarie e tematiche adulte, ci ha regalato alcune pagine esemplari a questo proposito. Parlando di Orion, il protagonista affetto da leggera sindrome di Down di “Quando muoiono i titani”9, il sapientone di turno lo addita snocciola la sua versione. Li chiamano mongoloidi, la loro età resta ferma all’età di cinque-sei anni, e non campano a lungo. Siamo alla fine dell’Ottocento nei pressi delle cascate del Niagara, ma discorsi così poco rispondenti al vero sono in voga anche oggi più di quanto non si pensi. E allora ben venga un fumetto come Colla10, “il primo fumetto che racconta la sindrome di Down ai bambini” come recita la pubblicità. L’utilizzo del medium non sarà troppo professionale, ma il risultato è una metafora a vignette realizzata appositamente dal Centro Emiliano Problemi Sociali di Bologna per diffondere con simpatia e cognizione di causa una maggiore cultura circa la trisomia 21. Con la complicità di Colla, il pupazzo con il numero 47 stampato sulla maglietta, e attraverso la vicenda di Piero, è fatta giustizia di alcuni, inutili, stereotipi sul down.


1. C. Colombo e C. Nizzi – B. Ramella, “Immagini di morte”, Nick Raider n. 45, Sergio Bonelli Editore, febbraio 1992. Nick Raider è una serie gialla creata da Claudio Nizzi.
2. Concrete, l’eroe della nuova era, moderno e maturo personaggio creato dallo statunitense Paul Chadwich.
3. “Una poltrona imbottita di dinamite”, Concrete n. 5, Phoenix, febbraio 1997.
4. Classico/feuilleton tratto dal romanzo di Hector Malot (Senza famiglia) Remì narra le alterne fortune di un bambino lungo le strade della Francia. Della vicenda è stato tratto un cartone animato di successo nel 1977-78.
5. L’orfanella Heidi è un personaggio tratto dal libro di Joanna Spiri, successivamente diventato famoso come cartone animato realizzato nel 1974.
6. S. Sandri - M. Bertolotti, “Un bambino davvero speciale”, in il Giornalino, Ed. San Paolo, marzo-aprile 2001.
7. D. Comes, “Silenzio”, in Alter Alter, febbraio 1981.
8. G. Martina, “Paperino e il misterioso mister Moster”, ristampata in “I Classici di Walt Disney”, n. 13, pg. 64, gennaio 1978.
9. G. Berardi – I. Milazzo, “Quando muoiono i titani”, pg. 152, in Ken Parker numero speciale, Parker Editore, 1992.
10. Colla: un incontro straordinario, disegni Marco Materazzo, a cura del C.E.P.S. Bologna, 1998.

Parole chiave:
Creatività, Cultura