Nuove sensazioni

01/01/1994 - Viviana Bussadori

R. V., due sole lettere, una sigla per indicare un ambito tecnologico vastissimo; è la realtà virtuale, è il nuovo "media", è la nuova frontiera della conoscenza e della comunicazione. E', sicuramente per i profani, qualcosa dai contorni indefinibili, basti pensare alla quantità di applicazioni in cui viene sperimentata: architettura, intrattenimento, medicina, marketing, addestramento, solo per citare i più conosciuti.

Poi, accanto al progresso tecnologico, ci sono (ci saranno) i risvolti che la realtà virtuale determinerà rispetto ai nostri rapporti, alla nostra percezione del mondo...
Ma come possiamo definire la realtà virtuale?
"E' un ambiente - spiega Luigi Taruffi, vice-presidente della Società Italiana Realtà Virtuale - che può essere simulato o lontano e in cui ci si immerge sensorialmente. Nel primo caso si tratta di un ambiente creato artificialmente, nel secondo di un ambiente vero. La persona interagisce con questo ambiente, vi si sposta e può persino modificarlo)". "Per certi versi - spiega invece Ferdinand Vandamme del BIKIT (Babbage Institute for Knowledge and Information Tecnologies di Ghent in Belgio) - la realtà virtuale assomiglia a qualcosa che può essere
equiparato ad un film; anche in questo caso infatti si tratta di una realtà filtrata dalla nostra mente, l'uomo deve utilizzare la sua fantasia per crearsi una illusione della realtà".
Niente di nuovo dunque? In un certo senso è proprio così visto che la realtà virtuale utilizza tecnologie già esistenti da tempo (dai computer ai monitor). In particolare - spiega Francesco Antinucci dell'Istituto di Psicologia del CNR di Roma - si tratta "... dell'ultimo stadio di uno sviluppo continuo lungo due direttrici alla base di tutta l'evoluzione recente della tecnologia informatica: da un lato l'incorporazione dei mezzi visivi a livelli sempre più realistici (visione percettivamente reale), dall'altro, l'interattività sempre più spinta verso livelli naturalistici (azione motoria diretta".
II risultato è dunque una estensione dei nostri sensi che ci con sente ad esempio di esplorare ambienti lontani, irraggiungibili (pensiamo ai fondali oceanici) o semplicemente a noi reclusi perché non in grado di muoverci agevolmente. Stiamo parlando della telepresenza, ovvero della possibilità di entrare in contatto con situazioni realmente esistenti senza spostarci ad esempio dalla nostra abitazione. Quindi uno strumento indispensabile per effettuare ricerche, esplorazioni e addestramenti in situazioni pericolose eliminando ogni rischio. La realtà virtuale inoltre sta trovando molteplici applicazioni rispetto ad esempio alla riabilitazione e alla formazione delle persone disabili. In quest'ultimo settore in particolare - spiega Vandamme - è possibile fare sperimentare agli handicappati strumenti che ne agevolano il lavoro, macchine e
ausili che sarebbe molto costose acquistare senza poi avere la certezza che si adattano perfettamente alle loro esigenze. Inoltre per un disabile è possibile imparare ad esempio ad usare una carrozzina in tutte le situazioni tipo in cui in seguito può venirsi a trovare, senza però correre rischi circa la sua incolumità". Dal punto di vista tecnologico quindi siamo di fronte ad un notevole progresso, alla possibilità di ampliare enormemente le nostre conoscenze, di avventurarci in mondi altrimenti irraggiungibili. Ma, come sempre accade, ogni scoperta oltre alle conseguenze tecnologiche appunto, determina anche delle modificazioni ad un differente livello: quello del nostro modo di vivere, di comunicare con gli altri, di relazionarci al mondo. Quali i cambiamenti con cui dovremo confrontarci in un futuro che, alla luce della rapidità con cui la realtà virtuale si perfeziona, non sarà nemmeno troppo lontano? Non c'è il rischio che la realtà virtuale, intesa come ambienti e situazioni che il soggetto può scegliere e modificare, finisca per rappresentare una scappatoia di fronte alla realtà vera che invece, innegabilmente, è spesso dura e difficile da affrontare?
Per la cultura occidentale - risponde Ferdinand Vandamme - la sfida più forte è come assicurare che il mondo delle immagini non venga utilizzato solo per ipnotizzare ma anche per pensare; quindi occorre fare sì che la realtà virtuale diventi un beneficio in più. Comunque siamo consapevoli che si tratta anche di un pericolo in quanto aumenta la capacità ipnotica delle immagini e in quanto può determinare anche maggiore solitudine nell'uomo. Però - spiega Vandamme - siamo di fronte ad un passo simile a quello già verificatosi nella storia dell'umanità quando dalla comunicazione orale si passò alla comunicazione scritta, un fatto questo che ha determinato maggiore arricchimento culturale e al tempo stesso minori contatti tra le persone e quindi maggiore solitudine.
Indubbiamente più drastica la risposta di Luigi Taruffi: "E' un falso - sostiene - affermare che la tecnologia modifichi le situazioni sociali; tutto dipende da come gli strumenti vengono utilizzati. Relativamente alla realtà virtuale occorre pensare all'impatto sociale, all'impatto sulle persone e sul loro modo di lavorare, mentre si stanno facendo e sperimentando le diverse applicazioni".
D'accordo. Ma i rapporti interpersonali? Il sesso virtuale? L'eventuale fuga dalla realtà?
"Per me - spiega Taruffi - l'elemento essenziale è la qualità della comunicazione che a sua volta dipende dal contenuto dell'informazione; è questa la parte qualificante dei rapporti al punto che vedere per la prima volta una persona con la quale ho avuto diverse decine di rapporti telefonici non determina nessuna modificazione. Il sesso virtuale invece è qualcosa che suscita tanto interesse ma che è poi destinato a spegnersi nel giro di poco tempo, come del resto è già accaduto negli Stati Uniti. Ritengo però - afferma Taruffi - che per le
persone che vivono in maniera problematica la sessualità, intesa come possibilità di accedere a questa realtà, sia meglio la realtà virtuale piuttosto che niente".
L'impressione, dopo questo breve excursus nella realtà virtuale, è che possano delinearsi due fronti, una rivisitazione degli apocalittici e integrati descritti da Umberto Eco. "La realtà virtuale - afferma Luigi Taruffi - è sicuramente controllante ma, a mio parere, è anche poco controllabile nella misura in cui è in mano a individui che pensano mondi virtuali utilizzando la loro creatività". Comunque, come è giusto che sia, la ricerca va avanti. Non possiamo non sfruttare la realtà virtuale - sostiene Vandamme - perché altrimenti l'Europa sarebbe ben presto una colonia del sud est asiatico". Che si tratti di un fatto scientifico, politico, economico o qualcos'altro ancora poco importa. E chissà, forse tra pochi anni queste macchine fantastiche saranno diventate un bene di consumo, come la tv, come il computer o il cellulare; oggi comunque il costo va dai 20 milioni in su.

Parole chiave:
Informatica e tecnologie