Movimento musica e ricerca nelle diverse forme di prevenzione

01/01/2002 - Beatrice Bassini

Per stabilire un rapporto proficuo con i ragazzi e con i tossicodipendenti, occorre innanzitutto instaurare un linguaggio comune, privo di paternalismi e moralismi. Il lavoro del Centro “In&Out” di Sant’Agata Bolognese


DI COSA PARLIAMO?

Prevenire significa cercare di arrivare prima. Ma prima di cosa? Delle droghe? Della dipendenza? Dell’uso? Dell’abuso? Di un modo di usare la “merce” droga senza alcun criterio e consumisticamente?
Queste diverse prospettive del vedere la prevenzione riflettono modi diversi di concepirla e anche di attuarla.
Arrivare prima di droghe e dipendenza è nell’ordine della “missione impossibile” per un Ser.T.
Gli esercizi alla dipendenza solitamente cominciano presto, sono vari e articolati in varie forme, presenti nella quotidianità di una cultura e di un’educazione che ad esempio evita le frustrazioni o ci abitua a non pensare delegando il pensiero ad altri, nell’abitudine a funzionare per ricompense o punizioni, nel bisogno di sedarci dalle angosce attraverso consumi vari ed eventuali che vanno dagli oggetti ai farmaci e che non ci guida in una dimensione dove libertà o senso di responsabilità siano strettamente connessi.
La prevenzione ha anche questa prospettiva, più politica che sanitaria, più legata alla crescita di una società che alla salvezza di qualcuno.
I ragazzi che noi vediamo, dalle scuole, alla strada, ai centri giovanili, sono, come noi del resto e naturalmente meno di noi, assuefatti a molte cose: dal modo di percepire il divertimento al modo di percepire e curarsi il dolore. Possiedono “vizi e virtù”, esattamente come citava un convegno da noi (Ser.T. di S. Giovanni in Persiceto) organizzato nel ‘99, che presentava un “popolo” giovanile in parte condizionato fortemente dalla cultura dominante, per altri versi estremamente vivo, che ha ancora la forza di elaborare creativamente i condizionamenti e distanziarsi dal mondo adulto adottando linguaggi propri e indipendenti.
Come Ser.T. riteniamo di dover partire esattamente da questo “popolo” complesso e variegato, diversissimo dal nostro, per lavorare sulla prevenzione. Lavorare sul gap generazionale che si è creato in questi anni, malgrado gli adulti si vestano come i ragazzi, è uno dei nostri compiti.
Il nostro lavoro è innanzi tutto un lavoro su noi stessi, sui nostri pregiudizi e sulla nostra presunzione di aver “già vissuto” la loro età e, in secondo luogo, di crescita come adulti che si sintonizzano con i loro linguaggi senza scimmiottarli, con sincera meraviglia e curiosità, spianando la strada allo scambio e alla comunicazione.
Il lavoro di questi anni ci ha mostrato quanto il canale comunicativo con le nuove generazioni sia spesso stato intasato dai danni provocati da adulti giudicanti e paternalisti promossi da alcune agenzie educative quando non dai mass media, in particolare la televisione.
Dopo questo intervento primario, il lavoro successivo diventa quello di confermarsi adulti “credibili” che conoscono i contesti di consumo odierni, che conoscono le sostanze, i loro usi, i loro effetti e i loro danni, portatori, insomma di un “sapere” obiettivo, disponibile ad essere integrato con il loro “sapere”, dove non si intende spaventare né insegnare a nessuno, ma cercare di essere utili per saper come soccorrere un amico che sta male o capire quando si sta esagerando.
Proprio per questo motivo pensiamo che gli interventi di prevenzione riguardino tutti gli adulti coinvolti nel rapporto con i ragazzi, e per questo sollecitiamo spesso le scuole ad organizzare formazioni ad hoc per insegnanti e genitori, anche se a tutt’oggi gran parte del lavoro che ci viene richiesto e che ci troviamo a fare è soprattutto con i ragazzi.
L’ultimo punto riguarda gli strumenti che utilizziamo nei contesti della prevenzione, che sono spesso diversi e che rispecchiano la creatività del gruppo di lavoro impegnato nell’intervento: abbiamo realizzato, nel limite del possibile, progetti variegati e a volte stravaganti, utilizzando musica, telecamera, videoregistrazioni o mixaggi di varie forme comunicative.
Quest’ultimo punto, a nostro parere, è il più importante.
È indispensabile, per il successo di qualsiasi iniziativa che riguardi i giovani, nel rispetto di identità, gusti e scelte, riuscire a divertirsi insieme a loro, utilizzando spesso l’ironia e sfruttando alcune alchimie, in una simbolica “danza” che festeggi la vita e la morte.


CAMMINO E PROSPETTIVE

La prevenzione dell’uso e dell’abuso di sostanze, di tutela della salute, di sostegno agli operatori che si occupano di pre- e adolescenti per noi, Ser.T. di S. Giovanni in Persiceto, inizia nel 1996.
Inizia con un corso di informazione per referenti alla salute delle scuole medie e superiori, prosegue con interventi nelle classi strutturati soprattutto nel promuovere informazioni corrette sulle sostanze, ma anche creatività, opportunità, ironia. Altri sono stati gli interventi con i docenti e ancora gli incontri all’interno di gruppi organizzati di giovani del nostro territorio.
Dal 1998 ideiamo il Progetto “Al di là del muro”, finanziato fino a oggi dalla Regione Emilia-Romagna, per offrire sul territorio una possibilità per i ragazzi di essere guidati o di trascinarci con loro nelle loro esplorazioni del mondo, comprese le droghe. Il nostro atteggiamento è accogliente, il più possibile in sintonia con il loro mondo, non giudicante ma anche non collusivo soprattutto per ciò che riguarda i comportamenti cosiddetti “a rischio”.
Il Centro di S. Agata denominato “In & Out” è solo una piccola stanza da reinventarsi, da allestire e arredare. Per questo lo slogan del luogo sarà “Reinventiamoci tutto ciò che non ci piace”. Opportunità di divertirsi, di costruire un punto di riferimento, di avere informazioni sulle droghe in termini di riduzione del danno (in un territorio di grandi consumatori).
Mentre l’anno 1998-99 è stato dedicato alla definizione dello spazio, dei tempi e dei compiti del Centro giovanile, a carattere ricreativo con spazi di consulenza-ascolto, sulla conoscenza degli strumenti e degli operatori, sulla costruzione degli angoli ricreativi e culturali, gli anni successivi sono dedicati invece ai contenuti specifici e caratteristici di quello spazio su quel territorio.
Per far questo abbiamo definito compiti e collaborazioni tra Servizio Sociale, Ser.T., Comune, Associazioni di volontariato del territorio, stabilendo gli orari e le fasce di età a cui ogni ente si rivolge.

Mentre gli spazi ludico-ricreativi aperti a tutti sono stati essenzialmente concentrati in 2 (in certi periodi anche 3 o 4) giornate in orario tardo pomeridiano e serale (17.30-23.00) con la presenza a turno di due educatori e 2 operatori della notte,lo spazio dedicato all’ascolto è stato collocato nella giornata del mercoledì pomeriggio a cadenza quindicinale; presente è la psicologa Ser.T., coordinatrice del progetto, ma viene dichiarata la disponibilità per appuntamenti in qualsivoglia altro orario telefonando in Servizio.

In suddetto spazio vengono convogliati dal nostro Servizio anche tutti gli invii per art. 121 e 75 (DPR 309/90) di soggetti sotto i 35 anni per sostanze diverse dall’eroina.
Tutti gli anni diamo la nostra partecipazione e il nostro contributo organizzativo a varie iniziative musicali organizzate sul nostro territorio dall’Associazione di volontariato “Attraverso” (almeno 3 ogni anno) e in particolare a “Sonica”, dove dal 1998 si allestisce uno spazio soft anche detto “chill out” con bibite analcoliche, massaggi, materiale informativo su sostanze e HIV.

Abbiamo realizzato 2 video, ma mentre nell’arco dell’anno 98-99 il lavoro documentato riguardava le interviste ai ragazzi e la realizzazione del centro giovanile ed è stato realizzato dall’agenzia Ethnos, in particolare da Sandra De Giuli, quest’anno il video è stato costruito in maniera più attiva dai videomaKer, Raffaele Ranni e MirKo Pellizzaro, e da un gruppo di ragazzi frequentatori del Centro giovanile.
La realizzazione di questo video si è perciò nutrita di una maggiore consapevolezza da parte dei ragazzi degli strumenti utilizzati e del loro possibile utilizzo, di una scelta più libera dei temi da affrontare e della loro esplorazione di altri spazi, di altre città e di altre realtà da comprendere più a fondo. È stato perciò definito come “Videopercorsi”.
È importante per noi sottolineare che gli stessi videomaker citati hanno realizzato i video-live-set nelle rassegne musicali e stanno collaborando al lavoro con le compagnie di strada su un progetto del Comune di S. Giovanni e del Servizio Sociale del nostro territorio. La scelta di strumenti di comunicazione comuni tra le entità del territorio per noi sta ad indicare l’avvio di un processo di avvicinamento al mondo giovanile che tiene conto delle innovazioni tecnologiche, dei nuovi linguaggi, ma anche di un atteggiamento più disincantato, meno paternalistico o pedante, più immediato e spontaneo da parte degli adulti e degli operatori che a vario titolo si occupano di giovani.

Abbiamo imparato moltissime cose tentando di raggiungere gli obiettivi che ci eravamo dati in termini di pensiero critico e costruttivo, uscita dalle logiche del consumo indiscriminato e della passività, maggiori informazioni corrette sugli argomenti “tabù” e contatto significativo con un popolo per lo più sconosciuto dalle istituzioni.

Dopo il ciclo di incontri tenutosi da febbraio a maggio ’99 denominato “La cultura giovanile: vizi e virtù”, a S. Agata abbiamo organizzato 5 incontri presso il Centro giovanile “In&Out” rivolti ad operatori o adulti che, a vario titolo, vogliono occuparsi delle nuove generazioni. Il titolo era “Per capire la metamorfosi”e i partecipanti sono stati 11.

Numerosi i contatti con il Gruppo Abele di Torino, che dalla nascita supervisiona il nostro lavoro, e con realtà che si muovono come noi alla ricerca di contatti con i più giovani e in termini di riduzione del danno.
Di Servizi “altri” c’è bisogno. La prospettiva futura è che il Comune si impegnerà, a partire dal prossimo anno, in questa direzione appropriandosi maggiormente del progetto.
Il coordinamento delle iniziative, delle attività e del Centro potrebbe essere affidato a un educatore-coordinatore del Comune, mentre al Ser.T. resterebbe il compito della disponibilità del resto del personale presente nella struttura, della formazione, della consulenza. La situazione che si andrebbe a configurare sarebbe così più consona ai nostri relativi compiti istituzionali.

L’approccio ludico, le modalità di comunicazione schiette e ironiche, l’uso di strumenti vari tecnologici e non, si è finora dimostrato produttivo in termini di frequenza (circa 30 ragazzi ogni sera) ma anche di partecipazione, di qualità del rapporto tra pari e con gli adulti, e soprattutto nei colloqui di consulenza-ascolto dove un atteggiamento non giudicante e non punitivo ma fermo e “pulito” ha permesso a molti ragazzi di trovare un punto di riferimento importante in quel territorio.
Pensiamo di continuare un lavoro di rete nazionale sui temi dell’adolescenza, i giovani, i comportamenti a rischio, gli abusi e soprattutto di dialogo e costruzione di nuove prospettive.
A questo proposito, il lavoro con le scuole è diventato di anno in anno sempre più impegnativo ma ha anche dato buone risposte, e speriamo in futuro di coinvolgere sempre più adulti anche tra gli insegnanti e i genitori che colmino i loro vuoti informativi rispetto a droghe e HIV, aiutandoci in un lavoro che a volte ci sembra titanico.