Movimento arcaico

01/01/2002 - Massimo Mondini

Ogni persona può stare meglio, ogni persona ha degli ampi margini di miglioramento
Ogni tanto, come provocazione, mi capita di sostenere che, rispetto alle abilità degli uomini primitivi, siamo tutti portatori di handicap: innanzitutto, per la rigidità muscolare che contraddistingue i “civilizzati”, potremmo essere definiti spastici in contrapposizione alla scioltezza di un corpo integrato; inoltre siamo fortemente ipovisivi: non dimentichiamo che i nostri dieci decimi sono quasi cecità rispetto alla vista dei Boscimani che a più di 600 metri identificano le tracce di un animale da un solo filo d’erba spezzato mentre magari stanno guardando da tutt’altra parte. Non parliamo poi del fatto che non riusciremmo a mantenere il loro passo nelle marce di trasferimento, nemmeno se disponiamo di un valido fondo atletico, a causa della nostra deambulazione scoordinata e inefficiente: potremmo considerarci deficitarii nelle abilità di spostamento…(si consideri poi che oltre a tali handicap fisici, rispetto alle popolazioni che mantengono uno stile di vita primitivo mostriamo una certa inclinazione alla nevrosi e alla psicosi) insomma probabilmente, se vivessimo con loro, essi istituirebbero la figura dell’assistente per noi.
Quale sarebbe la nostra reazione? Forse un po’ di scoraggiamento, forse vorremmo che ci venisse dato tempo e modo di apprendere le abilità necessarie… e le apprenderemmo perché in qualche modo “le abbiamo dentro”.

Cambiare paradigma

Le potenzialità intrinseche dell’essere umano mi hanno sempre affascinato, per me è avvincente pensare che record “impossibili” vengano battuti, che malattie inguaribili vengano superate, o anche solo che, col metodo adeguato, si possa apprendere con relativa facilità una lingua straniera o qualunque altra abilità. Da anni, dunque, il mio lavoro è centrato sullo sviluppo del potenziale umano: aiuto le persone a capire e a realizzare la loro reale e primitiva abilità d’apprendimento, sia sotto il profilo motorio che sotto quello emozionale/attitudinale: la percezione dell’essere arcaico che vive in ogni persona mi ha insegnato ad intendere ogni essere umano come un insieme di potenzialità e non come un insieme di patologie; tale approccio è ancora più vero nel mondo di ciò che generalmente chiamiamo handicap.
Chi ha subito un trauma o una malattia che ha lasciato delle conseguenze debilitanti più o meno gravi deve, prima di tutto, realizzare che molto del suo potenziale, che prima della crisi non era stato attivato, può ora venire utilizzato non solo per coadiuvare il processo di guarigione ma anche per apprendere nuove interessanti abilità. Il processo di crescita e maturazione personale è semplicemente “automatico”, dura tutta la vita ed avviene senza sforzo cosciente; il nostro sistema è calibrato per il continuo apprendimento e per l’evoluzione. Quando espongo tale concetto molti obiettano, facendomi presente che, se realmente fosse così, si starebbe tutti bene e saremmo tutti “buoni”, mentre sappiamo che in pratica non è vero. Il punto è che, molto più spesso di quanto crediamo, c’impediamo letteralmente di apprendere nuovi modelli di comportamento o ci blocchiamo, evitando di sperimentare risorse che poi si rivelerebbero utili: il tutto avviene a causa di interferenze presenti nell’ambiente che ci circonda e nell’ambiente che abbiamo dentro: una volta eliminata, o meglio, evoluta l’interferenza procediamo tranquilli verso un modo di esistere migliore e più funzionale.

Apprendimento, socialità e salute

Molti aspetti del processo di guarigione possono essere considerati come apprendimenti. Imparare nuove abilità è un aspetto fondamentale per il superamento di un momento difficile, come può essere la riabilitazione dopo un trauma. Ad esempio, se durante la riabilitazione di un arto impariamo, o meglio, re-impariamo, a respirare naturalmente, in maniera completa, utilizzando cioè al meglio la funzionalità degli organi preposti, tutto il nostro organismo ne avrà un beneficio tangibile: infatti i tanti processi organici collegati in qualche modo a tale funzione ne trarranno giovamento, anche i processi del pensiero. Quindi, un organismo che funziona meglio si riprenderà prima e meglio di come sarebbe avvenuto se fosse stato trattato solo l’arto in questione, poiché tutte le istruzioni inconsce che portano alla guarigione non trovano ostacoli di sorta.
Purtroppo la nostra naturale predisposizione all’apprendimento spesso si ritrova bloccata a causa di alcuni modelli comportamentali acquisiti nella famiglia d’origine o dal contesto sociale; comunque, sapendo come fare, non è poi così difficile oltrepassare tali ostacoli.
Come accennavo, il primo salto di qualità consiste nel ragionare in termini di opportunità e di risorse invece che di stasi e di ostacoli. Ad esempio potete pensare ad un vostro “punto debole” in due modi: il primo è quello standard tipo: “Sono un disastro in cucina” il secondo può essere: “in cucina ho ampi margini di miglioramento!” Ora pensate a un vostro punto debole e provate a ripetervi un po’ di volte la prima frase (naturalmente adattando il contenuto): percepite che emozione vi dà, che pensieri vi suggerisce ecc. Poi ripetetevi invece la seconda, sentite la reazione e notate le differenze. Esistono centinaia di modi per orientarci verso una percezione di noi stessi e degli altri più produttiva, questo è solo uno.
Una cosa che rilevo costantemente durante le mie consulenze è che non si può scindere l’integrazione corporea o psicofisica dall’integrazione sociale…. Sembrano due cose molto diverse ma non è così: se un nucleo sociale è “problematico”, è molto difficile che i suoi componenti siano in salute e gioiosi. La socialità e quindi la comunicazione, intesa come serena e continua interazione con gli altri, può considerarsi uno dei fattori basilari per la nostra salute; attraverso continue azioni, dirette e indirette l’ambiente esterno influenza e modifica l’ambiente interno.

Insieme

Il nostro modello culturale ci ha purtroppo condizionato ad un etichettamento delle persone in base a fattori esterni, identificando un essere umano attraverso un sostantivo riferito ad una condizione socio-economica, tribale, razziale, sessuale, sanitaria o relativa all’età. Non sostengo assolutamente che tali fattori siano da ignorare o che non abbiano peso sull’identità della gente; vorrei solo riflettere un attimo sul come essere etichettati o catalogati porti alla separazione, all’emarginazione. Non solo porta alla separazione “sociale” in classi o quant’altro, ma crea distacco anche all’interno di gruppi e di nuclei familiari.
L’esclusione è credo uno dei massimi motivi possibili di sofferenza per un essere umano. Lo è ancor più se chi viene, anche solo parzialmente, emarginato risente già di una condizione sotto certi aspetti deficitaria come ad esempio uno stato patologico o un handicap.
In un momento di sofferenza sentire l’appoggio di altre persone è forse la cosa più importante; lo stare assieme da sicurezza, avere amici e parenti vicino che cercano di comprendere la nostra situazione e di esserci di aiuto ha un valore inestimabile.
In momenti di non sofferenza, come appunto possono essere quelli ricreativi o di apprendimento, la condivisione è altrettanto importante: la comunicazione è un riscontro oggettivo fondamentale per l’evoluzione ed il proseguimento di uno stato emozionale positivo.
Pertanto, se si vuole ricercare una vera crescita e maturazione personale, è necessario intenderla in termini di apertura e condivisione con una comunità quanto più possibile ampia ed eterogenea.
Per concretizzare i concetti esposti non occorre altro che stimolare la nostra abilità di apprendimento con tecniche e modelli specifici nel contesto di una comunità formata da persone con storie ed esigenze differenti.

I fondamenti teorici

Il Movimento Arcaico vuole ripristinare l’originaria fusione mente-corpo, imparando a gestire il proprio organismo in modo da ottenere energia dall’attività invece che consumarne. Lo fa utilizzando un insieme di movimenti primitivi tipici della gestualità arcaica dell’essere umano, nati dall’osservazione degli uomini delle popolazioni primitive e dell’uomo comune una volta che trova la propria potenzialità ottimale di espressione psicofisica. Inoltre il metodo è completato da tecniche estrapolate - tra le altre - da Yoga, Qigong e Capoeira e basandosi sulle ricerche di alcuni geniali pensatori occidentali quali l’abate Knaipp, Moshe Feldenkrais, Ida P. Rolf e Richard Bandler.
È su queste basi che il Movimento Arcaico costruisce i suoi principi fondamentali del benessere:
Mente e corpo sono un unico sistema.
Ispirandosi a quest’imprescindibile principio, ogni esercizio corporeo è connesso ad una attitudine mentale. Non esistono esercizi solo fisici o solo emozionali: ad ognuno verrà insegnato come ottenere la massima sinergia mente-corpo.
Il movimento del corpo, se non strettamente funzionale alla sopravvivenza, deve essere piacevole e/o divertente.
Risulta infatti molto più produttivo, in termini di integrazione psicofisica, l’esercizio svolto per un obiettivo presente e immediatamente riscontrabile, rispetto ad uno sforzo cosciente praticato ai fini di un risultato futuro, sia esso in termini di salute, di estetica o di performance sportiva.
Tutti gli esercizi del sistema hanno come linea guida il piacere dell’esecuzione o l’approccio ludico.
L’entità e la durata dello sforzo devono essere calibrate sulle effettive possibilità della persona.
Ciò è importante non solo per rispettare il principio di ricercare il piacere nell’esecuzione, ma soprattutto per permettere all’organismo di apprendere nuove abilità in tutta sicurezza, senza accumulare microtraumi, nocivi al tono generale ed al rapporto mente corpo. Il nostro organismo percepisce come una violenza ogni richiesta di sforzi intensi non motivati: per questo il Movimento Arcaico insegna a trarre energia dal movimento e dal lavoro corporeo, non a consumarla. L’intensità e la durata degli esercizi aumenteranno costantemente e gradualmente proprio perché sarà il corpo stesso a chiederlo.

Principi metodologici e operativi

Il metodo è costituito da un principio di ricerca che ne ha plasmato l’intima essenza e che ha impostato il principale insieme di pratiche; tale principio è la ricerca del gesto arcaico.
La pratica dei movimenti arcaici conferisce un’ingente somma di stimoli ai centri motori; essendo il corpo a contatto con un ambiente sempre morfologicamente diversificato si renderanno necessarie continue operazioni di adattamento, la maggior parte delle quali avvengono al di fuori del controllo cosciente.
Dato che la pratica di tali movimenti impegna già interamente le catene cinetiche, gli ulteriori stimoli, come i già citati ambientali, o altri appositamente introdotti, incrementano il livello di coordinazione richiesta tra le qualità atletiche portando il praticante ad una attivazione dell’apparato propriocettivo impensabile attraverso la pratica degli esercizi tradizionali.
Il presupposto teorico al quale facciamo riferimento è la capacità dell’essere umano di recuperare una serie di qualità motorie tipiche della sua specie che vengono mutilate o inibite dallo stile di vita moderno, impoverito da autocostrizioni fisiche e mentali.
Il mezzo attraverso il quale ci proponiamo l’ottenimento di questi obiettivi è costituito da un insieme di pratiche esplorative tra le quali spicca il ripristino del movimento arcaico.
L’esecuzione di una gestualità archetipica, nella quale il coinvolgimento delle catene cinetiche corporee è pressoché totale, attiva una serie di risposte di adattamento da parte dell’organismo che portano importanti risultati nei termini di integrazione psicofisica.
Per ottenere i risultati migliori e per evitare eventuali (improbabili) infortuni basta attenersi scrupolosamente sempre e comunque alle seguenti indicazioni

Giocate.
Il gioco, inteso come moto spontaneo alla gioia ed al piacere, è la componente fondamentale di una vita equilibrata. Chi smette di giocare diviene presto triste o aggressivo, facile preda dello sconforto, dello stress e delle malattie. Quindi se volete praticare il movimento arcaico sotto forma di giochi campestri ne conseguirete ancora più gioia e salute.
Mantenete un atteggiamento sereno
Non è necessario confrontarsi né con altre persone, né con le vostre aspettative. Durante la pratica delle esperienze, ogni persona reagirà diversamente a seconda delle proprie condizioni attuali e della propria storia personale. Nel movimento arcaico non esiste competizione (a meno che non la vogliate). L’obiettivo più importante è il benessere. Giocate sempre molto serenamente.
Abbiate grande fiducia nella vostra capacità di apprendimento.
La vita è apprendimento! Tutti, nell’arco della nostra, vita abbiamo imparato, in maniera cosciente o meno, attitudini e abilità che, per chi non le possiede possono sembrare sovrumane. Quando veniamo alla luce impariamo a respirare, è una questione di contesto, ci adattiamo. Quando camminiamo in un bosco ottimizziamo il nostro modo di muoverci. L’apprendimento è un processo naturale.
Lasciate fluire le emozioni.
Il termine emozione deriva dal latino: “e movere” (muovere da). Ciò già indica quindi un movimento: a me piace pensare alle emozioni come E-mozione, dove la E sta, come in fisica, per energia: quindi mozione, movimento di energia. L’energia non è fatta per star ferma, l’energia è fatta per scorrere, per trasformarsi; e così lo sono le emozioni. Le esperienze proposte, integrando gli aspetti corporei, mentali ed emozionali della persona, probabilmente smuoveranno qualche emozione; prendetene tranquillamente atto, non soffermatevi più di tanto ad analizzarle, lasciate invece che il vostro corpo le metabolizzi, le lasci evolvere e maturare proprio attraverso il movimento.
Considerate le vostre capacità arcaiche come un territorio da esplorare.
Noi tutti possediamo delle capacità che non siamo consci di avere: avviciniamoci a tali risorse con spirito indagatore, con curiosità. Attendete le sensazioni corporee e le emozioni che proverete con apertura mentale, siate pronti a lasciarvi stupire dallo sviluppo di nuove abilità. Esplorate con l’atteggiamento di chi, nei tempi andati, si recava in territori completamente sconosciuti per cercare nuove risorse, per tracciare nuove mappe o per vedere altre forme di vita, si trattasse di flora, fauna o altre genti. Paradossalmente ciò che non conosciamo, in questo caso, è il nostro potenziale; il viaggio è altrettanto affascinante e… le risorse ci sono sicuramente.
Fate sempre un po’ meno rispetto a quello che vi sentite di fare.
Scordatevi il motto no pain no gain (“niente dolore niente risultato”), che per anni ha forgiato la cultura dell’allenamento fisico, facendoci credere che un corpo piacevole e funzionante si potesse ottenere solo attraverso lo sforzo, il sacrificio e il dolore.
Tale forma di pensiero ha allontanato molte persone dalla pratica di discipline corporee o sportive, facendole sentire pigre, inadeguate e deboli di carattere. In realtà il movimento può e deve essere piacevole. La prime regola da osservare affinché sia così è riappropriarci del nostro istintivo senso della misura, imparando a riconoscere quando il piacere sta per divenire sforzo e fermandoci prima. Qualche pausa in più non vi allontanerà dai risultati, anzi acquisirete così un più alto stato di coscienza per ciò che riguarda le vostre possibilità e i vostri limiti, che poi, con la pratica, si sposteranno sempre più in là. Naturalmente, quando lo si desidera, si può affrontare anche l’esercizio impegnativo, ma ciò deve essere fatto per puro piacere, mai per “autoimposizione” e comunque rispettando attentamente i nostri limiti.
Nelle esperienze indicate come “esperienze morbide” eseguite ogni movimento lentamente cercando la massima consapevolezza.
I movimenti molto lenti e delicati sono una manna per la nostra intelligenza motoria, essa infatti in tal modo ha la possibilità di interrompere e modificare schemi di movimento abituali logoranti e dannosi, evolvendo in qualcosa di più economico elegante ed efficace. Per far ciò è sufficiente muoversi molto lentamente, in maniera da avere il tempo di portare la nostra coscienza su aspetti solitamente trascurati come ad esempio le risposte di altre parti del corpo non direttamente coinvolte o la respirazione, o ancora l’allineamento della schiena, ecc.
Rispettate la soggettività dell’apprendimento.
I movimenti arcaici c’insegnano che in quanto homo sapiens sapiens disponiamo di potenzialità straordinarie, tipiche esclusivamente della nostra specie. Ciò non deve però trarre in inganno inducendoci a pensare che la gestualità arcaica sia uguale per tutti. Non credo che esistano due uomini o due donne uguali su questo pianeta; per ciò, essendo il movimento una qualità che esprime e riflette le nostre caratteristiche corporee, mentali, vibrazionali, eccetera, ovviamente esse sarà differente da persona a persona. Vi è inoltre da aggiungere che ognuno ha un modo suo per imparare, una propria strategia inconscia di apprendimento; pertanto, anche se le qualità da ripristinare sono prototipiche, le molteplici strade per arrivarci differiscono da persona a persona.
Rispettare la propria soggettività può inoltre farci imparare a rispettare quella degli altri, aprendo così la nostra mente, rendendoci persona migliori, meno inclini al giudizio e più alla collaborazione.
Una volta acquisite le abilità di base, cercate di aumentare quanto più possibile la vostra creatività.
Il movimento arcaico, sotto certi aspetti, sembra essere più o meno il contrario della ginnastica comunemente intesa: infatti non ci si dovrebbe mai sforzare di far assomigliare un proprio gesto a un modello ideale predefinito, non vi è formalità; si ricerca invece la naturale espressione della fantasia propria del nostro corpo.

L’autore
Massimo Mondini collabora attivamente con atleti e società sportive come consulente sull’integrazione del movimento e delle rappresentazioni mentali. Tra i suoi interlocutori troviamo alcuni atleti olimpionici della nazionale italiana di sci e di canottaggio, numerosi agonisti di ogni sport; collabora inoltre col Centro Documentazione Handicap di Bologna e con la fondazione Alessio Tavecchio di Monza.

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