Metodi attivi

01/01/1997 - Giampaolo Mazzara

Tra gli ambiti in cui lo psicodramma mosse i suoi primi passi, quello psichiatrico costituì sicuramente uno dei più significativi. "Questo tipo di approccio prevede non soltanto di riconoscere e di valorizzare le componenti emotive ed affettive della personalità del paziente, ma anche quelle lo stesso operatore psichiatrico"

La molteplicità dei riferimenti teorici e l’ampia differenziazione tra metodi oggi presenti sulla scena terapeutica internazionale non ci può far dimenticare che è proprio con lo psicodramma che i metodi attivi si presentano nella loro dimensione clinica e cominciano a far parte della pratica psicoterapeutica contemporanea.Dal primo momento in cui ho iniziato ad utilizzare lo psicodramma in ambito psichiatrico, sono stato obbligato ad un profondo lavoro di riadattamento, non solo tecnico, ma anche personale.Ciò ha favorito un’evoluzione dell’intervento che lo ha alleggerito di quanto risultava superfluo o indotto dalla mia formazione culturale e dalle mie aspettative.Un tale processo di adattamento creativo ha dato buoni risultati e mi permette di individuare l’efficacia dello psicodramma in ambito psichiatrico su tre livelli tra loro connessi ma con caratteristiche ben differenziate.
Un mezzo per facilitare la comunicazione e per la diagnosi.
Durante lo svolgersi di una sessione di psicodramma, si realizza una circolarità veramente efficace che, a partire dal clima di spontaneità e di empatia presente nel gruppo, favorisce l’espressione libera dei propri vissuti e delle proprie opinioni, sia con modalità verbali, sia utilizzando altri mezzi più opportuni o congeniali.Il gruppo assume un valore centrale: funge da amplificatore dei sentimenti e dei desideri, contiene i timori e le angosce, permette di condividere difficoltà, emozioni, problemi.Contrapponendosi alla funzione definitoria della diagnosi che spesso diviene prevalente in ambito psichiatrico, lo psicodramma può venire utilizzato al fine di realizzare una integrazione delle informazioni emerse in diversi momenti della vita del paziente, restituendogli una dimensione storica ed evolutiva altrimenti banalizzata. Ciò permette di confermare e verificare le risorse e le modalità nuove emerse dal paziente ed individuate insieme ai medici.

Uno strumento terapeutico

Nella mia pratica clinica, posso notare come durante lo svilupparsi del processo terapeutico, e talvolta persino all’interno di un’unica sessione, si passi dalla esplicitazione di situazioni conflittuali e dalla evidenziazione dei nuclei problematici personali, ad una progressiva rielaborazione che va a costituire, assieme ai successivi interventi territoriali, una strategia che favorisce la rappresentazione organizzata dei sentimenti e delle emozioni che riemergono dal buio e dal groviglio interiore e si vanno strutturando attraverso il coinvolgimento globale del paziente. Questi elementi si intrecciano con le risorse personali, individuate sia nel proporre le proprie tematiche, sia nel partecipare assumendo ruoli ausiliari, sia nella condivisione con gli altri compagni di esperienza.La globalità e l’unitarietà, riconosciute e favorite in ognuna delle persone con cui si opera, rappresentano il punto di partenza dell’approccio al paziente, così come dell’antropologia su cui si basa il senso stesso dell’incontro con l'altro".
Gli aspetti fondamentali e gli elementi costitutivi dello psicodramma traducono concretamente la possibilità che l’identità trovi sulla scena terapeutica lo spazio ed il clima emozionale per scoprirsi, conoscersi, proporsi, confrontarsi ed organizzarsi.Questa specificità assume un grande rilievo quando l’intervento sia rivolto a persone affette da patologie psichiatriche; esse si presentano frammentate, spaccate al proprio interno e separate da chi le circonda, con un corpo muto che sorregge senza esprimere e, almeno apparentemente, senza sentirePiù volte mi sono reso conto di essere protagonista di un paradosso nel cercare di far coesistere una concezione sintomatica e farmacologica dell’intervento psichiatrico con una visione multifattoriale e globale dell’individuo così come dell’ambiente.Da una parte il contenimento della persona affinché non lasci uscire la sua energia "pazza", minimizzando i possibili danni prodotti dalle azioni del malato, su se stesso, sugli altri e sull’ambiente.Dall’altra la ricerca e la valorizzazione delle parti sane e vitali del paziente, favorendone l’espressione spontanea ed organizzata intorno ad una progettualità terapeutica e riabilitativa.Evidentemente, questo tipo di approccio prevede non soltanto di riconoscere e di valorizzare le componenti emotive ed affettive della personalità del paziente, ma anche che lo stesso operatore psichiatrico si senta coinvolto in un incontro reale, dal quale non può escludere la sua emozionalità ed i suoi vissuti attuali e remoti.Anch’egli diviene parte di un sistema interattivo tanto complesso quanto entusiasmante allorché si producono i risultati previsti o sperati sul piano della qualità della vita dei singoli pazienti ma anche in riferimento alle caratteristiche della vita all’interno della struttura o del servizio in cui si opera.

Lo psicodramma con i malati mentali

Nella mia esperienza professionale ho ampiamente utilizzato lo psicodramma anche con pazienti ricoverati in strutture protette. Persone affette da gravi patologie psichiatriche che vanno dalla schizofrenia alla depressione maggiore. Con esse la metodologia applicata rimane sostanzialmente la stessa ma si modificano gli atteggiamenti, i tempi e soprattutto gli obiettivi specifici. Se con la persona delirante ci si propone di favorire un’organizzazione, seppur minima, dell’inquietante ricchezza di "materiale" prodotto, nello psicotico che ha chiuso, catatonicamente, con il mondo circostante l’intento è quello di entrare in uno spazio "vietato" per intessere una relazione, appena percettibile ma vera.Lottare con i contenuti di morte ostentati dal depresso grave risulterebbe improbo se si ritenesse di poterlo "salvare" e di fargli assumere il nostro atteggiamento nei confronti della vita.Anche qui è l’ascolto dell’altro che ci aiuta a creare un clima di empatia in cui egli possa sentire, prima di tutto, la nostra presenza e quella degli altri partecipanti, nei loro ruoli ausiliari di altro con cui allenarsi alla lotta con la vita.Con i dovuti adattamenti, lo psicodramma può essere usato anche con pazienti affetti da forme di demenza. L’assenza e la frammentarietà del vissuto, della memoria, del pensiero, sono realtà angoscianti ma che possono essere rappresentate e diventare contenuto, presenza.Alcune delle esperienze che ricordo con maggior tenerezza sono state realizzate proprio con pazienti di questo genere.Un altro ambito di grande interesse con il quale sto prendendo contatto e con cui ritengo sia possibile un intervento psicodrammatico efficace è quello dei malati AIDS, soprattutto quelli in cui la malattia si presenta in fase avanzata.Intervenire attraverso la relazione e l’incontro là dove si impone l’isolamento mi sembra una grande scommessa.Per chi davanti a sé ha solo orizzonti di morte, rappresentare frammenti di vita può essere difficoltoso, persino angosciante, ma può diventare una delle strategie attraverso cui dare senso e valore ad ogni attimo del proprio esistere.

Uno strumento per psicologi, operatori e educatori

Da molto tempo sono impegnato in progetti di formazione che vedono coinvolti psicologi, terapeuti, riabilitatori, operatori di comunità, educatori. Credo di poter aver trasmesso, tra le tante cose comunicate e fatte insieme, un senso di fiducia nella persona, nelle sue azioni, nella sua creatività.Imparare a favorire il manifestarsi dell’individuo nelle forme che gli sono concesse dalla sua realtà fisica, psicologica e sociale. Costruire strategie creative ed adeguate a chi si rivolge a noi per essere aiutato a ritrovarsi o a riprendere il suo percorso.Ritengo che l’impegno più importante riguardi quel saper essere che qualifica i ruoli professionali e costituisce un inesauribile quanto affascinante divenire.

(*) psicologo, psicoterapeuta direttore della Scuola di Psicodramma di Verona 

Pubblicato su HP:
1997/59
Parole chiave:
Teatro