Meno stato più solidarietà

01/01/1996 - Fabio Casadei

La riforma dello Stato sociale è, di questi tempi, al centro di un intensodibattito che coinvolge politici, imprenditori e sindacati. Ecco come il prof.Stefano Zamagni, preside della Facoltà di Economia dell'Università di Bologna,pensa che dovrà essere ridisegnato il modello italiano di Wefare State.

Professor Zamagni, quale concezione di Stato sociale ha in mente e chisono i più deboli nella società di oggi?
I più deboli sono i nuovi poveri. La nuova povertà non è dovuta a unapovertà di risorse, ma a una povertà di diritti. I nuovi poveri sono coloro aiquali non viene riconosciuto accesso ai diritti di cittadinanza. Da ciò siricava che lo Stato sociale non può più essere quello di un tempo, cioè unoStato che si limitava alla ridistribuzione delle risorse, ma deve tendere adallargare le sfere di inclusione. In altre parole lo Stato deve farsi caricodell'attribuzione di diritti quali, in particolare, quello di cittadinanza,quello alla salute, quello all'istruzione, quello, soprattutto, alla coperturadal rischi (tema della previdenza). A differenza del passato, la concessione diquesti diritti non passa più attraverso la semplice ridistribuzione di genere odi reddito, ma attraverso un'azione tendente alla liberazione. Non basta che ilsistema di previdenza dia più soldi: bisogna mettere le persone in condizionedi pensare ai propri bisogni durante l'intero corso di vita, agendo con un tipodi educazione permanente. Si tratta, cioè, di garantire quell'accesso allenuove tecnologie senza il quale l'elargizione di più soldi non potrà maiconsentire, a chi continua a essere tenuto nell'ignoranza, di uscire dallapropria condizione di emarginazione.

L'attuale modello di Welfare State italiano instaura un collegamento trabenessere e lavoro perch‚ si preoccupa di tutelare, principalmente, coloro chesviluppano diritti in virtù del loro nesso col salario e della loropartecipazione alla vita lavorativa. Crede sia giunto il momento, quindi, dipassare ad un'allocazione delle risorse ai cittadini fatta sulla base di criteriuniversalistici e non legati alla posizione sul mercato del lavoro?
Il vecchio modello di Wefare è strutturato sulle esigenze di una societàfordista, dove il cittadino è automaticamente un lavoratore. La novità dellasocietà post-fordista è che si è rotto il legame tra il posto di lavoro el'attività lavorativa: il lavoratore, cioè, non è più identificato dal postodi lavoro che occupa. Continuare con la vecchia impostazione fordista, pertanto,rischia di lasciare ai margini intere fasce di cittadini che, non avendo unposto fisso di lavoro pur svolgendo attività di lavoro, non vedono garantitoloro un trattamento adeguato a fini previdenziali. Il risultato è l'attualedrammatica bipartizione tra gente supertutelata da un lato e gente non tutelatadall'altro.

Pensa, quindi, che possa divenire attuabile la previsione di specificheindennità a favore, per esempio, di giovani in cerca di prima occupazione,figli naturali e persone in stato di disagio? In questo caso la via per reperirele risorse necessarie passerebbe più per il riequilibramento del sistemaprevidenziale o per l'aumento del grado di flessibilità del mercato del lavoro?
La flessibilità del mercato del lavoro è indispensabile: il problema,però, è come realizzarla. Pur essendo il mercato del lavoro italiano tra ipiù flessibili d'Europa, tale flessibilità si dimostra inadeguata. La veraflessibilità ha altri scopi rispetto a quelli del licenziamento odell'assunzione: rendere possibile un'alternanza tra periodi lavorativi eperiodi di formazione. Una flessibilità intertemporale, insomma, che consenta atutti di formarsi in maniera continuativa. L'ipotesi del reddito minimo dicittadinanza consiste nell'abbandonare la situazione attuale, a cominciare dalcontratti di formazione-lavoro, per dare a tutti i cittadini un reddito minimoche sostituisca ogni altra forma di indennizzo. E' sicuramente il puntod'arrivo, ma ci vorrà ancora un po' di tempo prima che si arrivi a riconoscerea ogni soggetto, nel momento in cui arriva alla maggior età, la titolarità diun reddito minimo che serva al suo sostegno. Penso a una cifra base, peresempio, di 600.000 lire mensili esentasse, la cui erogazione verrebbe sospesanel momento in cui il soggetto trovasse lavoro e riassegnata nel momento del suoeventuale licenziamento, in luogo dell'attuale ricorso alla cassa integrazione.In questo modo lo stesso ruolo della famiglia si rafforzerebbe, dal momento chetutti i fruitori di un reddito minimo verrebbero incentivati ad aggregarsi dallaconvenienza a dividere le spese.

Quale ruolo potrà assumere il non profit nel ridisegnare il nuovo modellodi Stato sociale?
Il non profit avrà un ruolo fondamentale nella misura in cui rappresenteràl'elemento portante del modello di economia civile. E' indispensabile, infatti,creare una forte economia civile in grado di complementizzare, affiancandola,l'economia privata. Il non profit rappresenta l'espressione, sul fronteeconomico, della capacità di organizzazione della società civile. Essocostituisce, quindi, quella sfera che dovrà ereditare e occupare gli spazirimasti vuoti in seguito al ridimensionamento dell'intervento dello Stato.

Pubblicato su HP:
1996/54