Maschio e femmina

01/01/1997 - Andrea Tinti

"Dipendere da un’altra persona comporta sempre dei problemi; e una variabile importante è se l’operatore sia un maschio o una femmina". Al disabile deve essere garantita la massima privacy, il che non sempre accade. Un’altra testimonianza di un disabile fisico".


Chi scrive risiede da nove anni in una struttura residenziale a carattere comunitario un cui lavorano indifferentemente operatori maschi e operatrici femmine.
A prima vista sembrerebbe che i problemi nei rapporti tra operatore e disabile si limitano alla vicinanza sessuale tra quello e questo.

In pratica sembrerebbe che le problematiche inerenti questo argomento saltino fuori solo quando una operatrice femmina accompagna in bagno un disabile maschio o viceversa . Senza voler sminuire affatto l’importanza delle problematiche che queste operazioni comportano, voglio però mettere in vista come altre problematiche non legate alle differenze sessuali siano insite nel rapporto disabile-operatore. Infatti per esperienza so che dover dipendere fisicamente da una persona comporti comunque dei problemi.

L’esempio più calzante è quello dell’evacuazione urinaria in cui la presenza di un operatore maschio con un disabile dello stesso sesso può essere allo stesso tempo fonte di blocco da parte del disabile per cui, spesso e volentieri, la pipi’ si blocca non appena l’utente percepisce un certo disagio da parte dell’operatore stesso.

Risulta così chiaro come non sia tanto il rapporto ravvicinato tra uomini e donne a mettere a disagio la persone utente, quanto piuttosto il modo in cui l’operatore si rapporta ai bisogni corporali dell’utente stesso.

Ragion per cui si avrà un disabile maschio che fa pipì più tranquillamente con un’operatrice femmina, perché quest’ultima lo mette a proprio agio. E viceversa.

La mancanza di percezione del problema

Certamente la differenza di sesso tra operatore e utente ha la sua importanza, ma ancora più importante è il modo in cui l’operatore si rapporta al corpo del disabile, tenendo conto che comunque l’operatore stesso non farà mai esperienza di cosa voglia dire far pipi in presenza di un’altra persona (e in quel modo).

Ho usato l’esempio più forte perché mi sembra quello più emblematico riguardo l’argomento trattato.

In effetti potevo usare altri esempi come quello del lavaggio e della vestizione che sono altrettanto importanti.

A mio avviso alcuni operatori non hanno ancora questa percezione del problema e,spesso e volentieri,anche del tutto involontariamente,mettono a disagio l’utente.Va da sé, comunque, che tutto dipende dal rapporto che l’operatore stesso ha col proprio corpo. Quanto migliore è il rapporto tra l’operatore e il proprio corpo,tanto migliore sarà il rapporto tra l’operatore stesso e l’utente.
Rimane comunque importantissima la continua ricerca di autonomia fisica anche nei soggetti con deficit molto gravi,in modo da poter permettere al disabile il massimo di autonomia e di privacy che non sempre è rispettata.

L’esempio classico è la vestizione del disabile con la porta aperta della camera.

Rimane aperta, d’altra parte, la problematicità insita in questo argomento; problematicità che anziché spaventare i diretti interessati, dovrebbe stimolare riflessioni per cercare nuove soluzioni.

Pubblicato su HP:
1997/57