01/01/2000 - N. R.

L’associazione Piazza Grande ha partecipato al progetto Enter seguendo l’accompagnamento lavorativo di sei donne in condizione di grave svantaggio sociale. L’esperienza della responsabile, Barbara MastellariAll’interno del progetto Enter, come si inserisce la vostra azione e cosa riguarda in modo principale?

L’associazione ha partecipato con altre realtà coinvolte nel progetto alla fase di progettazione e concertazione e sta seguendo l’accompagnamento nell’inserimento lavorativo di sei donne.
Nella prima fase abbiamo approfondito incontri con il gruppo di lavoro denominato6” task force” per l’occupazione e i partner del progetto per l’individuazione di possibili enti/aziende disponibili per l’inserimento lavorativo.
Nella seconda fase ci siamo occupati dell’abbinamento delle borse lavoro delle donne, dell’accompagnamento alla ricerca di una occupazione e del sostegno nell’affrontare altre situazioni non necessariamente legate al mondo dell’occupazione.


In cosa consistono i percorsi individualizzati di reinserimento occupazionale?

Abbiamo diversificato gli interventi a seconda delle situazioni incontrate tra le sei donne del gruppo bersaglio.
Siamo partiti dai diversi bisogni e storie personali di vita, di disagio, si tratta di donne che avevano già avuto esperienze lavorative tramite borse lavoro, o lavoretti saltuari.
Abbiamo lavorato per costruire e stimolare una rete che gravita intorno alle sei donne (formata dai servizi sociali, servizi genitoriali, sportelli del lavoro, privato sociale ecc.)
Il nostro intervento nella fase di accompagnamento all’inserimento lavorativo si è concretizzato nel cercare di capire insieme ai servizi il contesto familiare e abitativo decodificando le richieste di aiuto, nell’interazione con la rete nei momenti di crisi, nell’incentivare e stimolare una rete di sostegno che possa prendersi carico dei bisogni espressi dalle sei donne. A questo si è aggiunto il sostegno e l’affiancamento anche in momenti diversi dall’inserimento lavorativo, l’intervento nel contesto lavorativo con il referente aziendale e con i colleghi, i momenti di verifica con i servizi sociali competenti e quelli di verifica e discussione con i partner del progetto.


Come hanno lavorato i tutor e che tipo di collaborazioni avete costruito?

I tutor hanno affiancato le sei donne con modalità differenti e flessibili a seconda delle situazioni emerse. Si è cercato di lavorare con tutti i partner del progetto per garantire un pieno sostegno alla persona.
I tutor hanno svolto azioni di affiancamento (azione ponte tra la persona e il servizio sociale adulti, i servizi alla famiglia, i servizi per l’orientamento lavorativo), l’intervento nel contesto lavorativo tra il referente aziendale e la persona, gli incontri periodici con il referente del supporto psico-pedagogico e con i servizi di riferimento, il supporto nei momenti di crisi sia nei confronti dell’ambiente lavorativo che nel contesto familiare affettivo.


Che tipo di difficoltà avete incontrato?

Il gruppo bersaglio è portatore di una serie di problemi che a nostro avviso il progetto non aveva ipotizzato, ci siamo accorti nel lavorare che il problema della ricerca di un lavoro, è uno dei tanti. Le sei donne hanno portato all’interno del progetto una serie di problemi complementari non indifferenti: problemi economici, problemi affettivi-familiari, abitativi, lutti, violenze, salute, dipendenza che si sono sovrapposti all’obiettivo dell’inserimento lavorativo rallentandolo. Pertanto la fase dell’accompagnamento non si è indirizzata al solo mondo del lavoro, ma si è cercato di operare in modo più ampio collegandosi con la rete costruita. Inoltre il progetto non aveva previsto le risorse delle borse lavoro che abbiamo dovuto attivare insieme ai partner del progetto.


Avete qualche storia da raccontare in base all’esperienza fatta?

Il caso di Maria è emblematico: una donna di oltre cinquant’anni, poco scolarizzata, invalida civile, separata, con tre figli adulti, tra i quali una disoccupata, anch’essa invalida e per di più senza tetto. Terminato il corso Maria era riuscita, autonomamente, a trovare un lavoro a tempo indeterminato. Nel periodo di prova ha avuto un infortunio in seguito al quale è emersa la sua invalidità che aveva taciuto al datore di lavoro. A questo punto la ditta si è tutelata e non gli ha fatto terminare il periodo di prova. Siamo intervenuti con i sindacati per capire meglio la situazione e per riattivarci alla ricerca di una nuova collocazione. La nostra fase di accompagnamento è indirizzata nel verificare la sua situazione contributiva e nell’iscrizione delle liste di collocamento speciale, nel prendere insieme a lei vari appuntamenti per la ricerca di un lavoro per le verifiche del suo stato di salute attuale e per l’attivazione delle procedure per la richiesta dell’assegno dell’invalidità civile.
Con Maria abbiamo interagito su vari piani in quanto è emerso un problema familiare di una figlia senza tetto con ricovero ospedaliero e psichiatrico.
In questa fase ci siamo attivati per fornirle un supporto insieme al ad una altro ente formativo nel far sì che la donna si riavvicinasse al servizio sociale di riferimento, verso il quale nutriva notevole sfiducia.
Con Maria ci siamo trovati di fronte ad una situazione in cui l’intervento era finalizzato anche nei confronti della figlia.


Una volta che il progetto sarà finito, quali saranno le prospettive di inserimento lavorativo?

Ad oggi abbiamo due donne che lavorano con contratto a tempo indeterminato che hanno trovato una collocazione attivandosi autonomamente. Altre due donne stanno facendo il loro inserimento mediante borse lavoro, una delle due avrà una prosecuzione, l’altra terminerà a metà gennaio, ci stiamo attivando per trovare una azienda nel settore delle pulizie con l’aiuto della task force.
Le altre due situazioni sono molto delicate, bisogna affrontare le situazioni in stretto contatto con i servizi sociali di riferimento perché sono emersi diversi problemi nel corso del progetto che stanno frenando il loro inserimento lavorativo.


Pubblicato su HP:
2000/73