Manuale d'amore 2 - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Multisala gremita di gente stracarica di pop-corn appena scoppiati, odore di giacche umide di nebbia misto a coca-cola. Si abbassano le luci e appare il faccione di Claudio Bisio che fa lo speaker in una radio e che racconta delle storie, ciascuna imperniata su una parola: una sull’eros, una sull’amore estremo, e altre due sul matrimonio. Così inizia il film “Manuale d’amore 2”, di Veronesi con Verdone, Bellucci, Scamarcio, Volo, Albanese, Rubino, Bobulova e Pataky. Quando entra in scena Scamarcio nella sala si alza un sospiro misto a godimento. È alla guida della sua macchina, felice e spensierato, ascoltando la trasmissione di Bisio. Galleria, sbandata e camion che viene in senso opposto. Stridio di freni. Botto. Il sospiro femminile si tramuta in un urlo di dispiacere. Infatti il bel Riccardo si ritrova in un ospedale su una carrozzina, paralizzato dalla vita in giù. Da questa scena inizia una storia di vita che a mio parere è una fiera di luoghi comuni.
Il primo di questi luoghi comuni è senza dubbio il collegamento tra disabilità e ambiente ospedaliero, come a evidenziare una coincidenza tra disabilità e malattia. Infatti quando il protagonista vorrebbe andare a prendersi una birra al bar di fronte all’ospedale, il dottore (interpretato da Fiorello) gli dice “Tu non puoi uscire perché sei ammalato”. In questo modo si etichetta la persona in carrozzina come persona ammalata. Eppure il nostro Scamarcio, anche in carrozzina non trasmette certo l’immagine della malattia, ma rimane comunque un figo. Ma non finisce qui, perché come in tutte le storie, ci voleva un pizzico di eros (che non è Ramazzotti). Una domanda mi sorge spontanea: come può una persona ospedalizzata trovare l’eros? Risposta: si apre la porta ed entra la fisioterapista-Bellucci. Certo, come la segretaria seduce il principale, così la fisioterapista seduce il paziente. Siamo all’apice della fiera dei luoghi comuni. A parte che sfido chiunque a resistere alla bellezza di Monica, c’è poi una scena (alquanto tranquillizzante, sia per il protagonista che per il pubblico femminile) in cui lui ha un’erezione, come a dire che dalla malattia si può guarire. A questo punto anche il pubblico maschile può trarre una certa consolazione da questa espressione di evidente virilità mai perduta o comunque ritrovata: non tutto è perduto…mai dire mai! Ma il bello viene adesso. Una settimana prima di sposarsi con Bisio, Monica fa la classica festa di addio al nubilato. Ma mentre festeggia ha un ripensamento. Corre in ospedale e porta nella mensa deserta Riccardo, e lì, fra una birra e l’altra, succede l’insperato accoppiamento: si siede sul paziente e l’amplesso si compie. Credo che questo sia un punto focale del nostro discorso: la fisioterapista ha compiuto un’ “azione”, o ha instaurato una “relazione”? Nella disabilità quale delle due è più importante? Con questo articolo vi invito ad andare a vedere il film muniti di questa griglia di lettura, e ad aprire un dibattito. E che dire, sospirate pure, che Riccardo è un figo (ma anche la Monica).
Cliccate su claudio@accaparlante.it e buona visione a tutti.
Claudio Imprudente