Ma esistono i disabile-park? - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Caro Mario,
il lavoro del politico non lo augurerei nemmeno…a me stesso. Per cui non lo auguro neanche a te, anche perché già lo sei, e sconsigliartelo sarebbe una mancanza di rispetto.
A volte nella vita succedono cose che… “Voi "normali" non potete capire e nemmeno lontanamente intuire”. Questa frase mi è stata indebitamente attribuita per lanciare un’iniziativa patrocinata tempo fa dal Comune di Cagliari , che ha voluto dedicare una giornata al “Luna Park per disabili”. Il resto del volantino, che i miei amici dell’ “ABC” della Sardegna mi hanno prontamente inviato, recita: “Chi ha detto che sono disabile? Ci sono ricchezze intatte e potenzialità infinite dentro noi cosiddetti "handy"”. La cosa lì per lì mi ha fatto sogghignare, dato che, come sapete, la mia fantasia è facilmente eccitabile. Per cominciare, una domanda: chissà poi perché si chiama “Luna” Park? Si potrebbe chiamare anche “Sole” Park, “Fiore” Park… ma questo mi sa tanto di Disabile Park. Ho sempre desiderato di sparare ai barattoli di latta, vincere i pesciolini rossi e strafogarmi di zucchero filato. Ma ci saranno tutte queste cose in un parco di divertimenti per disabili? Come sarà fatto? Proviamo a immaginarlo!
Fra i vari stand non potrà assolutamente mancare lo “scaccia la talpa col martello”, ma la testa non sarà di talpa… bensì di bambini down che sbucano all’improvviso e fanno delle belle pernacchione rumorose! Per le montagne russe il risparmio sarà evidente: non c’è alcun bisogno di vagoni: si mettono i disabili in fila e si attaccano le carrozzelle direttamente alla rotaia! Almeno che servano a qualcosa queste ruote! Peccato che non tutti abbiano una cintura… beh, pazienza! Non si può mica pensare a tutto! Ma il gioco che preferisco in assoluto è “sparare al disabile che sfreccia in carrozzina”: da dietro al bancone devi prendere bene la mira… la parte più divertente è quando riesci a forargli le ruote: se riescono a non cadere rovinosamente, perdono velocità e bloccano la fila con una serie di tamponamenti a catena; poi, una volta fermi, hai tutto il tempo di stenderli con calma! E la casa degli orrori? Carrozzine indemoniate che investono gli educatori, un enorme disabile tipo Polifemo (dopotutto aveva un occhio solo…) che si dimena e urla, oppure disabili di cera che si animano improvvisamente e ti alitano in faccia, cani per ciechi che diventano mannari e si mangiano il disabile! Sarebbe davvero un’idea originale, non trovate?
In ogni caso io non ho mai detto quella frase che compare sul volantino. Mi spendo a parlare di integrazione e vi pare che possa fare una distinzione fra noi, “gli handy pieni di ricchezza”, e voi “i normali che non capite”? Devo confessare che, leggendo questa frase, mi sono sentito un po’ una specie di fenomeno da baraccone (o da Luna Park…)… ma questa è un’altra storia!
Tutto questo per dire che, a volte, la persona disabile rischia di farsi un clamoroso “autogol”, nel senso che spesso essa viene interpretata secondo degli stereotipi comuni, come quello di dover dedicare una giornata “speciale” a persone “speciali”. Ma come si può uscire da questo stereotipo? Non è facile. Bisogna dosare alla perfezione la logica della denuncia con la logica della “propositività”. Lo so, il confine è talmente sottile che si rischia di sembrare sempre e soltanto critici, e mai propositivi… a proposito, quanto si potrebbe far pagare il biglietto d’ingresso?
Cliccate su claudio@accaparlante.it e buon Luna Park a tutti!
 

(per il libro "Lettere a Gino", di Gionata Bernasconi)

Parole chiave:
Testimonianze-Esperienze