L'uomo elefante

01/01/1997

Ancora un mostro, sulle pagine di HP, e questa volta tocca a John Merrick, l’uomo elefante, un uomo reso deforme da una rara malattia che visse nella seconda metà dell’ottocento in Inghilterra. Ancora una volta è il cinema, attraverso un commovente film di David Linch, a rendere nota la sua storia ad un pubblico più vasto.
Se in HP51 abbiamo parlato di Frankenstein come mito moderno della diversità, con l’uomo elefante ci troviamo di fronte ad un mostro mite, che non rivendica la sua diversità, anzi la sua vera identità ma che fa di tutto per essere considerato normale. Se il personaggio di Frankenstein (almeno quello letterario creato da Mary Shelley) accusa gli altri esseri umani di non andare oltre le apparenze e di non vedere ciò che lui veramente è, con l’uomo elefante abbiamo una persona (reale) che disperatamente tende ad essere come tutti gli altri e che non vede niente di "eroico" nella sua condizione.
Queste persone, personaggi che si collocano ai bordi dell’esistenza normale sono una fonte inesauribile di spunti per chi "opera nel sociale". La persona che vive una diversità fisica, mentale, di razza...oscilla spesso tra questi due poli che l’attraggono come capita per i nostri due protagonisti. Da un lato la voglia di affermare la propria cultura, le proprie caratteristiche, spesso con rabbia per via di torti subiti, delle umiliazioni, dall’altro il desiderio di potersi confondere assieme agli altri, di non essere riconosciuto sempre come il diverso, una sincera e a volta patetica tensione ad essere completamente assimilati.
Ancora: che rapporto lega Frankenstein al suo creatore, l’omonimo dottore, e quale rapporto unisce l’uomo elefante al dottor Treves (c’è sempre un dottore di mezzo!), colui che lo "salva" dai bassifondi londinesi per poi "esporlo" all’alta società vittoriana dell’epoca? Un rapporto ambiguo, non sempre chiaro, comunque difficile che rispecchia un altro rapporto sempre carico di tensioni, quello che lega, l’operatore all’utente, l’assistente all’assistito, l’osservatore all’osservato.
Che cosa da e che cosa prende il dottor Treves dall’uomo elefante, come si può "misurare" questo rapporto, in fondo a tutto questo cosa troviamo? Domande che rimbalzano in molti altri luoghi.(N.R.)

Pubblicato su HP:
1997/58
Parole chiave:
Cultura