"Lo Zì" è di tutti. Tutti sono "Lo Zì" - Superabile, gennaio 2009 - 2

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Qualche giorno fa mi trovavo in Puglia per vari incontri con cittadini e studenti…ma questo non è il resoconto del viaggio, perché inizia proprio dalla fine della mia trasferta.
Inizia nel momento del congedo dagli insegnanti della classe che mi aveva ospitato.
Si avvicina a me una maestra, estrae dal taschino della sua giacca un foglietto, davvero piccolo, grigio e spiegazzato, scritto a mano con tratto veloce, come se le fosse venuta in mente una cosa importante all’ultimo momento, e non potesse rinunciare a riferirmela in qualche modo.
Mi lascia il bigliettino e: “Claudio, vedi se puoi contattarlo…secondo me è uno che la pensa un po’ come te…”, senza aggiungere altro.
Nel foglietto infatti erano riportati solamente un indirizzo di posta elettronica, un nome puntato, un cognome e l’indirizzo di un sito web: www.lozi.com .
Criptico, quindi interessante. Cosa si nascondeva dietro questo nome così “inaccessibile”?
Si nascondeva, e si nasconde tutt’ora, uno spettacolo teatrale un po’ particolare, e insieme allo spettacolo si nasconde la persona che lo ha ideato, scritto e, infine, messo in scena. Tutto da solo? Sì, ma a ben vedere non proprio.
Infatti Mimmo Mancini, questo il nome dell’attore\regista, si vede bene dall’attribuirsi tutti i meriti dell’ispirazione e della realizzazione del suo spettacolo. Nelle note di presentazione, scrive:

“Lo Zì” è un monologo ispirato in parte ai miei ricordi di bambino. Ho uno zio completamente disabile, seduto su una sedia a rotelle da sempre.
Da piccolo, quando mi capitava di stare da mia nonna, m'incantavo nell’osservarlo; scriveva senza saper scrivere, sui suoi infiniti quaderni. In famiglia la sua strana grafia simile ad un elettrocardiogramma la chiamavano :le cip e ciapp de “Lo Zì”. (…) La sua faccia così serena, con la mente forse molto lontana dalla stanza in cui si trovava. Questa era la sensazione che avvertivo solo quando scriveva.(…) Oggi penso che il suo disperato bisogno di scrivere sia stato il modo per urlare, in silenzio, al mondo intero il suo naturale bisogno di comunicare.
Questo lavoro è un atto d' amore nei suoi confronti e nei confronti di chiunque (…) ha bisogno di comunicare, di urlare, non solo in silenzio, i bisogni dell’anima. (…)
“Lo Zì“ dà voce a tutte quelle forme di disagio, di vergogna che destabilizzano le menti di molta gente. (…)
“Lo Zì” vuole urlare al mondo: accettatemi per quello che sono “strepiato” o sano, ma così come sono. (…) “Lo Zì” è in ognuno di noi. Il personaggio di ”Vittorio” vive finalmente quando diventa “Lo Zì”, trova il coraggio di essere, finalmente (…)”.

Mi è subito balzato alla mente un articolo che avevo scritto qualche tempo fa, nel quale ragionavo sulle “prime volte”, come esperienze indimenticabili e, in alcuni casi, in grado di metterci in discussione, di far vacillare le nostre certezze e di farci crescere. Concludevo chiedendo ai lettori di riferirmi la ‘prima volta” in cui avessero conosciuto una persona con disabilità…le risposte, numerose, costruivano un quadro davvero variopinto, fatto di difficoltà, imbarazzi, gioie, fratture…
La “prima volta che non si scorda mai” di Mimmo Mancini ha ispirato, a distanza di anni, la realizzazione di un oggetto artistico. Il suo incontro con la disabilità ha continuato a lavorare a lungo, anche inconsciamente, finché il regista non l’ha ripreso in mano, trovando nella sua esperienza personale le ragioni per un discorso più ampio e coinvolgente.
Da un ricordo piacevole è scaturita una riflessione problematica, politica e pubblica. L’esperienza personale si è trasformata in esperienza sociale. Fantastico!
Perché non tramutate la vostra prima volta in un testo teatrale? Perché non lo spedite a claudio@accaparlante.it o al mio profilo su Facebook ?

Claudio Imprudente