L'itinerario formativo

01/01/1996 - Maurizio Serofilli e Stefania Cervi

Un itinerario formativo per volontari del settore handicap. Storia di un "viaggio" che, partendo dai modelli di funzionamento delle organizzazioni e del tipo di lavoro richiesto, è approdato alle esigenze formative, molto spesso trascurate, dei singoli. Un'esperienza condotta a Modena dalla società Diathesis.

Intraprendere un viaggio formativo che si propone come un momento per riflettere, analizzare, far emergere le dimensioni "difficili" che segnano il nostro operare dentro una determinata situazione (nella fattispecie l'agire in un'organizzazione di volontariato) non è operazione semplice, in quanto richiede un costante sforzo interpretativo e un coinvolgimento diretto dei partecipanti. non prevedibile, cioè organizzabile a priori, in quanto sono i destinatari a riempire di contenuti personali la situazione formativa, il contenitore messo a punto dai formatori.
E' per questo motivo che, metaforicamente, potremmo raffigurarci il percorso formativo come una sorta di viaggio, in parte noto in parte sconosciuto (solo nel momento del confronto diretto infatti le persone creano lo strumento del proprio accrescimento) .
Ad esperienza ultimata è invece possibile, oltre che utile per fissare in modo più stabile i contenuti e i significati esplorati, ripercorrere questo cammino, partendo dalle scansioni temporali che lo hanno contraddistinto.

L'identità del volontariato

Il soggetto?oggetto della riflessione è risultato essere un concetto di non facile definizione, che sottende una realtà piuttosto complessa e carica di significati anche divergenti: diversi sono infatti i ruoli che il volontariato svolge (o ritiene di svolgere) nell'ambito sociale, diverse le finalità e le caratteristiche strutturali delle associazioni, diversi i ruoli previsti all'interno delle singole associazioni, diversi gli obiettivi e i compiti da esse previsti, diverse le modalità di intendere, rapportarsi e gestire l'autorità.
L'identità del volontariato è risultata essere un insieme inscindibile di sfaccettature, i cui contorni non consentono di pervenire ad una definizione univoca: il "volontariato" sono quindi dei "volontariati".
Cercando comunque di fornire la rappresentazione metaforica che di questo soggetto è emersa, essa somiglia molto a quella di un grande albero, le cui radici affondano in un terreno (territorio, contesto sociale) spesso assai poco conosciuto, il cui tronco (l'organizzazione intesa come insieme di luoghi, tempi, obiettivi, compiti, ruoli, valori...) consente lo sviluppo o almeno l'esistenza di diversi rami (i vari soggetti che nell'organizzazione o con l'organizzazione operano), ognuno dei quali sviluppa ? per rimanere nella metafora ? propri germogli (bisogni, desideri, motivazioni. stili relazionali. . .) .
La riflessione sopra questi aspetti ha consentito ai partecipanti una prima collocazione circa la natura e la forma dell'impegno volontario che superasse l'ambito circoscritto della propria attività quotidiana nel quale era stato precedentemente pensato per assestarsi su un punto di vista inedito, vale a dire quello della complessità: il risultato è stato quello di individuare proprio in questa prospettiva l'ambito concettuale più promettente ed efficace per lo sviluppo di foglie di azione volontaria in grado di svolgere interventi maggiormente progettuali ed incisivi nel contesto territoriale immediato e nella città.

Il volontariato come organizzazione

Approfondendo con l'aiuto dei conduttori il lavoro Sulle immagini del volontariato, i partecipanti hanno cercato di contestualizzare l'azione dei volontari nelle rispettive associazioni individuando di queste i principali aspetti del funzionamento organizzativo.
I volontari tendono a pensarsi esclusivamente sul piano di una relazione duale, vale a dire quella volontario?utente mentre faticano ad allargare questo campo percettivo ad aspetti, come quelli organizzativi, affettivamente meno connotati, ossia a pensarsi sul piano volontario?utente?organizzazione.
L'identificazione delle peculiarità delle organizzazioni di volontariato ha consentito invece di verificare come questo tipo di consapevolezze possa costituire un valido strumento per affrontare problemi di identità e di abbassamento delle soglie di complessità: difficoltà tipiche delle associazioni di volontariato. In altre parole il prestare attenzione agli aspetti organizzativi è stato concepito come il modo efficace per intervenire sulle dimensioni problematiche focalizzate in precedenza.
I caratteri organizzativi tipici delle associazioni di volontariato, così come sono state colte dai partecipanti nel corso del lavoro esplorativo, sono assai significativi .
a) Spesso non sembrano risultare sufficientemente definite le diverse funzioni presenti nell'organizzazione, situazione che pare da collegarsi alla preoccupazione delle associazioni di non esercitare un'azione di "imbrigliamento", ossia di eccessiva rigidità, verso chi opera in esse. L'analisi delle esperienze e dei casi personali ha tuttavia evidenziato come una definizione molto (troppo) fluida delle funzioni può comportare accresciute difficoltà per i volontari nella delineazione della loro identità e talvolta la sensazione di operare in una sorta di "vuoto legislativo".
Alla salvaguardia di un alto tasso di libertà di azione individuale pare insomma corrispondere una certa difficoltà dei volontari che spesso ritengono di non essere adeguatamente accompagnati nelle fasi di accesso e di orientamento nell'organizzazione, fasi che rappresentano un elemento decisivo sul quale il volontario conferma o revoca la propria decisione di impegno tout court e non solo quello dirimente la scelta dell'organizzazione nella quale svolgere la propria attività. In particolare, sul versante interno, pare sia la funzione di coordinamento che risente maggiormente del livello di bassa strutturazione dell'assetto organizzativo.
b) Il problema del grado di libertà individuale è stato oggetto di discussione anche sotto un altro profilo. Se da un lato un elevato livello di discrezionalità soggettiva rappresenta un forte valore interno al mondo del volontariato, dall'altro esso costituisce ? agli occhi dei partecipanti ? una specie di barriera contro la quale spesso si infrange "la responsabilità e l'affidabilità dei volontari". E' in questa prospettiva che è stata messa in evidenza la duplicità di significato che può assumere il termine norma.
Alla sua afferibilità all'idea del vincolo è infatti possibile aggiungere la sua prossimità al concetto di opportunità: in questo secondo caso il limite, la norma può rappresentare il punto a partire dal quale si rende concreta la possibilità di costruire, progettare, organizzare.

Le mappe delle relazioni interne

Un altro importante momento di questo percorso è stato quello dedicato all'analisi di come il cooperare era presente nelle varie culture del volontariato attraverso l'elaborazione di "mappe" che tracciassero le relazioni attivate dai volontari nelle rispettive organizzazioni. Il fine è stato quello di chiarire sia gli obiettivi organizzativi per i quali tali relazioni venivano instaurate che il tipo delle stesse (collaborative, rivendicative, costrittive...).
Questa mappa del percorso formativo ha permesso di conseguire vari risultati. Il primo è stato quello di consentire una conoscenza più profonda tra le diverse associazioni che ha visto l'emergere tra i partecipanti di atteggiamenti improntati alla collaborazione.
In quest'ottica sono emersi come nodi rilevanti e critici per il volontariato questi due aspetti.
a) Innanzitutto una certa difficoltà dei volontari, pure a fronte di risorse e disponibilità consistenti, nelle fasi relative all'analisi dei bisogni presenti in una situazione e alla progettazione degli interventi. Questa difficoltà manifesta anche in sede di valutazione dell'attività svolta il cui parziale insuccesso viene più facilmente attribuito alla scarsa collaborazione fornita dall'organizzazione o dalle famiglie dei disabili piuttosto che ricercato anche nelle modalità con le quali è stata costruita.
b) Quindi una certa difficoltà nel trovare un adeguato raccordo tra l'autorganizzazione del volontariato nelle strutture e il funzionamento ordinario delle stesse affidato spesso al personale professionale rispetto al quale l'atteggiamento dei volontari fluttua tra tendenze competitive e ricerca di rapporti di collaborazione continuativi.

Fine o inizio?

Il bilancio dell'esperienza formativa è stato effettuato a partire da un testo preparato per l'occasione che forniva alcuni spunti di riflessione rispetto:
a) al confronto tra le aspettative che i partecipanti nutrivano verso l'itinerario al momento del suo inizio e il loro riscontro nel corso di esso;
b) alle singole parti che andavano a comporre l'itinerario (contenuti, metodologia, tempi...);
c) alle eventuali attese delle organizzazioni di appartenenza.
Nell'incontro i partecipanti hanno ripercorso criticamente l'itinerario avanzando una serie di osservazioni. Innanzitutto, sul piano metodologico, è stato valutato positivamente l'utilizzo del gruppo come strumento di lavoro e ciò per diversi motivi. Qualcuno dei partecipanti infatti ha ricordato che prima dell'inizio dell'esperienza formativa "si aspettava il solito corso cattedratico" mentre la scelta di questa metodologia ha poi consentito:
? una conoscenza dei vari tipi di volontariato operanti a Modena nel settore dell'handicap assieme alla scoperta di condividere con essi problemi che in precedenza si reputavano soltanto personali e che pertanto venivano piuttosto negati che esplorati;
? un'attivazione di rapporti tra parti di una stessa organizzazione che non si conoscevano perché operanti in momenti diversi. Ciò ha consentito di effettuare una lettura dell'organizzazione di appartenenza più completa e più realistica, nel senso che ha agevolato tutti nel riconoscere in essa presenza, esigenze, obiettivi e stili di lavoro diversi dai propri;
? una valorizzazione delle esperienze dei partecipanti che ha evidenziato come, a fronte di situazioni di fatica e difficoltà, sono presenti effettive competenze che il volontariato ha raggiunto e consolidato in questo settore.
Sempre sul versante metodologico sono state anche avanzate alcune esigenze rispetto a contributi teorici diversi (come, ad esempio, quello sulle diverse tipologie dell'animazione) che la natura sperimentale e temporale circoscritta dell'itinerario non ha potuto affrontare.
Rispetto ai nodi che sono apparsi maggiormente significativi deve essere ricordata la sensazione di "una situazione diffusa di distanza tra i volontari e le organizzazioni di appartenenza".
Infine l'incontro ha consentito di chiarire come, in realtà, ogni fine sia anche un inizio, nel senso che il lavoro di valutazione ha costituito al contempo un momento di conclusione rispetto al percorso formativo e di apertura verso attività che sembrerebbero risultare il naturale sviluppo di consapevolezze e bisogni che l'esperienza conclusa ha prodotto o ha contribuito a fare emergere.

Alcune piste per il futuro

L'ultimo incontro effettuato a distanza di un mese dalla conclusione dell'itinerario aveva come obiettivo quello di riprendere le osservazioni fatte dai partecipanti in sede di bilancio per verificare se a distanza di un certo tempo ancora ci si riconosceva in esse o quanto queste erano state nel frattempo approfondite e/o riviste. Tale lavoro era pensato in funzione di una individuazione di ambiti o aspetti "critici" sui quali si pensava di riprendere il lavoro in futuro, ambiti e aspetti che per la gran parte hanno confermato indicazioni e situazioni via via emerse nel corso dell'itinerario formativo. Cercando di sistemizzare le riflessioni sviluppate è possibile indicare tre livelli strategici di intervento formativo.
a) si tratta innanzitutto di un supporto alle attività messe in atto dai volontari tale da costituire in modo specifico un contributo alla loro capacità di progettare e realizzare interventi che
? da un lato procedano da veri momenti di analisi dei bisogni effettivi degli utenti e dalla valutazione delle risposte già attivate dalle organizzazioni e non si limitino a valorizzare comunque risorse disponibili di volontariato, cioè prescindendo da una prospettiva di ordine progettuale concordata (e magari anche in parte costruita) con altre persone dell'organizzazione;
? dall'altro si prefiggano di instaurare rapporti (magari anche circoscritti) di collaborazione e cooperazione con la "parte storicamente più consolidata" dell'organizzazione in modo da realizzare interventi realmente solidi e ben radicati nell'organizzazione.
b) Sembra importante iniziare a lavorare per "costruire" nelle organizzazioni figure in grado di curare le fasi di accesso e di orientamento di nuovi volontari nelle associazioni di volontariato. Da questo punto di vista l'itinerario formativo ha spesso messo in luce che il problema delle organizzazioni non è tanto quello relativo al fatto che sono pochi i volontari che si presentano per offrire servizi, quanto quello di un'assenza di funzioni relative alla facilitazione del loro accesso nell'organizzazione. Il risultato è che spesso i volontari si 'sentono abbandonati' e a loro volta 'abbandonano' l'organizzazione. Altro problema è quello dell'orientamento: il risultato in questo caso è di non riuscire a trovare per sé un tipo di servizio che non solo sia personalmente gratificante ma anche utile all'associazione in questione. In quest'ottica l'idea sarebbe quella di mettere a punto un lavoro di ricerca e formazione per iniziare a tratteggiare il "profilo" di un simile operatore.
e) Infine sembra ancora utile un lavoro formativo centrato sull'approfondimento e la gestione dei risvolti affettivi e sessuali delle relazioni che si instaurano non soltanto tra volontari e disabili ma anche di quelle che si realizzano all'interno delle famiglie nelle quali è presente un soggetto disabile.
Rispetto a quest'ultima prospettiva che ha come oggetto più la famiglia che il disabile sembra infine importante avviare un lavoro puntuale improntato a forme di ricerca?intervento che da un lato individuino e considerino le "ricadute" che l'handicap ha sugli altri membri della famiglia e dall'altro progettino nuovi interventi orientati a realizzare modelli originali e flessibili di sostegno.