L'identità dei Centri di Servizi L'INTRECCIO DELLE FUNZIONI, LE RISORSE LOCALI

01/01/2001 - Giovanni Nervo - Fondazione Zancan

Documentare che cosa? Perché serva a chi?
Devo premettere che sono ammirato dal patrimonio di cultura sulla documentazione che il volontariato e i Centri di Servizio hanno già maturato; io ho imparato molte cose oggi stando qui con voi e vi ringrazio. C'è anche un grazie particolare, perché ho visto che nella nostra assemblea ci sono anche molti giovani, e questo è motivo di speranza per il futuro, no?
Il programma prevede le conclusioni "a cura di" e io mi son posto la domanda: devo sintetizzare le conclusioni vostre, o proporvi le mie? Correttamente credo che dovrei sintetizzare le vostre conclusioni, poi ognuno tirerà le sue, perché un vecchio detto latino, che trovo molto saggio e sapiente, recita "quid et qui derecipitur ad modum recipientis recipitur" (tutto quello che si riceve, lo si riceve secondo le proprie modalità). Perciò ciascuno di voi le sue conclusioni se le tira lui. Siccome però mi si dà anche un tema, vi dirò anch'io quali conclusioni tiro da questo convegno come osservatore esterno.
Il prezioso lavoro di questo convegno mi pare dia un importante contributo soprattutto alla raccolta documentaria e alla messa a disposizione dei cittadini, particolarmente di quelli impegnati nel volontariato, di quanto viene prodotto culturalmente sul volontariato stesso e sul terzo settore in generale. Io mi sono chiesto: se fossi responsabile di un Centro di Servizi del volontariato, che cosa porterei a casa questa sera da questo convegno? Vi dico quello che da esterno porto via. Partirei dal chiedermi: documentare che cosa? Perché? Perché serva a chi?
La risposta alla seconda domanda, cioè perché serva a chi, mi aiuta anche a rispondere alla prima: che cosa documentare? Allora io documenterei quello che serve per una continua e aggiornata informazione alle associazioni di volontariato. In questo momento, ad esempio, quello che riguarda la nuova legge sui servizi sociali e - se andrà in porto - la legge sui servizi nazionali; documenterei anche quello che avviene nelle altre regioni, per far conoscere anche quello che avviene al di fuori della nostra esperienza e per aiutare le associazioni di volontariato a non lasciarsi condizionare da informazioni parziali, o anche da pregiudizi che possiamo avere nei confronti, per esempio, del Meridione o di altre regioni.

Coltivare la memoria storica
Documenterei, poi, per aiutare le associazioni di volontariato a capire i fenomeni di esclusione sociale, come è stato detto nella prima relazione: le loro cause e le modalità per governarla, perché non possiamo illuderci dicendo "non voglio che domani spunti il sole".
Documenterei, sempre per aiutare le associazioni di volontariato (e anche questo è stato detto), la memoria e le radici, per offrire un ponte di continuità con le nuove generazioni. Per esempio: del grande cambiamento che è avvenuto negli ultimi 20 anni, quelli che sono nati 20 o 30 anni fa non ne sanno niente, se non viene trasmesso come memoria. Che cosa è avvenuto?
Il Centro Servizi può stimolare la coltivazione della memoria storica; per esempio, mettendo a disposizione il proprio centro di documentazione per la preparazione di tesi di laurea, per ricerche scolastiche, per la formazione degli insegnanti, perché sono anche gli insegnanti che aiutano a coltivare la memoria storica, a documentarla.
Il centro di documentazione potrebbe anche creare incentivi con qualche premio, più simbolico che altro magari, ma che stimoli; attrezzerei bene i centri di documentazione in funzione - come giustamente è stato detto anche adesso - dei programmi di formazione delle associazioni di volontariato.
La settimana scorsa sono stato a un convegno molto ben riuscito, organizzato dalla Caritas di Napoli sulle nuove leggi ed il volontariato. Hanno presentato la seconda edizione di una guida di tutte le espressioni del terzo settore delle aree di Napoli,distinto per quindici ambiti diversi di intervento. Ho suggerito per quando verrà pubblicata la terza edizione di mettere per ciascun ambito anche una bibliografia essenziale, molto semplice, molto ben selezionata, che serva da formazione. Perché il grande limite del volontariato è quello che i volontari sono disposti a fare, ma ritengono di non aver bisogno di formazione: allora occorre anche - credo - un Centro Servizi che fornisca questo tipo di aiuto.

Raccontare la vita delle associazioni
Racconterei accuratamente la documentazione delle attività delle piccole associazioni di volontariato, di quartiere, di paese, di parrocchia, perché le grandi associazioni se la fanno già la pubblicità: di solito sono i più piccoli che non hanno voce.
Promuoverei anche, come è stato detto, il collegamento almeno con gli altri centri di documentazione della regione, per evitare sovrapposizioni e favorire il collegamento di sinergie, e utilizzerei la documentazione come supporto del cambiamento. Però qui avrei un problema: cambiamento in quale direzione? Perché l'innovazione, cioè il cambiamento, non è sempre piena evoluzione, può essere anche involuzione: è il pericolo di oggi, forse lo sarà ancora di più domani. Allora bisogna renderci ben consapevoli di questo operando nella società.
Se vuole esercitare il suo ruolo culturale e politico, il volontariato alle volte deve imparare ad andare controcorrente, a promuovere contro-cultura. Il problema è di non partire dall'alto, ma dal basso, anche come metodo, cioè partire dagli utenti e maturare scelte di reale cambiamento.

Non è facile. Io ho cercato di cogliere i valori che possono essere condivisi da tutto il volontariato e che consentono di individuare gli obiettivi, cioè il perché documentare, che servono a selezionare l'oggetto, cioè che cosa documentare, e gli aspetti delle relazioni odierne che ci hanno fornito indicazioni molto preziose, molto ampie, molto dettagliate. Il valore di fondo, però, che mi sembra non possa che essere condiviso da tutti, è che il punto di partenza e il criterio per orientare tutte le scelte non sono i Centri di Servizio, né le associazioni di volontariato, ma le persone cui sono rivolti i servizi del volontariato, il reclutamento dei volontari, i bisogni degli "utenti", le loro attese, le loro scelte.
Diversamente, al di là delle migliori intenzioni, non potremmo parlare di esercizio di servizio, ma rischieremmo, al di là delle intenzioni e delle nostre consapevolezze, di cadere in un esercizio di potere. Io sono d'accordo sul fatto che l'informazione dà potere e credo che lo debba dare, però a servizio di chi? Qui è il problema.

Valutare le attività
Vorrei ora presentarvi un'altra accezione e dimensione della documentazione, rivolta sia ai Centri Servizi che alle associazioni. Questo perché a mio avviso rimane scoperta - o, meglio, aperta per il futuro - la funzione della documentazione come strumento tecnico e metodologico per verificare se le attività dei Centri rispettino e realizzino il senso e l'identità dei Centri stessi, e se le attività delle associazioni di volontariato realizzino con efficacia le finalità dei propri statuti, ovvero delle carte d'identità con cui si presentano.

La verifica e la valutazione costituiscono la fase finale della programmazione; però non sono possibili una verifica ed una valutazione attendibili, oggettive, se non c'è una documentazione tecnicamente valida, prevista e preordinata già in fase di programmazione. Non è una prassi alla quale siamo abituati nel campo dei servizi alla persona: nel campo del commercio e dell'industria moltissimo, ma nel campo dei servizi non molto. Nel documento preparatorio di questo convegno sono stati indicati gli ambiti d'intervento del Centro (la formazione, la consulenza, l'informazione, la progettazione) e giustamente è stato osservato che scarsa risulta l'attenzione per il tema della documentazione intesa nella sua accezione più estesa. Allora io mi aggancio a questa accezione più estesa, e vi pongo alcune domande per aprire la strada ad una riflessione ed anche ad una eventuale ricerca sulla documentazione, finalizzata alla valutazione delle attività sia dei Centri di Servizio, sia delle associazioni di volontariato. Io non sono un tecnico, quindi non so dirvi come si fa, ma vi dico dove a me pare necessario porre l'attenzione su documentazione e valutazione.

Per cominciare, la consulenza alle associazioni di volontariato, oltre agli ambiti legale, fiscale, amministrativo, contabile, così come previsto, si potrebbe estendere anche alla documentazione in funzione della valutazione, perché anche le associazioni imparino a documentare per valutare quello che fanno. Inoltre, vi propongo alcuni quesiti validi anche per i Centri di Servizio: sono ambiti su cui sarebbe utile documentare, per poi valutare.

A proposito della discussione sulle nuove funzioni dei Centri di Servizi.
Ragionando con scioltezza ed in piena libertà, dovremmo innanzitutto cercare di individuare ciò che i Centri di Servizio non dovrebbero fare:
" devono fornire servizi di ricerca, di consulenza, di informazione e cosi via o possono anche erogare contributi, finanziare progetti? Se partiamo dal soggetto, cioè dalle associazioni di volontariato, che cosa è più utile per la promozione e la qualificazione del volontariato? Ricevere denaro o ricevere formazione, consulenza, informazione? Una ricerca, una riflessione e una documentazione su questo tema possono aiutare, cercando risposte non ideologiche, né drammatiche, ma verificate nella realtà.
" Secondo quesito: a chi sono destinati i servizi dei Centri? Alle associazioni di volontariato o a tutto il terzo settore? All'interno della cooperazione sociale e dell'associazionismo c'è una tendenza verso la seconda interpretazione. Appena approvata la legge sull'associazionismo di promozione sociale, i portavoce del terzo settore hanno subito avanzato l'idea che era auspicabile arrivare ad un testo unico per il terzo settore. Io non so come ne uscirebbe il volontariato. Ma comunque oggi, con le leggi che abbiamo, è legittima questa soluzione? I Centri non potrebbero distinguere fra servizi ad organismi di volontariato, che per legge devono fornire gratuitamente, e magari, contemporaneamente, fornire gli stessi servizi alle cooperative sociali e all'associazionismo a pagamento? Alcuni Centri di servizio già operano in questa direzione, ed è una scelta chiara e positiva per tutti.
" In numerosi Centri di servizio la componente politica è molto presente; potrebbero verificarsi strumentalizzazioni politiche, ad esempio in periodo elettorale: come riescono i Centri a prevenirle e a impedirle? Mi pongo queste domande perché, ad esempio, alla vigilia dalle elezioni regionali, il giorno prima del voto, un Centro di Servizi di una provincia del Veneto ha fatto un convegno, invitando tutti i leader politici della maggioranza della Regione medesima.
" Tenendo presente gli ambiti di intervento previsti dalla normativa, non potendo realizzare tutto e subito, con quali criteri vengono fissate le priorità dell'intervento dei Centri? Certamente un Centro Servizi può decidere di fare quello che ritiene più utile alle associazioni di volontariato: ha il potere di farlo; ma non sarebbe più promozionale partire dalle associazioni, sentendo da loro quello che ritengono più utile, caso mai aiutandoli a comprendere con un utile consulente che cosa è realmente più utile per loro? Sicuramente questo secondo metodo è più lungo, ma sarebbe più efficace e significativo all'interno di un Centro di Servizi, perché servire non significa fare quello che noi riteniamo più utile agli altri, quanto quello che gli altri chiedono di fare: chi fa quello che vuole non è servo, ma padrone. Anche i Centri di Servizio possono diventare centri di potere, operando una scelta dei programmi a favore e nell'interesse delle associazioni più consistenti, che contano di più, piuttosto che delle piccole associazioni di quartiere, di paese, di parrocchia che non hanno voce, anche perché spesso non si sono neppure iscritte a registri regionali, che comportano per loro eccessive complicazioni burocratiche. Allora credo che i Centri Servizi dovrebbero privilegiare l'erogazione dei loro servizi, prima che alle grandi organizzazioni, alle forme più semplici del volontariato organizzato.
Quando sono stati definiti con chiarezza gli obiettivi del programma annuale o pluriennale e fissate le priorità, ecco che anche la documentazione dovrebbe essere organizzata fin dall'inizio, in partenza, con strumenti idonei ed indicatori appropriati che consentano di verificare se quanto è stato programmato è stato fatto, di valutare l'efficacia degli interventi, cioè se gli obiettivi sono stati raggiunti, e anche l'efficienza, ovvero verificare il confronto fra costo e benefici. Mi ricordo che 40 anni fa, quando ero Direttore della Scuola del Servizio Sociale di Padova, un'allieva aveva fatto una tesi su una IPAB di Venezia e risultava che il 92% delle uscite erano destinate a pagare il personale e il costo della struttura, mentre solo l'8% veniva impegnato a favore dei poveri. Evidentemente una situazione paradossale, però storica: quando l'abbiamo documentato - ricordo - è diventato uno scandalo. I Centri Servizio non corrono certo questi pericoli, ma dovrebbero documentare oggettivamente e far conoscere pubblicamente quanto costano e quali servizi prestano con quei costi, sia per migliorare la propria programmazione, sia per aumentare la propria credibilità.
" Sostenere tutti i ruoli del volontariato, ma particolarmente quello dell'anticipazione di risposte ai bisogni emergenti, perché questa è proprio squisitamente la prima funzione del volontariato. Ora, nella legge 266/91 questo non è previsto, perché si tratta di una legge che regola i rapporti fra le associazioni di volontariato e l'istituzione pubblica, per realizzare le finalità fissate dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali: quindi la funzione di anticipazione non c'è, non è proibita ma non c'è. Anche nella nuova legge sui servizi sociali questa funzione non è molto esplicita; credo che bisognerebbe metterla nel fatto, questa è la forza del volontariato.

Concludendo, vorrei dire che se i Centri di Servizio rimangono fedeli alle finalità fissate dalla legge 266 e confermate e rafforzate dalla legge di riforma dei servizi sociali, e sanno guardare con realismo e con coraggio ai nodi che vi ho presentato cercando di non ignorarli, in quanto sono fisiologici e propri di organismi in fase di crescita, allora credo che il volontariato abbia una grande potenzialità e potrà costituire veramente un motivo fondato di speranza per il futuro della nostra società.