Libertà significa anche possibilità per tutti di vivere il tempo libero

01/01/2006 - Tristano Redeghieri

La libertà è uno dei beni fondamentali di ogni uomo.
Ma la possibilità di esprimersi, di determinare autonomamente le proprie scelte, di agire senza costrizioni non è poi così scontata.
Anche scelte meno impegnative, come quelle legate al tempo libero, non sono per molti soggetti sinonimo di gioia, allegria, ma di costrizioni, impedimento, impossibilità.
Provate in qualsiasi motore di ricerca su internet a digitare “tempo libero”, e scoprirete centinaia e migliaia di siti.
Provate ora a digitare “giovani e tempo libero” e vi si apriranno più di trentamila opportunità.
Digitando, invece, “disabili e tempo libero” le opportunità si riducono drasticamente a qualche decina, per scomparire del tutto con “disabili psichici e tempo libero”.
È proprio questo il contenuto su cui voglio riflettere in queste poche righe: il difficile rapporto tra disabilità e tempo libero, che rappresenta sicuramente uno dei problemi più sentiti e urgenti nell’universo della disabilità.
La società civile non percepisce questa situazione; infatti in riferimento alle problematiche scolastiche, del lavoro, dell’assistenza, il dibattito è sempre stato vivo e aperto e, già da anni, si è avviata tutta una serie di interventi, sia da parte delle istituzioni (per quanto riguarda la base legislativa) sia da parte delle associazioni e cooperative del settore.
In riferimento al tempo libero, invece, sono pochissime, o quasi nulle, le iniziative. La gestione e organizzazione di tali momenti è affidata alle famiglie, soprattutto in caso di disabili adulti o ad attività comunque frequentate solo da ragazzi in situazione di handicap.
Ma il tempo libero riveste nella vita di ogni persona un’importanza fondamentale per il proprio benessere e la propria autostima.
Infatti, le attività che svolgiamo nel nostro tempo libero ci coinvolgono in maniera globale, influendo sulla nostra vita non solo ricreativa ma pure sociale, culturale, intima. Avere la libertà di… significa vivere in maniera gratificante, contribuendo alla piena realizzazione personale.
Gli incontri, le amicizie che abbiamo, la libertà di… curare nel nostro tempo libero sono spesso le maglie più gratificanti della rete di relazioni che ci costruiamo.
Non agevolare o reprimere tali possibilità, crea invece occasione di esclusione, emarginazione e solitudine.
Quante volte, uscendo la sera c’è capitato di incontrare, conoscere ragazzi disabili all’interno di un cinema o di una pizzeria?
Credo che il numero sia vicino allo zero, perché molti ragazzi disabili non escono mai con gli amici. Per una pizza, un film o per una serata in discoteca.
Le cause possono essere le più varie: le barriere architettoniche, le titubanze della famiglia, gli sguardi o gli atteggiamenti discriminanti della gente. Gli unici amici allora, diventano i genitori, i fratelli con cui si può rimanere a casa.
Il tempo libero diventa segno tangibile del fatto che l’integrazione sociale del diversabile ancora non è stata raggiunta pienamente.
Il salto di qualità che i ragazzi disabili desiderano è quello di un tempo libero dove davvero siano liberi di… fuori dalla famiglia e con una ampia gamma di possibilità.
I ragazzi con deficit chiedono di poter frequentare le persone con cui stanno bene, negli ambienti “di tutti”, durante le normali attività che chiunque svolge per divertirsi e rilassarsi.
Solo assicurando tale legittimo diritto, riescono a rapportarsi con gli altri al pari, sentendosi non più “diversi”, ma persone che, nello scambio, danno e ricevono.
Ma l’integrazione della persona disabile è possibile e fondamentale, non solo nel mondo del lavoro e della scuola, ma anche in molte attività del tempo libero.
L’integrazione attraverso il tempo libero può risultare gratificante sia per la persona con deficit, sia per la persona senza deficit.
Pur essendoci grosse difficoltà strutturali (ad esempio le barriere architettoniche) e ancora parecchie problematiche culturali, ritengo che la persona disabile abbia maggiori opportunità e maggiore capacità di “far sentire la propria voce”, anche nelle scelte legate al tempo libero.
Accanto alle esperienze “ghettizzanti” di tempo libero (in quanto rivolte solo a persone disabili) in alcune realtà territoriali si iniziano finalmente a promuovere esperienze di tempo libero integrato. Un tempo libero non creato ad hoc per il soggetto disabile, ma dove egli abbia la possibilità di essere libero di… partecipare a qualsiasi attività, insieme ai propri amici, disabili e non.
L’esperienza de “L’Ottavo Giorno” di Cavriago rappresenta una significativa esperienza di tempo libero integrato.
“L’Ottavo Giorno” (Progetto Tempo Libero) del comune di Cavriago (RE), nasce nel 1997 per rispondere ai bisogni evidenziati attraverso un’indagine conoscitiva rivolta a disabili adulti del territorio della Val d’Enza.
Da questa rilevazione emergeva che l’esigenza maggiore per i disabili adulti era quella di reperire delle opportunità, delle risorse materiali e umane, per utilizzare in modo soddisfacente il proprio tempo libero. L’Amministrazione Comunale di Cavriago in primis ha avuto la lungimiranza, il coraggio di rispondere tempestivamente a tale richiesta (aspetto sicuramente innovativo nelle politiche rivolte alla disabilità) promovendo il progetto sopracitato.
Gli obiettivi del progetto “L’Ottavo Giorno” erano volti principalmente a fornire a persone disabili adulte la possibilità di vivere il proprio tempo libero anche senza la presenza della famiglia, favorendo l’integrazione sociale; permettere a tutti i ragazzi coinvolti, disabili e volontari, di allacciare nuovi rapporti e ampliare i contatti sociali; favorire l’affermazione di una cultura capace di integrare la diversità; promuovere il volontariato.
Per raggiungere tali obiettivi, dal 1997 a oggi, sono state realizzate numerose esperienze e proposte: cene, gite, soggiorni, vacanze, formazione di un gruppo sportivo misto, creazione e rappresentazione di spettacoli teatrali e musicali (sempre misto), attività per sensibilizzare il territorio alle problematiche dell’handicap (con la presenza di disabili e non).
Le proposte vengono coordinate da tre educatori che, oltre a organizzare le attività di gruppo, elaborano progetti personalizzati su ogni disabile.
Tutto questo, ovviamente, viene reso possibile grazie ad altri giovani protagonisti presenti all’interno del gruppo: i volontari, risorsa fondamentale e indispensabile, che hanno contribuito a cambiare il concetto stesso di volontariato.
I volontari de “L’Ottavo Giorno” non assumono nel gruppo atteggiamenti assistenziali o caritativi ma si sentono semplicemente “gli amici” di Alessia, Maurizio, e viceversa sono considerati amici dei ragazzi disabili.
Si sono create insomma, nel gruppo, relazioni di amicizia e di comunione autentica; ne è la prova il fatto che gli incontri avvengano anche al di fuori delle uscite programmate.
Il gruppo di amici è divenuto una presenza non occasionale sul territorio, un’originale fonte di iniziative e divertimento.
Grazie anche alla recente collaborazione con il Centro Documentazione Handicap di Bologna e la conseguente formazione del gruppo Calamaio (che opera all’interno delle scuole di ogni ordine e grado), “L’Ottavo Giorno” sta diventando sempre più uno strumento di sensibilizzazione nei confronti dell’intera cittadinanza, una dimostrazione di come, grazie al divertimento e nel divertimento, si possa creare integrazione.
Quindi un tempo libero “integrato” non solo è possibile ma è preferibile, perché gratificante per chi lo condivide.
È pure auspicabile e perseguibile quale strumento per una maggiore diffusione della cultura della diversità, indispensabile per l’abbattimento di ogni barriera.
Perché l’essere liberi di… divertirsi, socializzare, interagire, amare, non far nulla, sbagliare, sognare… è vivere.

 

Per ulteriori informazioni potete contattarci allo 0522/57.77.40 o mandarci una e-mail: lottavogiorno@comune.cavriago.re.it

 

Parole chiave:
Scuola ed educazione