Lettere al direttore

29/06/2011 - Claudio Imprudente

Ciao Claudio,
mi chiamo Marlon, sono un bambino a cui piace molto leggere.
Ho letto il tuo libro “RE 33”, che mi è stato regalato dalla mia carissima amica Ilaria che tu conosci bene.
Il libro mi è piaciuto molto sia per la storia sia come è scritto e anche per le illustrazioni.
Mi è piaciuto come Re 33 ha capito che tutti (uomini e animali) devono essere liberi e che è importante rispettare i diritti di tutti specialmente dei bambini.
Vorrei chiederti se da piccolo tu volevi fare lo scrittore perché anche io vorrei scrivere racconti e poesie.
Ti scrivo due poesie che ho scritto per il S. Natale.
Ciao a presto
Marlon

BABBO NATALE
La luna va su
il sole va giù
e
Babbo Natale
sale
scende
dalle scale.

GESU' BAMBINO
La luna va giù
il sole va su
e
Gesù Bambino
scende
nel mio cuoricino.

Caro Marlon,
la tua lettera e le tue poesie mi sono piaciute così tanto che io, Re 33, ho deciso di risponderti personalmente. Ti sei mai chiesto che cosa si direbbero Babbo Natale e Gesù Bambino se si incontrassero per le scale? Chi dei due salirebbe e chi scenderebbe? Ma poi Babbo Natale e Gesù Bambino si conoscono? Ma se si conoscessero sarebbero in concorrenza? Oppure si porterebbero i regali a vicenda? Ora la smetto di fare domande e cerco di risponderti: non so se Claudio da bambino avesse già chiaro ciò che avrebbe voluto fare da grande, so solo che quando è venuto il momento di scrivere la mia favola tutto gli è stato chiaro. Claudio mi dice sempre che per lui scrivere storie è una cosa molto importante poiché raccontandole si può cambiare la cultura. Vedi caro Marlon, un bambino come te ha bisogno di sognare, e un bravo scrittore-educatore è colui che trasforma i sogni in bisogni da realizzare. Perciò non dimenticarti mai di sognare! In un sogno una scala può trasformarsi in una fisarmonica che, a seconda del ritmo della musica, allunga e accorcia le distanze fra Babbo Natale e Gesù Bambino che salgono e scendono. (Claudio però preferisce gli scivoli alle scale… questione di gusti!). Il lavoro dello scrittore, quindi, è proprio quello di far sognare la gente così da trasformare tutte le scale in fisarmoniche in modo che tutte le persone che salgono e scendono si possano incontrare e parlare prendendo esempio da Babbo Natale e Gesù bambino. E che dire…

Non si corre sulle scale
suggerisce Babbo Natale
scendi invece pian pianino
come fa Gesù Bambino.

Scrivimi ancora, tuo Re 33

Buonasera, mi presento: sono Concettina e scrivo da Salerno. Ho letto il suo articolo per caso a Lucera a casa dei miei genitori assidui lettori del Messaggero di S. Antonio. Di solito non finisco mai di leggere un articolo ma il suo mi ha colpita particolarmente in positivo. È bellissimo. Sono stupende le cose che lei ha scritto. Non ho potuto fare a meno di pensare in auto, nel viaggio che mi portava a casa dopo le vacanze di Natale, che frutto fossi. Alla fine sì l’ho trovato e saperlo mi ha aiutato a capirmi. Mi definirei un kiwi. Sì, un kiwi, perché? Ho meditato su me stessa, sembro apparentemente scostante, difficile da trattare. In effetti un po’ lo sono ma dentro sono dolce e acida allo stesso modo. Sì io sono proprio così, a volte dolcissima, a volte acidissima. È bello ciò che ha detto sulla noce e sulle noccioline dell’aperitivo… L’apparenza inganna a volte. Ciò che conta è il frutto dentro. Grazie per avermi fatto capire tante cose su me stessa e sugli altri. Spero di risentirla. Parlare con lei sarebbe stupendo. Distinti saluti,
Concettina

Che bello ricevere delle lettere così “fruttuose”! Da quando ho una rubrica anche sul Messaggero di S. Antonio mi arrivano una valanga di lettere da tutti i frutti del mondo! L’articolo colpevole di questo tormentone è “La seduzione” legata al mondo della disabilità. Vedi cara Concettina, per me la seduzione della diversabilità si può paragonare alla noce perché essa è apparentemente poco attraente: il guscio è duro e rugoso, e per aprirlo ci vuole sempre uno schiaccianoci. Parafrasando, lo schiaccianoci rappresenta l’educatore che con i giusti mezzi può rompere il guscio e far emergere le diverse personalità. Chissà quanti educatori si sentono schiaccianoci? Credo che il trucco sia proprio quello di percepirsi come uno strumento utile a far emergere l’identità, perché solo riconoscendosi in essa si diventa seducenti. Mi ricordo che quando ero piccolo durante i pranzi di Natale o di Pasqua c’era sempre un momento di panico generale: quando mia mamma metteva in tavola le noci… Ma dov’è lo schiaccianoci? Senza di esso il pranzo era come dimezzato. Tralasciando il fatto che se mangio una noce come minimo mi strozzo, questo è un esempio lampante della grande importanza del ruolo dell’educatore.
E se mettiamo in tavola le noci assieme ai kiwi? Tutto è ancora più interessante perché i gusti di uno esaltano quelli dell’altro… Secondo voi perché hanno inventato la macedonia?

Salve,
mi chiamo Veronica ho 26 anni e in aprile finirò il mio percorso di studi in “logopedia”; sono abbonata da poco alla sua rivista “HP-Accaparlante”, è stato per me un immenso piacere conoscerla sabato 2 dicembre ad Handimatica… mi ha colpito moltissimo il suo “Elogio alla lentezza” che rileggo kontinuamente sul mio block notes e che “vorrei” inserire, se me lo consente, nella mia tesi; alla fine della giornata di sabato sono stata molto male, amareggiata e delusa da “società” che si definiscono all’avanguardia per quanto riguarda la comunicazione, e poi si smentiscono immediatamente nel corso di un seminario, pronunciando: "Bhe se xx usasse sempre e solo l’etran per parlare ci metterebbe 1 secolo…”, e immediatamente mi sono ritornate in mente le sue parole del suo intervento di qualche ora prima… e mi chiedevo: “la logica della lentezza???”. Inoltre amareggiata in quanto su tutta la bibliografia relativa alla C.A.A. ci sono tantissimi riferimenti ai segni, ai gesti, e invece poi smentiscono anche questo, dicendo che un bambino non deve “segnare”, non può, neanche se a lui rimane più semplice, utilizzare il linguaggio dei segni perché non è condiviso..., ma tabelle e ausili vocas.
Ho fatto immediatamente un paragone logica lentezza-linguaggio dei segni!! Ho sbagliato alla grande?
Sto facendo una tesi sull’utilizzo della lingua dei segni in un ragazzo con paralisi cerebrale, lui viene da anni e anni di logopedia classica, e da una serie di tutte quelle nuove bellissime “artiterapie”, (fallimentari, senza senso)… avendo delle difficoltà di motricità fine i suoi segni sono logicamente non identici e fluidi come quelli di una persona sorda, ma finalmente ora COMUNICA con la mamma e con la propria famiglia avendo riacquistato fiducia in sé, si comincerà un lavoro sulla scrittura con simboli e tabelle. Giorni fa la mamma lo accompagna e con le lacrime agli occhi ci dice: “ieri siamo andati al mercato e per la prima volta Federico ha potuto esprimere un suo parere segnando “bambola compro nonna”. Ha espresso un concetto che tramite tabelle e ausili vari avrebbe impiegato 4-6 mesi per esprimere!!!
Tutto questo per dire che invece di essere aperti a nuovi orizzonti, a nuove modalità, a scambi, mi sembra che alcune società abbiano il monopolio assoluto su sistemi di comunicazione, e non riesco a capire perché non appena nomini “linguaggio dei segni” e/o “gestualità” sei fatta immediatamente fuori!!!!!!!
Mi scusi tanto per il disturbo, ma dato che nessuna delle persone “normodotate gravi” presenti negli stand mi ha saputo e /o voluto rispondere, vorrei se possibile girare la domanda a lei.
La ringrazio
Cordiali Saluti

La prima volta che ho sentito parlare della logica della lentezza è stato quando nel mio mangiadischi (ormai oggetto d’antiquariato) ho messo il disco di Bruno Lauzi e ho ascoltato “La tartaruga”.
Riascoltandola poi negli anni mi sono sempre più convinto che questa canzone è davvero un inno alla lentezza. La tartaruga che un tempo era un animale che correva a testa in giù e filava via come un siluro, più veloce di un treno in corsa, dopo un incidente rallentò e… si accorse andando pian pianino di moltissime cose che non aveva mai notato: “un bosco di carote, un mare di gelato e un biondo tartarugo che ha sposato un mese fa”.
A parte il fatto che il biondo tartarugo fa impazzire pure me (de gustibus non disputandum est) è proprio vero, dovremmo recuperare la lentezza come un valore, è proprio importante in un mondo che va ai mille e mille all’ora. Il ruolo della diversità ha questa funzione: di mostrare che ci sono diversi tipi di velocità e andature. La lentezza può in questo senso diventare una risorsa. Il saper rallentare, il saper guardare ti dà la possibilità di cogliere delle occasioni che correndo troppo non vedresti neppure. Diciamoci la verità: le riprese alla moviola sono molto più affascinanti di quelle normali perché si possono vedere tutti i particolari, le espressioni, le gocce di sudore, gli sguardi…
Quindi basta scoprire un bosco di insalata e un mare di frittata che subito un biondo tartarugo sposa la logica della lentezza.