Lettere al direttore - Risponde Claudio Imprudente

14/07/2011 - Claudio Imprudente

Salve, sono Agnese, l’insegnante di scuola primaria che le ha già scritto qualche mese fa per farle i complimenti per il libro “Il principe del lago”.
Volevo annunciarle (con immensa gioia!!!) che da oggi è partito il laboratorio di lettura del suo libro nella mia classe, come le avevo anticipato che mi sarebbe piaciuto fare!
Purtroppo il tempo che riesco a dedicare al libro è davvero poco insegnando molte materie nella stessa classe (mezz’ora al venerdì) ma mi sono imposta di non lasciar scappare nemmeno un venerdì. I bambini sono molto entusiasti e l’inizio è già pieno di aspettative da parte di tutti loro (maestra per prima!); in classe riusciamo a staccare da tutto il resto, spegniamo le luci, abbassiamo le persiane e accendiamo una piccola candela. I bambini rimangono in silenzio, qualcuno ride durante qualche dialogo... e tutti già non vedono l’ora che arrivi venerdì prossimo.
Sono convintissima per il laboratorio, per molte ragioni: innanzitutto i bambini si prendono in giro con sempre più facilità negli ultimi tempi, e anche se la diversità per cui forse era stato pensato il libro non era questa, penso che comunque loro ci possano riflettere molto. E poi c’è un alunno che ha un fratello autistico, e forse (speranza vana?) riuscirà ad aprirsi con i compagni riguardo questa sua esperienza.
Può darsi che il tutto non le interessi più di tanto, ma i miei alunni sono entusiasti davvero e io felicissima!
Grazie mille ancora per la sua fantasia!
Agnese e classe 2a.

Aloha Agnese, a te e soprattutto a tutti i tuoi allievi. Lo sai che quando ho ricevuto la tua lettera mi sono sbellicato dalle risate?! Mi chiedevo anche se non si stesse scherzando… Poi però ho iniziato a immaginare. Immaginavo una vecchia chiesetta in campagna…sai di quelle un po’abbandonate, di quelle così buie in cui quando entri per i primi cinque minuti non riesci a distinguere i contorni delle cose? Poi, man mano che i tuoi occhi si abituano all’oscurità, sono proprio le candele accese i primi oggetti a prendere forma e a stagliarsi nel buio. Un flash: da bambino rimanevo affascinato – anzi, sedotto – da questa ambientazione, e contemplavo incantato la fiamma che faceva colare lentamente la cera sul candelabro. Sono convinto che i tuoi bambini respirino la stessa magia… Sai, una candela è come “la Vecchia Romagna che crea l’atmosfera”! Battuta pubblicitaria a parte, credo che il tuo laboratorio sia ben studiato e che in questo modo i bambini possano davvero annusare il profumo della cera che si scioglie lentamente e rimanerne inebriati. Allo stesso modo l’educazione alla diversità può fondersi con le potenzialità dei bambini e dare colore e sapore all’esistenza di ognuno. Questo è il ruolo della scuola, che deve saper creare l’atmosfera giusta.
E che dire? Io bevo Vecchia Romagna, e buona atmosfera a tutti.

Caro Claudio, ti ho rivisto con grande piacere al Palahockey di Reggio Emilia. Come ti ho detto alla fine del tuo splendido “show”, tu aiuti la gente a conciliarsi con la vita, ad amarla sempre e comunque. E vorrei che ciò tu non lo prendessi come uno dei tanti complimenti che ti fanno, perché è semplicemente la verità. Incontrandoti un attimo prima di uscire te l’ho detto, tu sei come il vino: più invecchi e più diventi buono.
Ciao, in amicizia.
Realino Ferretti

Vedi, caro Realino – che guarda un po’ fa rima con “vino” – credo che ci sia una certa attinenza tra il piacere di bere del buon vino e la gioia di vivere. Giorni fa ero al cellulare con Marco, il mio amico sommelier, e stavamo disquisendo sui gusti dei vini e sull’importanza di essere felici nella vita. Un buon vino deve invecchiare per anni prima di acquistare determinate caratteristiche. Pure la vita. Un buon vino ha bisogno di tempo per prendere corpo. Altrettanto avviene nella vita. Se la vita non è equilibrata, come lo è un buon vino, perde di sapore e di interesse. Sfugge la bellezza delle sfide. E il sapore della sfida è un sapore affascinante e vellutato, che viene goduto anche dal palato (hai visto che ti ho fatto la rima?!).
Con un po’ di pazienza si può ottenere uno squisito vino frizzante oppure fruttato. Anche la vita pian piano diventa così, e un’ottima vita fruttata… Chi non la vorrebbe?! Se la vita non frutta… falla fruttare!
Come vedi, caro Realino, di punti in comune tra il vino e la vita ce ne sono una marea. Basta avere la botte giusta e la moglie non ubriaca. Altrimenti sono guai.
Cin cin!