Lettere al Calamaio

01/01/2004 - Elisabetta Zanardi

L’idea è nata in modo abbastanza casuale: un giorno, a circa un mese di distanza dalla conclusione degli incontri, un gruppo di bambini mi ha chiesto se nel frattempo avessi rivisto Stefania o Roberto; ho risposto che ci eravamo visti un paio di volte, li ero andata a trovare nel luogo dove lavorano e avevamo pranzato insieme. Tutto quello che ho detto ai bambini corrisponde a verità: mi ero recata varie volte presso la sede del Centro Documentazione Handicap di Bologna per consultare la biblioteca e svolgere alcune ricerche, e un giorno mi ero fermata a pranzo con loro. Quando hanno saputo della mia frequentazione, alcuni mi hanno chiesto se potevo consegnare al Calamaio una loro lettera, dimostrando di sentirsi vicini agli animatori del Progetto, dei quali mi chiedono spesso notizie e attendono con trepidazione di incontrarli nuovamente il prossimo anno scolastico.

Caro Roberto, cara Stefania e Sandra.
Io sono un bambino della Viganò, mi chiamo Alan e volevo salutare proprio voi, Stefania con il sorriso brillante, Roberto golosone e Sandra furbacchiona.
Grazie per averci insegnato il significato di molte parole e per averci fatto giocare e fare bellissime scommesse.
Vi auguro un buon successo e visto che siete stati molto bravi vi mando una canzone inventata da me. 
Alan

Cari amici del Progetto Calamaio,
i tre pomeriggi che abbiamo trascorso insieme mi hanno fatto capire molte cose. Siete persone allegre e simpatiche, vivaci e piene di sprint!
È stato un grande piacere conoscere delle persone come voi, spero che il prossimo anno possiate tornare a trovarci. Quando andate nelle altre scuole, fate gli stessi giochi che avete fatto con noi perché sono veramente MITICI, come voi! 
Sara

Cari amici,
è Andrea che vi scrive, il biondino ricciolino! Per aiutarvi a capire chi sono vi dò un aiuto: sono quel bambino che si è paragonato a un motoscafo e che cerca sempre il pelo nell’uovo, come Stefania. Siete molto simpatici e vi volevo anche dire che tutte le scommesse che ci ha fatto Stefania i miei genitori le hanno perse.
Io quando ti ho visto, Stefania, mi sono rattristato perché eri su una carrozzina ma adesso sono molto contento di averti conosciuta perché ci hai insegnato molte cose e perché sei una persona speciale. Un’ultima cosa: avete incontrato il Sovrano dei Sovrani? (presto, un inchino!)
Andrea

Carissimi amici,
vi volevo ringraziare perché quando siete venuti mi sono divertita molto. Però quando siete venuti con Stefania sulla carrozzella mi è dispiaciuto perché pensavo che la sua vita non fosse molto felice… Ma quando ci ha raccontato che invece era contentissima e che faceva le cose come noi sono diventata contenta perché lo era lei.
Una cosa che mi ha insegnato molto è la distinzione tra deficit e handicap che anche sui vocabolari è sbagliata! Spero che tornerete, grazie e tanti saluti.
Ah, ricordatevi di dire all’autore del libro “Re 33” che è bellissimo.
Najah

Stefania,
la prima volta che sei venuta da noi in IV B, ho provato dispiacere. Dopo un po’ ho scoperto che sei una donna intelligente e brava, anche se sei disabile. Spero di rivederti il prossimo anno.
Sebastiano

Cara Stefania, Sandra e Roberto,
vi scrivo per dirvi che tutte le volte che siete venuti da noi io mi sono divertita molto. Quando siete venuti per la prima volta ho pensato che Stefania fosse una ragazza triste perché stava sulla carrozzina ma poi io e i miei compagni abbiamo capito che è allegra e anche molto simpatica. Adesso stiamo bene insieme a lei e spero che torni a trovarci con voi prima delle vacanze estive.
Bacioni!
Elisa

Ciao,
non so se vi ricordate di me, sono Elena. A me sono piaciuti i vostri giochi e le vostre idee e non ho suggerimenti da darvi perché mi sono molto divertita. Il gioco che mi è piaciuto di più è stato “Guardie e principi” e la distinzione tra deficit e handicap che credevo di sapere e invece non sapevo. Un abbraccio
Elena

Cari amici del Calamaio,
vi volevo dire che a me sono piaciuti tutti gli incontri, in particolare la fiaba di Re 33 fatta da noi e il viaggio del treno del Sovrano dei Sovrani (fare l’inchino!).
Voi siete delle persone speciali che insegnano scherzando cose molto importanti. Penso che siete anche meglio di un vocabolario perché mi ricordo che ci avete spiegato la differenza tra la parola deficit e la parola handicap e noi abbiamo scoperto che la definizione scritta sul vocabolario era sbagliata. Ho scritto una poesia per Stefania che si intitola “La fata colorata” e una per Sandra che si intitola “Brunilde”, spero che vi piacciano.
Spero che il prossimo anno tornerete a trovarci, a presto quindi!
Cristina

La fata colorata
La fata colorata
cantava sulla luna la serenata.
Ma quando la luna le rivelò
che aveva un canto bruttissimo
lei mai più cantò.
La fata colorata
quando piangeva allagava la vallata.
Così un ranocchio
per evitare il disastro totale
le diede coraggio e la fece cantare.

Brunilde
Brunilde la strega
viaggiava, viaggiava
e dopo una lunga assenza
non ritornava.
Ma la cosa più strana
era come faceva
a sparire d’un tratto
e tornare per cena.
Ma un giorno cadde
lì per lì
e di lei
mai più niente si sentì.

Stefania, Sandra e Roberto,
vi ricordate di me? Sono Francesca, quella bambina abbastanza alta con i capelli lunghi biondi. Spero che abbiate capito chi sono ma non ha importanza, volevo dirvi che siete simpaticissimi e anche molto bravi. Spero tanto che possiate ritornare il prossimo anno per giocare a calcio in carrozzina, ce la farete a trovare tutte le carrozzelle? Sono molto contenta di avervi conosciuto.
Con affetto
Francesca