Leggi e governi

01/01/2005 - Nicola Rabbi

Come hanno affrontato gli ultimi due governi (rispettivamente di centrosinistra e di centrodestra) il tema dell’accessibilità del web? Facciamo una breve carrellata degli eventi più significativi.
Il passato governo di centro-sinistra aveva promulgato la circolare 6 settembre 2001 (n. AIPA/CR/32), intitolata “Criteri e strumenti per migliorare l’accessibilità dei siti web e delle applicazioni informatiche a persone disabili”. In questa circolare vengono “specificati i criteri da rispettare nella progettazione e manutenzione dei sistemi informatici pubblici, per favorire l’accessibilità ai siti web che mettono a disposizione di cittadini e imprese informazioni e servizi interattivi mediante tecnologie e protocolli internet e alle applicazioni informatiche utilizzate dal personale della pubblica amministrazione e da cittadini e imprese per i servizi resi così fruibili”.
Questi criteri sono quelli suggeriti nella guida del WAI (Web content accessibility - guidelines 1.0) del consorzio W3C (www.w3.org).
Nel mondo virtuale capita più spesso che in quello reale, dato che i siti della pubblica amministrazione stanno cercando di essere conformi alle linee guida del WAI (Web Accessibility Iniziative). In Italia esiste l’AIPA (Autorità Informatica della Pubblica Amministrazione) che ha costituito nel luglio 2000 il gruppo di lavoro “Accessibilità e Tecnologie informatiche nella PA”, “finalizzato al superamento delle barriere tecnologiche che oggi limitano i disabili nella fruizione dei servizi in rete”. Ricordiamo tre siti per chi voglia approfondire l’argomento: www.pubbliaccesso.it e www.webxtutti.it/index.htm e www.webimpossibile.net.

Cosa fa questo Governo

Nel 2003 è stato pubblicato il Libro Bianco, intitolato “Tecnologie per la disabilità”, che si prefiggeva di dare indicazioni su un disegno di legge e suggerire le azioni necessarie a promuovere l’inserimento dei disabili in una società tutta basata sull’informazione. Il libro è stato scritto dalla “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli”, una struttura istituita nel 2002 dal Ministro per l’Innovazione assieme ai Ministri della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La pubblicazione, che ha visto la collaborazione di associazioni, operatori dell’industria ICT e amministrazioni, ha messo in evidenza le seguenti mancanze:

  • molti siti web, anche quelli delle pubbliche amministrazioni, non sono accessibili ai disabili;
  • se un individuo cerca delle risposte ai suoi bisogni nelle nuove tecnologie, non riesce a trovare informazioni utili e aggiornate;
  • nemmeno la Sanità Pubblica conosce pienamente le potenzialità offerte dalle tecnologie;
  • manca anche la conoscenza e la sensibilità dell’opinione pubblica e degli operatori dell’ICT;
  • non esistono dati affidabili sull’uso delle tecnologie da parte dei disabili.

Nel 2004 la grande novità è stata l’approvazione della cosiddetta “legge Stanca” (l. n. 4 del 9.1.04, “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”).
L’elemento di maggiore rilievo è il fatto che le amministrazioni pubbliche non potranno stipulare contratti per la realizzazione o la modifica di siti internet se gli stessi non rispetteranno i requisiti di accessibilità. La legge diventerà pienamente operativa agli inizi del 2005; il Consiglio di Stato, infatti, ha dato parere favorevole allo schema di Regolamento di attuazione approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso luglio.
La “legge Stanca”, che è una delle prime normative al mondo in materia di accessibilità delle risorse informatiche e dei servizi della pubblica amministrazione, è stata criticata da alcune associazioni di disabili per il fatto che l’accessibilità di un sito viene valutata solo in base a delle regole tecniche, mentre la verifica degli utenti (validazione umana) non è obbligatoria.