Le facce della diversità nella letteratura infantile

01/01/2000 - Annalisa Brunelli, Giovanna Di Pasquale

Editoriale

Esplicitiamo il punto di vista da cui vorremmo cominciare per proporre questo numero monografico dedicato al rapporto tra le forme della diversità e la letteratura per bambini e ragazzi; tra le molti possibili chiavi di lettura con cui accostarsi a questo tema vorremmo privilegiare l'idea di una letteratura intesa come luogo di rivisitazione della vita quotidiana. Con quest'ultima la letteratura conserva legami diretti in quanto serbatoio di storie reali e potenziali che la creatività e l'immaginazione a volte riprendono, rivedono o stravolgono sempre comunque individuando nella dimensione quotidiana un punto di riferimento.

Ma che cosa è la quotidianità?

E' qualcosa che ha a che fare con l'ordinarietà, la ripetizione, la routine. Tutta la nostra vita è intessuta di routines senza le quali diventerebbe impossibile vivere, pena reinventare, come novelli Robinson Crosue, le pratiche che contraddistinguono il passare dei giorni.
Quotidianità è la dimensione in cui siamo immersi, che attraversiamo, dentro cui agiamo e reagiamo. Per questa sua "naturalità ed ovvietà" è la dimensione con cui facciamo più fatica a confrontarci; la comprensione dei meccanismi che la sostengono è sotterranea, spesso non ricercata così come non è scontato il farli venire a galla.
Da molti punti di vista la quotidianità fatica ad affermarsi con valore, con senso e anche con piacere.
Spesso è la rottura che in un qualche modo ci fa riprendere contatto con il quotidiano, promuovendo una forma di consapevolezza maggiore.
Nella quotidianità noi conosciamo infatti anche la rottura dell'ordinario e del consueto: l'ignoto e la paura, la malattia e la morte, la nascita difficile e la convivenza con essa. Le forme di questa rottura si presentano a volte come evento inatteso e scioccante, a volte sotto il segno della cronicità e del non cambiamento e sono spiazzanti e difficili da interpretare.

Quale rapporto tra la quotidianità e la letteratura?

Partendo da queste riflessioni tra le molte valenze possibili, segnaliamo alcuni rimandi per noi particolarmente pertinenti rispetto al collegamento fra quotidianità e letteratura:

La letteratura come catalogo

Inventario del mondo che passa attraverso il rinominare le cose, il procedere alla conoscenza attraverso il linguaggio, il dare nome alle cose. E' un rifarsi continuo a quel primo atto creativo che ricorre così forte in molti miti e testimonianze arcaiche e che rivediamo ogni volta che un bambino impara ad impadronirsi del linguaggio come processo sociale e socializzante, che ha bisogno dell'altro per compiersi.

La letteratura come mediazione verso la vicinanza con la propria e l'altrui esperienza

Molti di coloro che amano leggere ed ascoltare storie sentono ciò che così efficacemente uno scrittore importante come Proust affermava: "solo attraverso l'arte possiamo uscire da noi, sapere che cosa vede un altro di un universo che non è lo stesso nostro e i cui paesaggi rimarrebbero per noi non meno sconosciuti di quelli che possono esserci sulla luna. Grazie all'arte, anziché vedere un solo mondo, il nostro, lo vediamo moltiplicarsi..."
Quando il punto di vista, il mondo a cui l'altro ci introduce è di segno difficile, portatore di quella faccia della realtà con cui è più faticoso e pauroso tenere aperti i legami (la malattia, la morte, l'incapacità, la dipendenza) la letteratura amplifica la sua capacità di mediazione, di introdurre elementi di collegamento, di apertura, di forme di apprendimento attraverso le vie:
della vicinanza (sì, si può parlare anche di cose difficili, passaggi aspri);
della distanziazione ( attraverso il prendere le distanze per poter elaborare);
della triangolazione (oltre me stesso e la paura c'è il terzo elemento dato dalla storia)

La letteratura come dialogo

La quotidianità è il nostro vivere ma può rischiare di essere la nostra gabbia rimandandoci un'idea di forte separatezza ed incomunicabilità:. "Io dentro al mio quotidiano, tu dentro al tuo".
Su questo punto la letteratura spiazza, ci fa confrontare direttamente con l'incrocio di destini, il continuo rifarsi di una storia con l'altra.
La letteratura si propone come terreno di meticciato, intreccio di confluenze e stimoli. Nasce da un' "impollinazione incrociata" , come si esprime Salan Rusdhie, e si pone come un forte messaggio di non autosufficienza e non autoreferenzialità, uno sprone al dialogo possibile.

La letteratura per bambini e ragazzi

"La letteratura è una prigione di cristallo" (1) scrive Carmen Martin Gaite nel libro La regina delle nevi. E' qualcosa di separato dalla vita vera, è anche, può anche essere, un territorio riparato e protetto dove provarsi con gli snodi della vita.
E' questa una delle funzioni più significative che la letteratura assolve nei confronti dei lettori più giovani: aiutare il confronto con le molteplici facce della realtà seguendo la strada della fantasia e dell'immaginazione.
"Un racconto, un romanzo, una narrazione qualsiasi- dal momento in cui conosciamo gli elementi di base, ossia da quando l'adulto ci introduce nel mondo della fiaba- ci permette di identificarci con la (o il) protagonista e con i fatti dei quali è partecipe. Rispetto al cinema o alla televisione la pagina scritta permette una più vasta possibilità di esercitare il fattore identificazione perché la mente non è sopraffatta dal forte plagio rappresentato dalle immagini"(2)
Questa identificazione funziona proprio perché supportata dalla separazione dettata dalla pagina scritta e dal ruolo attivo che l'oggetto libro impone al suo lettore. Interrompendo la lettura decidiamo di costruire spazi di riflessione che, partendo da uno stimolo definito, prendono poi strade proprie.
Perché un libro è senz'altro molto di più che un libro:
"Un libro è scritto da qualcuno, ha un titolo, è un oggetto che circola in più copie; non tutti i libri sono uguali e quindi non vanno usati tutti allo stesso modo; la lettura è una scelta, un modo per stare insieme, un pretesto per stabilire interazioni con gli adulti o con i pari, un'attività individuale ma regolata anche da vincoli sociali; leggere è essere membri di una comunità, è ascoltare parole che provengono da un testo scritto, è usare ciò che un libro dice per fare dell'altro; leggere è una componente saliente della vita quotidiana" (3)
Leggere è incontrare altre storie e altri destini in cui riconoscere somiglianze e differenze
Incontrare una storia che ha tra i protagonisti un bambino o una bambina con un deficit o in una situazione di difficoltà costituisce un opportunità di confronto con chi si presenta con tratti differenti; un confronto mediato che può indurre ad approfondire quanto il racconto propone attraverso il paragone con la propria esperienza di conoscenza diretta di chi quella condizione di deficit o difficoltà vive in prima persona
"I libri possono aiutare a crescere, incoraggiando e parlando di sé. Per questo sono utili libri che parlano di handicappati. I bambini handicappati nei libri possono essere chiamati "ammalati", e questo è un falso grave perché un bambino handicappato non ha una malattia da cui può guarire: ha un deficit permanente. Ma bisogna dirlo? E come? Quali libri dicono che un bambino è handicappato?(4)
Ci sono libri che aiutano un riconoscimento, che sostengono la fatica del percorso di identità, che trovano le parole ed i modi adeguati. Sono questi libri che pur rivolgendosi a lettori giovani, anche molto giovani, affrontano cose che possono far paura, temi importanti affinando le armi della curiosità, della metafora, della libera fantasia. Sono libri che propongono l'intera tavolozza dei colori vitali pur di fronte alla difficoltà e tristezza che tante situazioni raccontate propongono.

Di questo vorremmo parlare, proponendo due percorsi bibliografici che fanno riferimento al panorama editoriale italiano degli anni '90.
Il primo affronta il tema della diversità con particolare attenzione a due fasce di lettori i piccoli e i ragazzi verso l'adolescenza. Il secondo presenta una serie di testi in cui lo stesso argomento -diversità- viene affrontato da un angolatura particolare: il rapporto tra generazioni e più precisamente fra nonni e nipoti. Da questo punto di vista i libri diventano occasione per inoltrarsi nel terreno della malattia, della mancanza di autonomia, del prendersi cura.
Accanto alla segnalazione dei testi trovano posto altri contributi:
- "C'è cavallo e cavallo" a cura di Lara Dattoli: pezzo sull'utilizzo del libro per bambini in classe come supporto fondamentale per affrontare anche con i più piccoli il tema della diversità;
- l'articolo "Educare alla differenza" della pedagogista Franca Mazzoli: attraverso la narrazione di storie si può avvicinarsi agli altri;
- il punto di vista di una case editrice, attraverso le parole della direttrice Arianna Papini, impegnata a curare la diffusione di molti testi che introducono alla riflessione sull'essere e sentirsi diversi;
- l'intervista ad un autore, Guido Quarzo, molto attento a questi temi;
- il contributo di Andrea Canevaro, docente di pedagogia speciale, dal titolo "Riduzione dell'handicap".


Note:

(1) Carmen Martin Gaite La Regina delle nevi Giunti Fi 1999

(2) Travolti da insolita passione di Roberto Denti in: LIBER Libri per bambini e ragazzi n.30 aprile-giugno 1996

(3)I bambini e la lettura. La cultura del libro dall'infanzia all'adolescenza a cura di Vanna Gherardi e Milena Manini 1999 Roma Carrocci Editore

(4)Handicap e lettura di Andrea Canevaro in : LIBER Libri per bambini e ragazzi n. 2, gennaio-marzo 1989 Comune di Campi Bisenzio Regione Toscana pp.26-30

Parole chiave:
Cultura, Letteratura