L'avviamento allo sport di una persona disabile

01/01/2001 - Paolo Bertani

Per un disabile le modalità e i canali per avvicinarsi ad una qualche disciplina sportiva o praticare semplicemente un'attività motoria possono essere diversi, ma non sempre sono conosciuti o agevoli. Proviamo a fornire un quadro il più possibile esaustivo di questi canali, analizzando nel contempo le motivazioni personali e i vari approcci seguiti dalle proposte di sport che si possono trovare.
Nella panoramica delle possibilità che abbiamo registrato possiamo trovare motivazioni diverse in chi vuol praticare sport: dall'agonismo al divertimento, dallo stare insieme agli altri al professionismo; mentre dall'altra parte possiamo trovare proposte anche in chiave educativa o terapeutica, cioè agenzie educative o riabilitative legate ai Servizi socio-sanitari, che tra i loro interventi progettano gruppi di attività motoria o sportiva, con finalità educative o riabilitative, ma che a volte sono l'unica opportunità di movimento per un disabile.
Vista questa diversificazione, cerchiamo ora di fare chiarezza e di fornire alcune indicazioni utili per orientarsi nei percorsi di accesso alla pratica sportiva, intendendo col termine sport, per comodità di scrittura, qualunque forma di pratica motoria, dallo sport agonistico alla psicomotricità, dai gruppi socio-educativi alla riabilitazione e così via, riconoscendo ad ognuno di questi elementi la legittimità delle proprie caratteristiche.
Premesso che sarebbe opportuno che la pratica motoria si avviasse fin dall'infanzia, vi sono comunque possibilità di accesso allo sport a tutte le età, indipendentemente dal tipo di disabilità.
Generalmente i primi approcci al movimento di un bambino con una disabilità fisica sono legati al percorso riabilitativo all'interno delle strutture sanitarie; per l'handicap mentale si privilegiano, invece, le forme di psicomotricità; il mondo sportivo, inteso come società o associazioni sportive, solitamente non è preparato ad accogliere persone con disabilità fisica, e solo in alcuni casi, per la disponibilità dell'istruttore o allenatore, accetta bambini con handicap mentale all'interno delle proprie attività.
Anche nella scuola la via seguita è solitamente quella dell'esonero dall'educazione fisica. Negli ultimi tempi, col procedere anche di una nuova cultura e di una maggiore collaborazione tra le istituzioni pubbliche e private, si sono venute a realizzare iniziative rivolte anche a minori, tra cui segnaliamo i gruppi basket organizzati dal Coordinamento Sport handicap di Bologna, o alcuni gruppi educativi promossi dai Servizi per l'infanzia dell'Azienda Usl.
Con l'età adulta può divenire anche più difficile praticare sport: l'età migliore per gli apprendimenti motori è passata, le motivazioni calano anche a causa di una mancata "educazione" al movimento, le strutture e gli spazi scarseggiano, gli operatori sportivi non sono preparati ad affrontare la "disabilità", le famiglie rimangono prigioniere delle proprie paure.
Tutto ciò comporta una mancata esperienza sportiva che possa essere anche formativa e occasione di crescita personale, ma che soprattutto impedisce di vivere in modo diverso e più completo la propria corporeità, di sperimentarsi, di "giocare" col corpo, di superare dei limiti, di divertirsi.
Questo vuoto è stato parzialmente colmato da alcune iniziative nel territorio bolognese, alcune delle quali sono descritte in questo numero.
In particolare citiamo l'esperienza del calcio in carrozzina dell'S.P.4.R., dell'hockey in carrozzina del C.S.I., del nuoto di UISP, CSI e altri, dell'equitazione di AIASPORT, del tiro a segno della Polisportiva Atletico-Borgo per quanto riguarda l'associazionismo privato, e del calcio a 6 del Settore Handicap Adulti dell'Azienda USL di Bologna (a cui vanno aggiunti, dello stesso, i gruppi palestra, piscina, basket, psicomotricità e pallavolo, nonché le attività di taglio più espressivo o terapeutico quali Flamenco, Biodanza, Danzaterapia) o della Psicomotricità e del Basket per adulti (Coordinamento Sport Handicap) tra le iniziative del Servizio Pubblico.
A tal proposito ricordiamo che a Bologna i Servizi per l'Handicap Adulto sono stati delegati dal Comune all'Azienda USL; pertanto, le iniziative in ambito motorio-sportivo sono gestite dai Servizi Socio-Sanitari, e nelle loro finalità ed obiettivi hanno un'impronta prettamente socio-educativa, che in parte ne connota e delimita l'aspetto meramente sportivo, ma che non elimina l'approccio e il vissuto dei partecipanti, nei quali si può riscontrare lo stesso entusiasmo ed impegno dei giovani che si dedicano allo sport.
Finora ci siamo riferiti ad attività sportive, agonistiche e non, gestite da agenzie al di fuori dell'egida del C.O.N.I., l'ente preposto al governo dello sport, organizzato in Federazioni.
Come è noto lo sport agonistico ufficiale per disabili è gestito dalla Federazione Italiana Sport Disabili, che cura l'organizzazione delle competizioni nazionali delle varie discipline sportive praticate dai disabili, nonché la partecipazione alle competizioni internazionali (Olimpiadi, Campionati del mondo, ecc.), anche se per quest'ultime le difficoltà di partecipazione degli atleti sono notevoli e questi non sono sempre adeguatamente supportati.
Pertanto chi desidera praticare sport ad un certo livello (anche professionista, quando possibile) può rivolgersi alle sezioni della FISD presenti nelle principali città, ad eccezione di alcune discipline, la cui parte agonistica è gestita in prevalenza da altri organismi, quali l'hockey in carrozzina (CSI/UILDM), il tennis (UISP), il calcio in carrozzina (gruppi autonomi).
A Bologna, accanto a queste iniziative, possiamo riportare anche l'esperienza maturata negli anni nel campo della riabilitazione in acqua dal Centro Bernardi e dalla Polisportiva Masi.
A proposito dell'associazionismo sportivo vogliamo sottolineare l'importanza di una sempre maggiore integrazione dei disabili nelle realtà sportive per tutti, in quanto fonte di ricchezza non solo per quelli, ma soprattutto per il mondo dei "normali", che nel confronto con la diversità, o diversabilità, possono trovare un'occasione di crescita e di concreta condivisione, nonché di allargamento dei personali punti di vista e dei mondi possibili.
Su questo diventa determinante la preparazione e la formazione di tutto il personale che vive nel mondo dello sport; ci riferiamo a dirigenti, allenatori, atleti, insegnanti di educazione fisica, che dovrebbero essere pronti e preparati ad accogliere chiunque si rivolga a loro per praticare sport, indipendentemente dalle difficoltà, anzi da queste stimolati ad una ricerca e mossi da una curiosità conoscitiva, che non dovrebbe spegnersi mai.
Solo in questo modo lo sport diventerebbe un reale campo di applicazione dei diritti di cittadinanza e di uguaglianza, sanciti dalla nostra Costituzione a favore di tutti, nessuno escluso.
Questo vuole essere un invito al mondo dell'associazionismo sportivo a creare o usufruire di tutte le occasioni di formazione e confronto, che vanno costituendosi da più parti, al fine di dotare il proprio personale degli strumenti idonei ed efficaci all'accoglienza e al rapporto con chi è più in difficoltà, fonte di maturazione e crescita sociale ed individuale.
Rinviando alla guida, presente nel sito www.sporthandicap.com del Coordinamento Sport Handicap Città e Provincia di Bologna, in cui si segnalano tutti gli indirizzi a cui rivolgersi, concludiamo rimarcando la molteplicità e la legittimità di tutte le motivazioni che spingono una persona a fare sport, sia che si vogliano perseguire risultati agonistici di un certo livello sia che ci si voglia misurare con i propri limiti, che si miri ad una riabilitazione del proprio corpo o che ci si voglia divertire con gli amici; sapendo che ogni manifestazione del proprio essere e ogni esperienza sono motivo di crescita interiore, di una sempre maggiore conoscenza di se stessi, dei limiti (da provare a superare o anche da accettare) e delle capacità (da migliorare), l'occasione per ampliare i propri orizzonti, le relazioni sociali e amicali, per una migliore qualità della propria vita.
E vogliamo, in ultimo, rivolgere un invito alle famiglie che vivono con persone disabili a superare tutte le resistenze, che inevitabilmente sorgono, a far svolgere al loro familiare una qualsiasi attività sportiva; siamo convinti che fare sport, oltre ad essere un diritto di tutti, ma proprio tutti, sia anche un'esperienza che arricchisce chi lo fa e anche chi gli sta intorno, che porta effetti positivi in tutti gli elementi coinvolti: dal fisico al carattere dell'"atleta", dalla sua capacità di instaurare buone relazioni alla tranquillità del ménage familiare, dall'imparare regole di vita all'adeguatezza del comportamento nelle varie situazioni, per non parlare dell'acquisizione di autonomie personali, che possono anche inizialmente spaventare, ma che hanno un'enorme ricaduta positiva sull'intero ambiente familiare, a partire da un sempre minore bisogno di assistenza e accudimento.

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