L'autista fa sempre fuga - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Se c’è una cosa che sicuramente accomuna tutti gli scolari è il brivido d’avventura che si ha quando si fa fuga! O forse capite meglio se parlo di bigiare, fare calia, far chiodo, fare filosh, far filone, bruciare, segare, far puffi, far spago, far bisboccia, marinare, far fughino, far fuoco… luogo che vai, fuga che trovi, dice il proverbio, è una cosa talmente tanto comune e personalizzata che ogni luogo ha il suo modo di chiamarla! Vi ricordate quel momento iniziale di indecisione, poi un attimo di panico e… via, un grande senso di libertà e trasgressione arriva potente incitato dall’adrenalina.
In realtà le cose che si fanno quando non si va a scuola sono più o meno sempre le stesse: si va a fare shopping, si cerca di conquistare una ragazza, si va al bar a fare colazione, una capatina al mare… ma non è tanto quello che si fa il motivo di tanta importanza, piuttosto il brivido di fare tutto questo di nascosto, è l’emozione della trasgressione che attribuisce alle fughe un posto così eccitante ed esclusivo nella nostra memoria. La trasgressione, l’uscire dagli schemi è in effetti un passaggio fondamentale per la crescita di ognuno, per avviare un processo di autostima; è un po’ il pregustare la propria indipendenza: ecco perché è così importante. Ma una persona con disabilità come può marinare la scuola dal momento che ha l’intera giornata già programmata e scandita da persone e tempi ben precisi? Non dimenticherò mai quando io sono riuscito, dopo un sacco di fatica, ad organizzare la mia fuga da scuola. Avevo diciassette anni, e dopo molta pazienza e con grande insistenza sono riuscito a convincere l’autista del pulmino della scuola a lasciarmi ai giardini di Villa Spada (a Bologna). Mi ero accordato con una mia amica (la motivazione della mia fuga rientra alla perfezione nelle ragioni sopraelencate) per passare tutta la mattinata insieme. All’una precisa l’autista, puntualissimo, è venuto a prendermi e mi ha riportato a casa come se nulla fosse successo. Nessuno ha mai saputo di questa cosa tranne me e lui e questo segreto ci ha uniti da quel momento in una profonda complicità. Ci tengo a sottolineare il fatto che l’autista aveva una precisa e grossa responsabilità che era quella di portarmi a scuola, quindi lasciandomi ai giardini ha fatto un gesto che definirei assolutamente pazzo! Ma proprio quel gesto mi ha insegnato molto più di mille discorsi sull’integrazione: è stata una grossa dimostrazione di fiducia da parte di una persona che aveva davvero capito quanto quel “bigiare” fosse importante per me. A volte in un processo di integrazione c’è bisogno di gesti pazzi come quello dell’autista perché siamo così appiattiti dal concetto di responsabilità che spesso tralasciamo quei gesti un po’ estremi, fondamentali per la crescita di una propria autostima. Se qualcuno ti da fiducia, tu stesso ti dai fiducia.
E voi quali gesti estremi avete fatto o ricevuto? Scrivetemi su claudio@accaparlante.it e… buona fuga a tutti!

 

Parole chiave:
Testimonianze-Esperienze