L'assistenza senza qualità

01/01/1997 - Gloria Stea Carboni

La Lega per l'emancipazione degli handicappati ha svolto un'indagine (la seconda a distanza di tre anni) sui Centri Socio Educativi (C.S.E.) del comune di Milano.

Ne è emerso un quadro scoraggiante sulla condizione non solo degli utenti, ma anche degli educatori; è emerso anche un comportamento molto "disinvolto" del comune di Milano.

Di male in peggio

Questa volta siamo stati contattati dai genitori degli utenti del C.S.E. 19 bis di via Appennini 147 che avevano lamentato disagi e disservizi creati dai dirigenti dell'amministrazione del Settore Servizi sociali, conseguenti alle loro scelte gestionali; disservizi iniziati fin dal 1995 e che purtroppo non sono stati ancora superati.

Rispetto alla prima indagine del 1993 le cose non sono migliorate: la politica della razionalizzazione dei costi, della produttività e dell'efficienza, che sono parole d'ordine sacrosante per qualsiasi ufficio dell'amministrazione pubblica, per questo settore che riguarda il servizio a persone con gravi deficit psico-motori è stata interpretata dai dirigenti dell'Assessorato in modo distorto e indegno di un paese civile. I dati relativi al confronto tra il personale esistente nel 1993 e quello che i dirigenti dichiarano di avere nel 1996, ci inducono a dubitare sull'impegno di assistenza che è diminuito, a causa della diminuzione di personale e dell'aumento degli utenti nei Centri socio educativi a gestione diretta del comune. Tutto questo è gravissimo perché implica il fatto che il comune di Milano, intende, in questo modo, rinunciare a misurarsi nella capacità di guida e di programmazione dei servizi di assistenza a gestione diretta e in convenzione con enti privati. Capacità di guida che implichi anche il loro ampliamento, in considerazione del fatto che la lista d'attesa di categorie di cittadini con enormi bisogni di assistenza è destinata ad aumentare e non a diminuire.

Anche i 9 enti privati che gestiscono, mediante convenzione con il comune, i Centri socio educativi, hanno avuto un aumento degli utenti in quanto si è passati da 227 nel 1993 a 247 nel 1996.

Abbiamo verificato che vi è stato un aumento irrisorio delle rette per alcuni Enti e addirittura una penalizzazione incomprensibile a carico dell'ANFFAS che ha subito una diminuzione del prezzo di convenzione per due Centri socio educativi. Riguardo all'ANFFAS ci sembra opportuno e degno di nota segnalare l'atteggiamento discriminatorio dei funzionari comunali che per due Centri socio educativi, gestiti da questo ente da parecchio tempo, hanno preferito rompere un rapporto di fiducia consolidato e la garanzia dell'alta qualità dell'assistenza, per scegliere di convenzionarsi con la cooperativa sociale l'Arciere di Vercelli la quale, ha vinto la gara di appalto concorso per la gestione dei C.S.E. di via Ferraris e via Colleoni superando l'ANFFAS, grazie al punteggio riguardante il prezzo, consistente nel 50% circa in meno, rispetto a quello richiesto dall'ANFFAS. Con questa scelta l'amministrazione comunale ha dimostrato di voler applicare la stessa la logica del risparmio a tutti i costi senza la necessaria verifica della qualità del servizio, perseguita già per i Centri a gestione diretta.

Saldi di fine stagione

Il Centro socio educativo di via Colleoni 8, che avevamo visitato nel 1993, a quanto ci riferiscono i genitori degli utenti, risulta ancora adesso privo delle dotazioni necessarie previste dalla normativa antincendio: porte antipanico, vie di fuga, ecc. anche le barriere architettoniche sono tuttora esistenti. La sede di questo Centro è situata al primo piano di un edificio scolastico che fino agli anni 70 ha ospitato la scuola speciale Treves che aveva una disponibilità di posti per circa 200 bambini handicappati e disadattati. Questa sede presenta notevoli barriere architettoniche sia all'ingresso principale, sia per raggiungere il primo piano, collegato col piano rialzato e l'ingresso principale da una serie di gradini e da due rampe di scale molto strette. Il proprietario dell'edificio è il comune di Milano, perciò spetta ad esso adottare le misure necessarie per adeguarlo alle normative sulla prevenzione degli incendi e sull'accessibilità, secondo quanto previsto dalla normativa vigente e dallo stesso Piano socio-assistenziale della regione Lombardia, tuttora in vigore. Sono misure che dovrebbero essere adottate con la massima urgenza, in quanto il Centro socio educativo è frequentato da 30 persone con disabilità psico-fisiche molto rilevanti e invece sono passati tre anni e il Comune non ha fatto ancora nulla.

Ma non solo, il Decreto legislativo 626/1994 riguardante la sicurezza dei luoghi di lavoro che fissa al 1 gennaio 1997 la scadenza perentoria per terminare gli adeguamenti alla normativa antincendi, risulta anch'esso inevaso. Anche questa inadempienza depone fortemente a sfavore dell'Amministrazione comunale poiché è un ulteriore dimostrazione della disattenzione nei confronti dei disabili e dei lavoratori che si occupano di loro.

A quanto riferito dai genitori degli utenti e da alcuni dirigenti dell'ANFFAS, anche il passaggio di convenzionamento del C.S.E. di via Colleoni, dall'ANFFAS alla cooperativa sociale l'Arciere, avvenuto nel settembre 1995 ha fatto peggiorare la qualità delle prestazioni offerte, in quanto con la gestione a cura dell'ANFFAS era garantita una presenza di 15 educatori a tempo pieno, 1 educatore a 18 ore settimanali e 1 esecutore socio-assistenziale. Ora la cooperativa l'Arciere riesce a garantire la presenza di solo 11 educatori e 1 esecutore socio assistenziale (dato desunto dal Piano dei finanziamenti per il mantenimento dei servizi presentato dal Settore Servizi sociali del comune all'Assessorato Regionale alla Famiglia e alle Politiche sociale). Per questo cambiamento di gestione ci hanno perso gli utenti (trenta disabili) in quanto gli educatori dell'ANFFAS rappresentavano per loro un punto di riferimento sicuro ed abituale e la realizzazione di un progetto terapeutico individualizzato per ognuno di loro, ci hanno perso i lavoratori dell'ANFFAS che prima erano impegnati in questo Centro, per i quali il cambio di gestione ha significato la rinuncia a una parte del loro salario (in seguito ad accordo di solidarietà stipulato tra loro e la Direzione dell'ANFFAS, che ha consentito loro almeno di non essere licenziati); crediamo che non ci guadagnino molto nemmeno i lavoratori di questa cooperativa sociale in quanto i loro salari derivano da una retta giornaliera di £. 78.500 per ogni utente per 220 giorni corrispondente a quasi a £. 100.000 in meno a quella stabilita, precedentemente per i lavoratori dell'ANFFAS, e cioè £. 170.500.

Abbiamo cercato di ottenere informazioni dall'assessorato ai Servizi sociali sui titoli e le esperienze del personale della cooperativa l'Arciere, ma non siamo venuti a capo di nulla sia perché i funzionari di Largo Treves ci hanno tacitato con generiche "tranquillizzazioni", evitando di fornirci questi dati.

C.S.E. di via Puglie: effetto catacomba

La sede del C.S.E. di zona 4, viale Puglie 33, è situato nel seminterrato di un edificio in cui ha sede un Centro per anziani, il Consultorio Familiare e il S.I.M.E.E.; anche se c'è la presenza di un ascensore dalle dimensioni idonee per l'uso di persone con sedia a ruote, non c'è un'adeguata accessibilità a causa della ristrettezza dei corridoi e dell'impossibilità di raggiungere lo spazio verde sovrastante a causa degli scalini presenti; anche i servizi igienici non sono idonei per le persone disabili; i locali sono illuminati da luce artificiale anche durante il giorno.

Anche per questo C.S.E. sono riscontrabili le stesse inadempienze registrate per il Centro socio educativo di via Colleoni 8.

Le leggi sono solo un optional per il comune

Abbiamo già accennato ad alcune inadempienze del comune di Milano alla legislazione vigente, ma non sono le sole, se consideriamo anche quelle più avanti evidenziate dalla nostra indagine. Nella risposta del Settore Servizi sociali Area Handicap sulla documentazione da noi richiesta, relativa al personale operante nei C.S.E. comunali si afferma: "fatta avvertenza che non è prevista alcuna pianta organica". Questa affermazione è un'implicita ammissione di mancato rispetto del Decreto Legislativo n. 29 del 1993 il quale, infatti, all'art. 31 indica che la rilevazione del personale deve essere fatto distinto per: "sedi di servizio, nonché per qualifiche e specifiche professionalità". Abbiamo riscontrato un'altra grave disapplicazione della legge, dalla risposta ottenuta dall'assessorato ai Servizi Sociali della Provincia, al quale avevamo richiesto se il comune di Milano ha ottenuto l'autorizzazione al funzionamento per i Centri Socio educativi pubblici e a gestione convenzionata, secondo quanto prescrive l'art. 50 della Legge Regionale 7/1/1986 n.1 "Riorganizzazione e programmazione dei servizi socio-assistenziali della Regione Lombardia".

L'assessorato ai Servizi sociali nella sua risposta dell'11/11/1996 afferma: "Per quanto riguarda i Centri educativi a gestione comunale, nessuno ha acquisito l'autorizzazione al funzionamento da parte della Provincia, in quanto a tutt'oggi non è stata completata la documentazione prescritta; per quanto riguarda i centri a gestione convenzionata (Fondazione Don Gnocchi, ANFFAS, Arciere, Opera Don Calabria, associazione Formazione Giovanni Piamarta - AFGP) solo il Centro Cardinal Colombo, ha acquisito il decreto di autorizzazione, mentre per tutti gli altri sono ancora in corso i finanziamenti regionali." La gravità dell'affermazione dell'assessorato ai Servizi Sociali della Provincia consiste nel fatto che il comune di Milano ottiene dalla regione Lombardia il trasferimento di finanziamenti che non gli spettano, secondo quanto previsto dalla Legge 1/1986 e le successive delibere e circolari di attuazione. E non sono sicuramente cifre irrisorie se si considera che solo per il 1995 ha incassato dalla regione Lombardia: £. 3.440.000.603 dal fondo sociale; £. 3.739.200.000 dal fondo socio sanitario.

Per scrupolo, e per una maggiore esigenza di chiarezza, ci siamo rivolti anche all'assessorato regionale alla Famiglia e alle Politiche Sociali per chiedere se al comune di Milano fosse stata concessa una speciale deroga per evitare di chiedere l'autorizzazione al funzionamento per i Centri gestiti direttamente, già funzionanti prima dell'entrata in vigore della Legge Regionale 1/1986. Ci è stato risposto che può essere prevista una deroga solo se l'Ente chiede comunque l'autorizzazione alla Provincia, e in ogni caso, tale deroga viene concessa stabilendo i tempi e i modi di adeguamento agli standard gestionali e strutturali previsti dal Piano Regionale Socio-Assistenziale di attuazione della Legge regionale 1/1986. Infine, ci è stato detto che gli enti che non hanno ottenuto l'autorizzazione della Provincia non possono ottenere i finanziamenti della regione Lombardia. Ne deduciamo che gli amministratori del comune di Milano, da quando è in vigore la legge regionale hanno affermato il falso per ottenere i finanziamenti, truffando la regione Lombardia, mentre gli amministratori della regione Lombardia non hanno mai controllato se tali affermazioni corrispondessero al vero.

(*) responsabile della Lega per l'emancipazione degli handicappati,
via Rosselli 2
20090 Cesano Boscone (MI)
tel.02/45.02.323 - 4504226 (e fax)

E-mail: lega.handicappati@galactica.it.

Pubblicato su HP:
1997/57