L'arma della pubblicità

01/01/1997 - Nicola Rabbi

"Le associazioni non riescono ad avere un buon rapporto con i mass media, è sempre sbilanciato. Noi abbiamo fatto delle campagne pubblicitarie con un’agenzia di pubblicità (Conquest Europe), questo è stato il nostro modo per essere presenti sui mass media, per reagire a certe cose, usando la pubblicità sociale". Intervista a Ernesto Muggia dell'UNASAM

Ernesto Muggia è il fondatore del Coordinamento Lombardo Psichiatria (CLP) e uno dei responsabili dell’UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale), fratello di un malato, "a un certo punto della vita a furia di aiutarlo ha deciso di cambiare mestiere ed è diventato psicologo, dopo essere stato ingegnere". A lui abbiamo fatto alcune domande su come vengono "trattati" i malati mentali sui mass media e come le associazioni di familiari possono difendersi dalle informazioni scorrette proponendole altre.

Informazione sulla malattia mentale e mass media: come è nato l’interesse specifico per questo tema?
Mi sono reso conto che in questo campo regna sovrana l’ignoranza e il pregiudizio; ritengo che questo sia uno dei problemi principali per poter esercitare un’azione di pressione nel campo dei servizi e della cultura, perché se si riesce a coinvolgere la gente tramite i mass media, se c’è la pressione dell’opinione pubblica le cose si muovono, le leggi si applicano; per quanto riguarda la psichiatria le leggi ci sono ma non sono applicate, perché l’opinione pubblica è lontana, estranea. La malattia mentale fa paura a tutti e preme dentro di noi; secoli di pregiudizio hanno caricato i malati di mente di una pericolosità che non esiste (le statistiche della criminalità riportano dati contrari). E poi c’è la vergogna, perché nella nostra cultura se qualcuno è colpito da qualche guaio, la è colpa sua. Per vincere questi problemi bisogna muoversi.

Qual è il panorama che si presenta in Italia? Che tipo di informazione viene fatta?
I media sono addirittura peggio di quello che la gente pensa, dei loro luoghi comuni e delle loro paure, in quanto solletica gli istinti più bassi, fomenta le paure raccontando solo certe cose e in un certo modo.

Le associazioni dell’area come si rapportano al mondo dei mass media? Che atteggiamento hanno? Cosa potrebbero fare per essere meno indifesi di fronte ai giornalisti?
Le associazioni non riescono ad avere un buon rapporto con i mass media, è sempre sbilanciato. Noi abbiamo fatto delle campagne pubblicitarie con un’agenzia di pubblicità (Conquest Europe), questo è stato il nostro modo per essere presenti sui mass media, per reagire a certe cose, usando la pubblicità sociale. Lo slogan recitava, "Matto, demente, pazzo, scemo, l’insulto peggiore è l’ultimo". Sono stati molti i giornali che lo hanno pubblicato. Poi abbiamo utilizzato anche il mezzo radiofonico; qui il testo era letto da una persona veramente malata e l’impatto è stato fortissimo.
Il risultato più clamoroso lo abbiamo raggiunto però plagiando una pubblicità infelice della Benetton (tutta la famiglia Benetton appariva in una foto con una camicia di forza) .
Dopo una serie di riunioni con la Conquest abbiamo deciso di rifarla a nostro modo. La stessa foto è stata ripresa ma le persone nella camicia di forza erano i malati, i parenti, i medici. "Siamo anche noi una famiglia", era scritto in basso, un messaggio capovolto in risposta alla pubblicità Benetton. In quell’occasione ci hanno regalato 400 milioni di pubblicità .

Che strumenti si possono adoperare per essere "preparati" di fronte ai mass media (addetti stampa per ogni associazione, la possibilità di appellarsi alle varie carte di doveri dei giornalisti...)?
Anche nel caso del bambino violentato gli scorsi mesi i giornali hanno tirato fuori la storia del pazzo.
Abbiamo protestato (perché un pazzo non era, era un altro tipo di malato) e alcuni giornalisti ci hanno dato ragione. Ma ci hanno anche detto che spetta a noi reagire prontamente con delle notizie mandate tempestivamente in redazione. Il problema è che non sempre ci sono le risorse per reagire, occorre un giornalista amico, avere una struttura, difficile da finanziare.
Per quanto riguarda l’esperienza televisiva ci siamo accorti che è meglio non andare perché sei manipolato, a meno che tu non abbia un conduttore amico.
Prendendo come esempio le trasmissioni di Maurizio Costanzo, lui fa quello che vuole con te. Bisogna andare in diretta, soltanto se si ha messaggio pronto, sicuro, supportato con dei dati, occorre insomma essere preparati senno ti manipolano facilmente.

Parole chiave:
Comunicazione, Salute Mentale