L'acqua calda

01/01/1999 - Roberto Ghezzo

“Se un medico cura le malattie può fallire o avere successo, se invece cura i pazienti ha sempre successo”. E’ una frase del Dottor Patch Adams, protagonista del film omonimo, interpretato da Robin Williams. Scopriamo l’acqua calda o è un uovo di Colombo? Eppure, specialmente in ambito educativo o riabilitativo, ma non solo, qualche volta scoprire l’acqua calda è la cosa meno banale da fare.
Ridere in corsia fa bene? Banale: ci accorgiamo, dentro di noi, di averlo sempre saputo. Eppure se ci sono dei luoghi abbandonati dal sorriso e intrisi di grigiore, sono proprio gli ospedali o i centri di riabilitazione.
La fiducia aiuta lo sviluppo di un bambino. Ovvio. Eppure la famiglia, luogo della fiducia per eccellenza, raramente viene coinvolta nel processo di riabilitazione. Perfino in ambito scolastico la collaborazione con la famiglia molto spesso è tabù. Quella che Riziero Zucchi chiama la pedagogia della mammetta, che va riscoperta, che ha delle basi scientifiche, che ha delle risorse proprie, viene sfruttata pochissimo.
La riabilitazione deve partire su una base comunitaria, formando i volontari e le famiglie, che sono le prime risorse per un disabile. E’ chiaro come il sole. Eppure nei paesi in via di sviluppo, dove spesso il sole batte forte, per molti anni si è pensato di risolvere i problemi unicamente impiantando ospedali, portando un approccio tecnico e specialistico. Un approccio che poi ha favorito la delega a pochi, tipico meccanismo del colonialismo. Per fortuna, dalla metà degli anni ’80, il progetto Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC), voluto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con varie ONG, , sta portando i suoi frutti in tutto il mondo. Vien da dire fuorché nel nostro, perché leggendo (anche alla luce dell’intervista a Marco Grana) l’articolo di Brian O’Toole, sono molte le ragioni per guardare a sud. E’ l’ultimo articolo, quello della sezione “ai confini della riabilitazione”, che per questo numero si dovrebbe chiamare la riabilitazione senza confini.
Acqua calda o uovo di Colombo? Per dir la verità, noi di HP, che diffidiamo sempre dei sensazionalismi, preferiamo l’acqua calda. Al limite è bene diffidare anche dei detti e proverbi, perché come diceva mia Zia Teresina: “I veci ne ga magnà i schei e ne ga assà i proverbi” (I vecchi ci hanno mangiato i soldi e ci hanno lasciato i proverbi).

Pubblicato su HP:
1999/69
Parole chiave:
Sanità e riabilitazione