La voce delle Associazioni

01/01/1998 - Ernesto Muggia

Facciamo prima di tutto il punto della situazione sulla salute mentale, oggiin Italia. L'argomento chiave è la chiusura degli ex-OP (OspedaliPsichiatrici), decisa, deliberata, con progetti operativi che, si pensa, sarannorealizzati nel giro di qualche anno.
Si tratta di una operazione molto complessa nei suoi aspetti pratici, cherichiede grande impegno ed onestà intellettuale da parte di tutti gli addetti.
Noi familiari possiamo dividerci in due grandi categorie: la prima, menonumerosa è quella di chi ha un parente ricoverato in una struttura manicomiale,pubblica o privata che sia; la seconda, molto più numerosa, è quella di chinon ha mai trovato ricovero per il proprio caro.
Queste due categorie di familiari, diverse tra loro per tante altrecaratteristiche, fra cui molto importanti sono l'età media dei parenti malati,le diverse tipologie di malattia ed altro ancora, chiedono sostanzialmente duediversi tipi di garanzia allo Stato.
La prima è che i ricoverati non vengano dimessi ed abbandonati a carico dellefamiglie, mai, qualunque nuova legge possa arrivare, ma bensì trattati meglio,per cercare di dimenticare gli anni terribili passati e, a seconda dellepossibilità di recupero, avviati a diversi programmi individualizzati conpossibilità di reinserimento sociale o di serena vecchiaia, sempre perònell'ambito della Sanità (diritto alla salute) e non in quello dell'Assistenza(discrezionale e con costi per la famiglie).
La seconda garanzia richiesta dai parenti è che questo stato rispettifinalmente il dettato delle nostre buone leggi e realizzi una vera presa incarico per chi si ammala oggi per la prima volta di disturbi mentali e per chisi è già ammalato negli ultimi anni e non è stato curato bene.
La sfida è quella fondamentale di impedire nuove cronicizzazioni, di vincerel'altro gravissimo pregiudizio, e cioè l'inguaribilità delle malattie mentali.
Noi riteniamo che la chiusura definitiva dei manicomi abbia un grande valoresimbolico per tutti, il malato stesso, i familiari, i curanti e l'opinionepubblica.
La domanda principale nella testa di tutti non sarà più: "dove lomettiamo ?", ma "cosa possiamo fare per farlo guarire ?".
Sembrerà poco ma si tratta di una risoluzione: devono cambiare gli insegnamenti(universitari e non), devono essere trasformati gli operatori attuali, bisognafar passare questo concetto nell'opinione pubblica (con l'aiuto dei media un po'più consapevoli !) e nei familiari stessi. I dati dell'OMS ci dicono che circaun terzo di chi si ammala di malattia mentale grave, se opportunamente esapientemente accolto da una rete di psichiatria comunitaria territoriale,guarisce del tutto; un altro terzo va verso una cosiddetta "guarigionesociale", cioè si reinserisce nella società, ma saltuariamente avràancora bisogno di periodi di assistenza; l'ultimo terzo, rimanendo refrattarioalle terapie attuali resterà ancora nella necessità di presa in caricocontinuativa.
Veniamo ora ai media, cosa possono (e devono) fare ? Cose semplici a dirsi edifficili a farsi. Introdurre , ad esempio, un codice di comportamento quando siparla di sofferenti per disturbi mentali, sia in televisione che sulla cartastampata, non dare in pasto all'opinione pubblica le solite notiziesensazionali, magari infondate e mai smentite, che aumentano i tre pregiudizifondamentali, paura, vergogna e inguaribilità. Al contrario devono invececercare di trasmettere messaggi corretti, normali ed anche positivi, sepossibile. Insomma è ora di finirla con lo stile dello "Sbatti il matto inprima pagina", e rifarsi ai modelli più avanzati che anche noi comeU.N.A.S.A.M. (Unione Nazionale delle Associazioni per la salute Mentale)cerchiamo di far passare con le nostre ormai famose campagna per la salutementale. E fare molta prevenzione, partendo dalle scuole, per cercare almeno diavere nuove generazioni migliori.

Parole chiave:
Salute Mentale