La vera autonomia

01/01/1998 - Adelmo Riminucci

In questi ultimi anni si è parlato molto del problema dell'autonomia dellapersona, affrontando i problemi inerenti la disabilità, sia fisica chepsichica.
Il termine "autonomia", infatti, deriva dalle parole greche "autòs"e "nòmos" e indica la capacita di darsi da sé ("autòs")le regole ("nòmos", norme, legge) che determinano le proprie scelte eil proprio comportamento.
In questa accezione essa è da considerarsi condizione propria e metafondamentale per ogni individuo in quanto tale.
Tutto il cammino educativo, che ogni persona è chiamata a compiere, deve averecome obbiettivo primario il raggiungimento della capacità di scelta e diautodeterminazione, affinché essa possa vivere pienamente la propria vita condignità e senza essere di peso agli altri.
Date queste premesse, dunque, non è possibile negare ai disabili il diritto eil dovere di raggiungere la piena autonomia, pur trovandosi essi in unacondizione di "svantaggio".
E' fondamentale e corretto porsi il problema dell'autonomia quando si affrontanole varie problematiche inerenti la disabilità. ed è sicuramente positivo ilfatto che negli ultimi anni si valutino tali problematiche mettendo al centro lapersona disabile e la possibilità che diventi realmente autonoma.
L'approccio al "pianeta handicap" pensando all'autonomia dellapersona, è diventato talmente pervasivo che, sembra, non essere più possibileparlare di qualsiasi problema dei disabili senza inserire la fatidica parola"autonomia".

Autonomia e autosufficienza

Tuttavia, nonostante questa "inflazione" nell'uso del termine,ancora oggi, molto spesso educatori, insegnanti, operatori, terapisti dellariabilitazione, genitori, medici ecc., ne fanno un uso improprio.
Nel linguaggio comune, infatti, i termini autosufficienza e autonomia vengonomolto spesso confusi, scambiati o usati come sinonimi.
Questa confusione è spesso presente anche quando ci si riferisce alladisabilità.
In verità il dizionario della lingua italiana assegna alle due parole deisignificati molto precisi e diversi: persona autonoma, come abbiamo già detto,è colei che si sa autogovernare, si sa dare delle regole, si sa autogestire, saprendere delle decisioni "autonomamente" cioè senza l'influenza di unaltra persona; persona autosufficiente, invece, è colei che dispone delleenergie e dei mezzi necessari per bastare a se stessa nel soddisfare le proprieesigenze.
Capita sovente che genitori e operatori credano che gli ausili, come ad esempio:carrozzine elettriche o magari computer, o qualsiasi altro tipo di ausiliomeccanico, elettrico, elettronico o informatico, possano portare all'autonomia idisabili.
In realtà gli ausili non bastano, ma piuttosto, quando l'autonomia dellapersona disabile sia l'obiettivo prefissato, si devono dare al soggetto dellebasi culturali e psicologiche capaci di portarlo al miglioramento delle suecapacità decisionali.
Mirare all'aumento delle capacità decisionali dell'individuo significa aiutarloa sviluppare le capacità di autocritica e di autovalutazione oggettiva dellesue possibilità al fine di aumentarne l'autostima e la capacità diautorealizzazione.
La prima condizione per l'autorealizzazione consiste nel credere nella propriaesperienza, nel valutare positivamente le proprie capacità residue, nel darsidegli obbiettivi basati sui propri interessi e non soltanto rispondenti aiconsigli e alle aspettative degli altri.
Il disabile deve acquisire la capacità di prefiggersi obbiettivi realistici,occorre inoltre che egli individui un percorso da seguire, dove siano presentisia obbiettivi finali, che obbiettivi intermedi ben delineati.
L'autonomia della persona è stata definita "uno stato mentale" nelquale l'individuo deve cercare di entrare, una situazione che deve crescere ematurare.
Altri hanno definito persona autonoma l'individuo che ha la capacità e lapossibilità di progettare la propria vita per entrare in relazione con glialtri, partecipando attivamente alla costruzione della società.
Parlare di autonomia significa porre l'attenzione sullo sviluppo dellapersonalità dell'individuo.
Per un corretto sviluppo della personalità, è fondamentale il tipo dieducazione che ogni soggetto riceve fin dai primi anni di vita e diventafondamentale l'ambiente socioculturale in cui l'individuo cresce affinchél'educazione ricevuta sia positiva e favorisca l'autonomia.
Tutte le agenzie educative contribuiscono, sempre e comunque, al risultatofinale.
Laddove tutte le agenzie educative trasmettono un tipo di educazione positiva edunivoca, le capacità di autostima, autovalutazione, autogestione dell'individuosaranno sicuramente maggiori rispetto al caso in cui tali agenzie, checostituiscono l'ambiente socio-culturale del disabile, trasmettano messaggicontrastanti tra loro o, peggio ancora, dei disvalori che contribuiscono aminare la percezione che il disabile ha di sé e delle proprie potenzialità.
Fra tutte le agenzie educative la famiglia è sicuramente la più importante,quella che influenza maggiormente il percorso verso l`autonomia. Questo tipo diinfluenza avviene in ogni caso, sia che si tratti di una famiglia molto attentaalle problematiche del congiunto "malato", sia che si tratti di unafamiglia assente, patologica, iper-protettiva, iper-delegante le istituzionisecondo un modello assistenzialistico, ecc.
L'influenza familiare, positiva o negativa che sia, avrà sempre e comunque unincidenza molto elevata sulle capacità decisionali del figlio.

La prima informazione e la famiglia

È plausibile ritenere la famiglia la fonte principale dell'autonomia di unapersona disabile, della sua maturazione psicosessuale, sociale, ambientale,legale ecc., come è opportuno considerare il modo in cui i familiari affrontanoi problemi legati all'handicap, il loro vissuto interiore, in quanto tuttoquesto influisce in maniera determinante sul processo di maturazionedell'individuo.
Essenziale si rivela il momento e il modo in cui i genitori vengono a conoscenzadell'handicap del figlio: "la prima notizia".
Molto spesso, infatti, il personale sanitario, medico e paramedico, espone ladiagnosi ai familiari in maniera frettolosa e fredda, creando in loro unmeccanismo di rifiuto, di angoscia, più o meno inconscio, che può provocare uneffetto "valanga psicologica" e pesare per moltissimo tempo su di loroe sull'handicappato, anche tutta la vita.
E' compito di un buon operatore, o di una buona istituzione, pubblica o privata,prendersi in carico non soltanto l'handicappato, ma anche della sua famiglia, edaiutarla a capire, ad accettare, ad elaborare l'evento, che corrisponde allanascita proprio di quel figlio.
Quando la famiglia non riesce a risolvere lo shock della prima notizia, dandosiuna spiegazione, una giustificazione, sorgono vari problemi di naturapsicologica, che influiscono sulle dinamiche del gruppo famiglia, creando unclima pesante e difficile da gestire.
E' necessario ribadire l'importanza che le istituzioni prendano in carico tuttala famiglia del disabile, sia la coppia genitoriale che tutti gli altrieventuali componenti del nucleo familiare, perché i fratelli possono ricoprireun ruolo fondamentale nel processo di autonomia del disabile. Durante l'etàadolescenziale, ad esempio, possono diventare un anello di congiunzioneessenziale fra il disabile e il gruppo dei pari, altra agenzia educativainsostituibile a quell'età, un passaggio obbligato in un percorso per approdarealla completa autonomia.
Negli ultimi anni si stanno verificano casi di presa in carico delle famiglie;questo dovrà essere ampliato e migliorato, nel prossimo futuro, per duedifferenti motivi:
1) molto spesso genitori, fratelli e/o gli altri componenti il nucleo familiarepresentano veri e propri disturbi psicologici emotivi tali da dover essereconsiderati utenti in prima persona dei servizi sociali, è doveroso perciò, inuno Stato civile, aiutare qualunque persona abbia dei problemi psicologici cuinon riesce far fronte.
2) Solo quando ci sarà, nel nostro Paese, una cultura generale tale per cui lastragrande maggioranza delle famiglie dei disabili saprà elaborare ciò che leè accaduto, cioè la nascita di un figlio malato, tramite un'informazioneadeguata, tramite dei corsi, aiuti psicologici ecc., saprà anche valutare ilproprio figlio in maniera adeguata, pretendere da lui ciò che realmente egliè, o può essere, in grado di fare.
Solo, solo allora, avremo la stragrande maggioranza dei disabili fisici capacidi gestire la propria vita, capaci di arrivare all'obiettivo fissato, capaci direlazionarsi col mondo "alla pari", senza sentirsi inferiori aglialtri o solamente "bisognosi di..."; Solamente allora la stragrandemaggioranza dei disabili fisici sarà realmente autonoma.





BIBLIOGRAFIA

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Parole chiave:
Handicap e Assistenza