La scommessa dell'aiuto

01/01/2004 - Elisabetta Zanardi

Il gioco dell’associazione di idee e la riflessione compiuta attraverso l’analisi delle idee espresse dai bambini ha fatto emergere un altro tema molto importante, quello del bisogno e dell’aiuto, sul quale si è sviluppato il seguito dell’incontro.
Seduti in cerchio, Stefania ha introdotto la seconda attività programmata catturando l’attenzione dei bambini, che avrebbero continuato a farle domande ancora a lungo, con la richiesta di un volontario. Per nulla intimoriti ormai dalle sue richieste e anzi molto incuriositi, i bambini si sono guardati un po’ tra loro e alla fine si è offerto Filippo. Stefania gli ha chiesto di fare alcune volte il giro dello spazio delimitato dalle sedie disposte in circolo invitando gli altri bambini a osservarlo con grande attenzione. Ha fatto ripetere più volte l’azione, sollecitando Filippo a procedere a zigzag, a invertire la direzione, a cambiare il percorso, mentre ricordava agli altri di guardarlo bene, di osservare e appuntarsi mentalmente ogni dettaglio. I bambini erano abbastanza divertiti, si chiedevano che cosa significasse questa proposta ma seguivano le indicazioni di Stefania con grande serietà.
Quando Filippo aveva già percorso diverse volte lo spazio delimitato dalle sedie, Stefania lo ha ringraziato e ha rivolto a tutta la classe una semplice domanda:
“Secondo voi, il vostro compagno ha avuto bisogno di qualcuno per camminare nell’aula?”
I bambini, piuttosto perplessi, hanno per un attimo tentennato poi, quando si sono levati i primi “No!”, tutti in coro li hanno seguiti affermando risolutamente che Filippo non aveva avuto bisogno di nessuno. Stefania li ha sollecitati a pensarci bene e così qualcuno ha detto che aveva avuto bisogno dei suoi piedi, delle sue gambe, anche del suo cervello; altri hanno aggiunto che senza i nonni e i genitori Filippo non sarebbe qui e quindi anche loro lo hanno, indirettamente, aiutato. Stefania ha così chiarito che lei si riferiva proprio all’aiuto dato da altre persone, non alle singole parti del corpo (che i bambini avevano citato) o agli antenati. Ha quindi riformulato la domanda in modo più chiaro e, in questo caso, i bambini hanno concluso che Filippo non aveva avuto bisogno dell’aiuto di nessuno.
Stefania, a questo punto, ha detto: “Secondo me Filippo ha avuto bisogno di più di mille persone per camminare.” I bambini negavano decisamente questa possibilità poiché, se si escludevano nonni, genitori e tutti i suoi antenati, Filippo era sembrato a loro del tutto autonomo. Dopo aver lasciato ai bambini un po’ di tempo per consultarsi, Stefania, con tono provocatorio, ha detto:
“Io scommetto con voi che il vostro compagno Filippo ha avuto bisogno di più di mille persone per camminare”.
La proposta di Stefania è stata accolta con grande entusiasmo dai bambini, che avevano giocato e si erano molto divertiti nell’incontro precedente pur avendo perso la scommessa; anzi, la preparazione del pacco dono li aveva impegnati e gratificati molto e la sconfitta non li aveva minimamente turbati. In questo caso hanno accettato senza esitazione, certi forse di vincere senza difficoltà; è stato molto interessante sentire i loro commenti, dall’angolo che mi ero ritagliata e dal quale osservavo lo svolgersi degli eventi: alcuni affermavano di accettare la sfida lanciata da Stefania sicuri di vincere, mentre altri ipotizzavano che forse Stefania aveva proposto questa scommessa proprio per farli vincere, visto che la sua affermazione non pareva affatto convincente.
Forte delle proprie convinzioni, con la certezza della vittoria, il gruppo ha così accettato la scommessa, attendendo lo sviluppo del gioco; anche in questo caso sono stati scelti, quali premi per chi avrebbe vinto, dei generi alimentari ma con una significativa modifica: ci si doveva impegnare a procurare patatine, salatini, pizzette e bibite.
Così Stefania ha incominciato a incalzare i bambini con domande molto efficaci, ma al tempo stesso buffe e divertenti, chiedendo ad esempio se Filippo era loro sembrato nudo e scalzo. Mentre i bambini ridendo dicevano di no, Stefania ha chiesto a Filippo se lui possedesse una fabbrica di scarpe e di vestiti e, tra l’ilarità generale, ha considerato quindi che i suoi genitori acquistano nei negozi e nei supermercati gli indumenti e gli accessori che lui indossa, che vengono a loro volta prodotti nelle fabbriche. Ha poi chiesto ai bambini quante persone lavorano in una fabbrica: le risposte sono state molto varie ma, grazie anche all’intervento di Roberto e Sandra, si è potuto concludere che in una fabbrica possono lavorare poche decine di persone, se è molto piccola, ma anche diverse centinaia se è grande. Il discorso si è quindi spostato sulla distribuzione, dai piccoli negozi agli ipermercati, nei quali lavorano molte persone e la cui attività risulta indispensabile, perché ci consente di reperire la merce, di operare le nostre scelte, di trovare a portata di mano, nella nostra città e perfino nel nostro quartiere, prodotti che provengono da tutta l’Italia ma anche da altre nazioni.
Mentre il discorso si spostava sui trasporti, considerando le centinaia di persone che alla guida di camion e furgoni, treni e aerei ci permettono di avere a disposizione prodotti di tutto il mondo, alcuni bambini hanno introdotto un nuovo argomento: Filippo può camminare da solo ma deve mangiare, perché senza cibo non si hanno le energie necessarie per fare anche le cose più semplici. Lo stesso ragionamento elaborato per le scarpe e gli indumenti è stato quindi applicato al cibo: dai campi ai supermercati, sono migliaia le persone che lavorano perché Filippo, a casa e a scuola, possa mangiare ogni giorno. A questo punto i bambini hanno considerato che risultano necessari anche i medici, le farmacie e gli ospedali che, attraverso visite, medicine e assistenza, permettono di superare le malattie; anche in questo caso le persone coinvolte sono moltissime, con incarichi diversi ma ugualmente indispensabili: è più importante il medico che prescrive la cura, ma senza il farmacista che lavora per procurarci i farmaci, l’attività del medico risulterebbe inutile.
Non è stato necessario andare molto oltre: i bambini hanno capito da soli quale fosse l’intento di Stefania e chi, tra loro, avesse vinto la scommessa. Qualcuno è intervenuto all’improvviso, interrompendo il dialogo, per affermare che anche questa volta avevano perso, perché Filippo ha davvero bisogno di mille persone, ma forse anche di più, per camminare. La rivelazione è stata una nuova scoperta, che ha molto colpito i bambini che non mi sono apparsi particolarmente turbati dalla seconda sconfitta consecutiva.
Stefania, guidando la conversazione, ha aiutato i bambini a riflettere sul tema dell’aiuto, sul fatto che nessuno possa considerarsi pienamente autonomo poiché tutti, anche i normodotati, coloro che non presentano deficit oggettivi e sembrano autosufficienti, hanno invece bisogno della presenza e dell’aiuto di molte persone. In questa occasione, Stefania ha commentato insieme ai bambini l’ultima frase che avevano riportato nel cartellone “Stefania è uguale o diversa?” nel quale avevano scritto, nella colonna relativa alle diversità “ha bisogno di aiuto per fare alcune cose”, chiedendo loro di valutare questa affermazione dopo la scommessa. Molti hanno considerato che non era esatta, poiché Stefania aveva appena dimostrato come il bisogno degli altri sia una caratteristica che accomuna tutti.
Stefania è quindi intervenuta con una precisazione, utile e significativa, osservando che lei ha bisogno come loro di mille persone, più una, quella che spinge la sua carrozzella. La diversità non è così stata cancellata, con un’operazione intellettualmente scorretta, ma ne è stata ridimensionata la valenza; la diversità del disabile è evidente e reale ma il bisogno degli altri è comune a tutti, uomini e donne, adulti e bambini e non deve essere considerato negativamente perché il rapporto e la relazione con le altre persone non può mai svilire chi vi prende parte.
I bambini hanno poi spontaneamente considerato come il bisogno degli altri non sia riducibile solo alla produzione e alla distribuzione di beni materiali ma investa anche la sfera emotiva e affettiva: il bisogno degli altri si sostanzia nella necessità di essere amati, accettati, aiutati, compresi, curati, coccolati. Le considerazioni dei bambini, che nascono dai loro vissuti personali, espresse con un linguaggio semplice e concreto, sono state comunque molto significative; mi ha colpito la loro consapevolezza delle diverse dimensioni della persona e della necessità di gratificare anche quegli aspetti che non sono direttamente collegati alla sopravvivenza materiale della persona ma alla qualità della vita.
L’argomento, proposto dalla scommessa, era stato perfettamente colto dai bambini, grazie alla competenza di Stefania e degli animatori del Progetto che hanno saputo dosare l’aspetto ludico e il momento di riflessione, limitandosi a guidare la discussione e il confronto, senza dare suggerimenti e senza limitarne gli interventi, la spontaneità, l’entusiasmo. La scommessa era stata persa dai bambini, che avevano dimostrato, durante l’intera attività, un’entusiastica partecipazione e un ottimo intuito, giungendo in modo autonomo alla conclusione, prendendo spunto dagli stimoli e dalle indicazione forniti dagli animatori del Progetto.
Stefania ha proposto di chiudere in parità: all’inizio i bambini non avevano indovinato la risposta ma era bastato un suo piccolo aiuto perché giungessero da soli alla conclusione esatta. Li ha così dispensati dal preparare, per il suo ritorno, l’ennesimo scatolone di cibarie, motivando il suo rifiuto con la loro bravura; inizialmente un po’ perplessi, i bambini hanno accettato rivelando, con sguardi incrociati e occhiate furtive, la loro soddisfazione per i complimenti che avevano appena ricevuto.