La Pubblica Amministrazione

01/01/2005 - Nicola Rabbi

Fino a pochi anni fa si parlava di reti civiche, oggi si parla di città digitali; che cosa sono? In modo molto sintetico e pragmatico potremmo dire che le città digitali sono le infrastrutture (hardware e software) che permettono tutta una serie di azioni, per via telematica, all’interno di una comunità (cittadina). Una buona città digitale dovrebbe essere cablata in modo completo, offrire postazioni pubbliche di accesso a internet gratis (hardware) e dotarsi di software che permettano delle transazioni sicure e semplici da eseguire.
Una definizione così non soddisfa però nemmeno chi l’ha scritta, perché tralascia l’idea forte che sta dietro alle città digitali, ovvero la partecipazione diretta del cittadino. Con le nuove tecnologie dell’informazione, noi cittadini possiamo prendere parte alla gestione della cosa pubblica (comunale); la vecchia idea della democrazia diretta (non in alternativa ma parallelamente alla democrazia rappresentativa) riprende consistenza.

L’8° rapporto delle città digitali in Italia

E’ stato presentato recentemente l’“8° rapporto delle città digitali” (a cura del RUR, Rete Urbana delle Rappresentanze) che, analizzando i siti istituzionali dell’amministrazione pubblica, in base a determinati aspetti, stila una classifica dei Comuni, Province e Regioni italiane.
Dalle ricerca risulta che 19 regioni su 20 aggiornano settimanalmente il proprio sito, mentre più dell’80% delle province e dei comuni lo aggiornano mensilmente. Per quanto riguarda l’e-democracy, cioè la democrazia elettronica che dovrebbe permettere una partecipazione diretta del cittadino, mentre nel 70% dei siti provinciali e comunali è possibile scrivere tramite e-mail agli amministratori (il minimo della decenza direi), nella maggior parte dei casi l’interazione con gli amministratori “su questioni specifiche all’interno di processi decisionali” è praticamente nulla (1 regione su 20, in nessuna provincia, nel 2,9% dei comuni capoluogo). Ma anche nel caso dei forum con amministratori riguardanti questioni di interesse generale, le percentuali sono irrisorie.
Recentemente ha fatto notizia invece il forum delle rete civica di Bolzano che, mettendo on line il suo piano di sviluppo della società dell’informazione (denominato eSuedtirol 2004-08), ha dato anche la possibilità ai cittadini di commentare tutti i capitoli del piano.
Ma a livello nazionale i dati confermano i commenti di Arturo Di Corinto, psicologo ed esperto di new media, che afferma: “[Le reti civiche] perdono il carattere di collettore delle spinte comunicative delle comunità cui avevano dato impulso e si trasformano in strutture di servizio per giunte e gabinetti comunali e diventano uno strumento per presentare alla cittadinanza brochure telematiche delle iniziative turistico-culturali delle amministrazioni locali. O per offrire al cittadino servizi di telesportello onde alleggerire incombenze burocratiche e altre pratiche d’ufficio”.

Servizio one way o two way? Meglio transazionale

Magari i servizi di telesportello fossero completi, la realtà è ben diversa. Se prendiamo il sistema di classificazione dei servizi per livello di interattività, ne abbiamo di tre tipi: one way, ovvero si possono scaricare i moduli da compilare per avviare la procedura; two way, è possibile avviare on line la procedura che porta all’erogazione del servizio; transazionale, il servizio viene erogato completamente on line (compreso quindi l’eventuale pagamento e la notifica/consegna). Bene, se delle percentuali consistenti di regioni, province e comuni capoluogo offrono servizi in modalità one way, basse sono invece le percentuali che riguardano i servizi two way, ancora più bassi percentualmente i servizi transazionali.
Per quanto riguarda l’accessibilità, la maggioranza dei siti istituzionali non si pongono questo problema come se non avessero utenti disabili o in condizione di difficoltà. Per dovere di cronaca riportiamo la classifica finale che vede in testa la regione Emilia-Romagna, seguita da Lombardia, Piemonte e Toscana (anche se in quest’ultimo caso, Ferry Byte, un noto esperto di accessibilità, ha denunciato come “falso storico” il riconoscimento dato al sito del comune di Firenze, che accessibile proprio non è).

Un’indagine sulle PA on line

Che servizi offrono realmente al cittadino (disabile e non) i siti delle amministrazioni pubbliche (comuni, province, regioni…) e cosa il cittadino vorrebbe e che invece, per ora, non ha?
Una recente indagine (maggio 2004) condotta dalla Nielsen/NetRatings, che ha contattato 2.000 famiglie e 4.700 individui, ha fornito un quadro abbastanza preciso sull’utilizzo, sul grado di soddisfazione e sulle mancanze che i cittadini italiani esprimono a riguardo. I siti delle PA vengono utilizzati soprattutto per la ricerca di informazioni, per scaricare dei moduli, e sono meno utilizzati (non certo per minor necessità ma sicuramente per mancanza di offerta) per i servizi più evoluti quali il rinvio di moduli compilati, il pagamento di tasse o bollettini, la richiesta e il rilascio di documenti personali. D’altra parte alla domanda su quali servizi si vorrebbero trovare on line e che attualmente non esistono, i più richiesti sono, nell’ordine, il rilascio di documenti personali, la ricerca di lavoro, i servizi sanitari on line.
Per quanto riguarda i motivi di insoddisfazione, gli utenti si lamentano soprattutto per la difficoltà di collegamento al sito, la difficoltà nel trovare le informazioni, la genericità delle informazioni che si trovano, la mancanza di numeri verdi per l’assistenza. Questi motivi di insoddisfazione vanno per lo più nella medesima direzione: una maggiore interattività e la possibilità di ottenere dei servizi reali tramite il web.

PA aperta 2004

Il Premio PAaperta vuole sensibilizzare le pubbliche amministrazioni sui temi della disabilità e nei confronti delle fasce “deboli” della popolazione.
All’edizione di quest’anno, come recita il comunicato presente sul sito dell’evento, “Hanno risposto molte amministrazioni”. A chiusura del bando sono pervenuti 121 progetti. In testa i comuni, seguiti da università, province, regioni e camere di commercio, equamente distribuiti tra nord, centro e sud, segno di una attenzione crescente e diffusa in tutte le pubbliche amministrazioni. Il 35% dei progetti pervenuti riguarda l’accessibilità delle strutture e dei servizi della PA, il 32% l’accessibilità dei siti, il 20% azioni di alfabetizzazione e un incoraggiante 13% azioni per l’accessibilità al mondo del lavoro”.
Il premio si divide in 4 sezioni e a noi interessa quella relativa a “Azioni per l’accessibilità dei siti e dei servizi on line della PA”. Questa sezione ha visto come vincitori il comune di Venezia con il progetto “PONTI sui CANALI del Digital Divide” (www.egov.comune.venezia.it), il comune di Pisa con il CiTel, uno sportello telematico per l’erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese su più canali d’accesso, sia fisici che virtuali, snellendo code e procedure (www.portalepisa.it) e il comune di Torino con il Cid (www.provincia.torino.it/cid), il Centro Informazione Disabilità nato con l’obiettivo di superare le barriere di accesso all’informazione, raccogliendo, elaborando e distribuendo informazioni sulla disabilità.