La nuova Babele

01/01/1995 - Cesare Padovani

All'inizio degli anni ottanta Lucio Lombardo Radice difendeva l'uso della calcolatrice nelle scuole medie: milioni di ragazzi avrebbero accelerato operazioni matematiche evitando (e scavalcando) così lunghissimi procedimenti manuali che, altrimenti, avrebbero ritardato nel tempo l'apprendimento logico.

Le ragioni di questa difesa sono ancora robuste e convincenti se concepite come autodifesa, soprattutto se si pensa che l'attuale progresso tecnologico ha messo già in moto un nuovo modello di discriminante sociale (e conseguente emarginazione): tra coloro che non posseggono e coloro che invece posseggono strumenti di comunicazione rapida.
Anzi, di comunicazione rapidissima, tale da annullare il tempo: per procedere verso un traguardo di "tempo nullo", per cui nell'istante stesso in cui parte una notizia, è già arrivata a destinazione. Appunto quel "tempo" che la matematica ha convenzionalmente definito nella formula "Ti con zero" scrivendola così "T0".
Sicchè, accettando l'equazione, più si utilizzano strumenti con questa rapidità d'informazione e più si evita l'emarginazione; ma anche, di conseguenza (preoccupante a dir il vero), più si hanno in mano tali mezzi sempre più rapidi e sofisticati, e più si acquisisce potere: un immenso potere controllato nel silenzio. Nessuno strumento, fino ad ora, rendeva possibile la trasmissione di un messaggio, sull'intera superficie del globo, simultaneamente fruibile da milioni di persone. Una notizia, la più banale o la più catastrofica, ora ha la possibilità di essere diffusa in tutto il mondo in tempo reale. Immagine o voce o scrittura che sia, nel momento stesso in cui viene emessa, è allo stesso tempo vista, ascoltata o letta da chi la riceve, anche se si trova a decine di migliaia di chilometri dalla fonte.
Il sogno di Marshall MacLuhan si realizza appunto quando la Babele del mondo diventa Villaggio Globale, in cui ogni uomo, grazie a potenti apparati di telecomunicazione, annulla lo spazio ed il tempo, e si ritrova vicino a tutti gli altri in qualsiasi punto della superficie terrestre egli si trovi e in qualunque lingua egli parli.
Ma chi dà la garanzia che simili potenti apparati vengano utilizzati a buon fine? E quale sarebbe il vantaggio? E quando c'è un vantaggio, quale prezzo comporta?
Primo dubbio. Una immensa banca di informazioni di qualunque genere, cui poter accedere in ogni momento del giorno, dà certamente sicurezza a milioni di cittadini: dal pronto soccorso alla consultazione di un testo, dalla viabilità stradale agli acquisiti al supermarket, dagli indici delle borse mondiali al terremoto "in diretta" in Giappone, al messaggio del Papa... tutto questo universo enormemente ravvicinato "a portata d'occhio" fa sì che ci sentiamo, in un certo senso, vicini l'un l'altro.
La telematica infatti, come espressione rapida della mente, ci tiene per mano in un girotondo ideale, in una solidarietà "artificiale", che la coscienza collettiva trova "vantaggioso" identificare come progresso. Non solo: la coscienza collettiva saluta la telematica persino come premessa alla pace universale; non tanto in quanto arricchimento della comunicazione (il silenzio di chi riceve non pone in discussione il messaggio dell'emittente), ma in quanto conquista silenziosa di quel dominio economico che dovrebbe "imporre" le tregue nei conflitti manovrando i conflitti stessi.
Di qui, l'equivoco sulla naturalità dello scambio (apparentemente ad "armi pari"): tra chi impone l'informazione, dichiarata "oggettiva" e "disinteressata", e chi la riceve o chi la cerca acriticamente e senza intervenire nel dialogo. D'altra parte il fruitore di queste notizie pre-parate, entra talmente nella logica del messaggio-tecnologico-avanzato come messaggio-giusto che accetta per buono tutto. Sia l'indice Mib che le previsioni del tempo, sia la autodichiarazione di innocenza di De Lorenzo che un'edizione critica della Bibbia, che la catastrofe in diretta del Giappone... entrano nel nostro sguardo tecnologico in modo così "vero" da non riuscire più a distinguere messaggio interessato da informazione utile, da valutare con lo stesso peso specifico i danni causati da un terremoto, i danni causati dalle opposizioni al Polo della libertà (le quali gli avrebbero impedito di lavorare), i danni della mafia e i danni provocati dall'incoraggiamento al pool "mani pulite" (che avrebbe sconvolto i vecchi equilibri del potere, potere corrotto ma che, tutto sommato, reggeva meglio).
L'equivoco si perpetua nel dormiveglia del comune buonsenso perché ogni messaggio è ricevuto standosene sempre seduti sulla stessa sedia. Non cambiando né la postura né la prospettiva mentale, ogni messaggio diventa notizia con la leggerezza di uno stesso peso specifico.
Secondo dubbio. Esistono due modalità nell'acquisire un concetto e nel fare: l'una legata ai tempi del progresso (dominati dalla freccia inesorabile del chrònos) e l'altra caratterizzata dal "tempo dovuto" (la scansione ritmica del kairòs, che corrisponde al tempo che occorre per qualsiasi riappropriazione). La coppia chrònos e kairòs mostra incompatibilità di carattere, e tutte le volte che si vuole vederli in armonica convivenza è perché le tecnocrazie del progresso identificano qualità dell'apprendimento con risparmio di tempo e, quindi, con velocità di trasmissione di un messaggio. Si confonde, in tal modo, l'efficacia del fulmineo intervento dei Vigili del Fuoco con la comoda rapidità con cui un pulsante può darci una soluzione immediata, evitandoci passaggi e procedimenti. Tutto diventa emergenza a scapito della pazienza che porta a maturazione un messaggio inviato o un messaggio appreso. Anche una lettera via fax può perdere così le sue prerogative: confezionata e letta immediatamente, annulla quel "tempo dovuto" che impone al mittente la previsione degli effetti distribuiti in un prossimo futuro sul destinatario, e a questo la memoria di quel lasso di tempo che la lettura della lettera lo separa dalla passata scrittura.
Terzo dubbio. Forse una nuova Babele sta profilandosi: un nuovo Villaggio Globale in cui, tutti, possibilmente seduti, con dita abilissime ed occhi ingigantiti, apprendono ogni cosa da tutto il mondo, ma dove anche non esiste risposta che modifichi (o commuova) la fonte del messaggio, come quel muto "rapporto" in vitro che pretende di rimpiazzare un semplice gesto d'amore.