01/01/2000 - B. B.

Michele La Rosa, docente di Sociologia all’Università degli Studi di Bologna, ha partecipato alla fase di studio e ricerca del progetto Enter. Sulla base di una serie di interviste effettuate a responsabili dei corsi di formazione professionale dell’area bolognese, ha individuato le linee orientative generali e metodologiche per la costruzione di un percorso formativo. Gli abbiamo rivolto alcune domande sul suo lavoroCome incidono le peculiarità dei soggetti, il fatto cioè che si tratti di persone in grave situazione di disagio, sulla ricerca di un modello formativo?

Le peculiarità dei soggetti incidono sulla ricerca di un modello formativo in quanto è ormai acquisizione generalizzata che i requisiti richiesti ai soggetti per trovare un lavoro (oggi purtroppo scarso e dunque con una "gara" che si fa "più dura") non sono solo di natura economica o tecnica ma anche ed in specie sociale. In questo senso si comprende come il percorso formativo debba essere incentrato sulla persona.


Dal punto di vista dei formatori, quali strategie possono risultare utili e quale preparazione deve essere richiesta?

La strategia formativa impone, dal punto di vista dei formatori, una preparazione di base orientata a capacità ed esperienze in grado di comprendere oltreché conoscere i fenomeni di emarginazione e debolezza sociale, ma soprattutto implica una docenza di gruppo più che singole
docenze di materie specifiche, anche tecniche.
In una precedente esperienza abbiamo ritenuto opportuno "preparare" il gruppo dei docenti come
gruppo, laddove le singolarità hanno minor peso rispetto alla capacità e disponibilità di condividere un progetto ed un percorso comune.


Oltre agli aspetti teorico pratici quali altri aspetti devono essere presi in considerazione?

Oltre ai saperi teorici e tecnico professionali occorre prendere in
considerazione tutti i requisiti di natura sociale, quale quello di sapersi relazionare, saper esporre un problema e saper intessere un dialogo. A questo si aggiunge il sapersi presentare, ad esempio, sapendo presentare validamente il proprio curriculum.


Quali problemi si incontrano nella strutturazione di percorsi formativi a favore di queste categorie, dovendo seguire le norme europee?

I problemi che si incontrano dovendo seguire le norme europee non sono di poco conto, in quanto la Unione Europea fonda tutta la sua certificazione ed il proprio riconoscimento dei processi formativi su aspetti fondamentalmente formali, sulle competenze tecniche strettamente intese, nonché sul "successo" dell'azione formativa in termini di inserimento nel lavoro secondo le modalità classiche. Ciò ovviamente è poco applicabile nel nostro caso; per questo occorrerebbe far presente alla Unione Europea di modificare, anche se sotto rigidi controlli, le norme ora in vigore.


Esistono indicazioni metodologiche utili per potere progettare percorsi formativi innovativi?

Le indicazioni metodologiche scaturiscono da quanto detto più sopra. Vale a dire la assoluta rilevanza di una strategia formativa fondata sui fattori sociali che sono poi il più delle volte anche la causa del disagio e su un gruppo di formatori che operino congiuntamente con scelte comuni e le cui capacità vadano al di là delle conoscenze specifiche e del saper insegnare.

Pubblicato su HP:
2000/73