La macedonia dell'educatore - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Un giorno di febbraio ero a Catania per una conferenza e mi son ritrovato a pranzare in un ristorante tipico della città, che aveva una splendida terrazza con vista sul mare. Dopo aver gustato pesce di ottima qualità, non ho resistito alla tentazione di ordinare una bella macedonia! Quella che mi è stata servita era un vero e proprio trionfo di sapori: c’erano pezzi di mela, pesca, arancia, fragola, kiwi, banana, e poi mango, papaia, anguria, mapo e ananas. Mentre i vari gusti si intrecciavano e si mescolavano tra loro, dando gioia alle mie papille gustative, mi sono accorto della presenza di un ulteriore frutto, che non mi era mai stato servito prima in una macedonia, ma che dava alla portata un sapore particolare e decisamente inaspettato: le noci.
Chi aveva preparato quella macedonia doveva tenere davvero tanto alla qualità del suo lavoro. Quanta professionalità! Una macedonia qualunque funziona benissimo anche senza noci e si prepara anche in maniera più celere! Le noci non sono succose come un’arancia, non si sbucciano facilmente come una mela e bisogna rompere il loro guscio resistente. Per di più, una volta aperte, alcune sono anche da buttare. Quel giorno, però, la macedonia che ho mangiato a Catania, grazie all’aggiunta di quell’ insolito ingrediente, ha surclassato tutte le altre nella mia personale classifica.... E dire che ne ho mangiate a migliaia, di macedonie!
Da questo piccolo e semplice particolare ho riflettuto sull’importanza… di essere dei buoni educatori.
Molti educatori che lavorano nell’ambito scolastico con ragazzi diversamente abili affetti da deficit, vengono spesso relegati in uno stanzino, in una dimensione parallela, separata dal resto della classe, perché non interferiscano con il regolare svolgimento della lezione e, di conseguenza, dei programmi didattici. Si presuppone così, che i ragazzi diversabili non disturbino le lezioni, e di certo non lo possono fare così distanziati dal gruppo classe! L’insegnante, dal canto suo, potrà portare avanti il programma molto più facilmente, rispetto a quanto non farebbe con la presenza di un bambino con deficit; forse il resto della classe imparerà a leggere e scrivere un po’ più velocemente.
Un buon educatore deve, allora, avere una grande professionalità, proprio come colui che mi ha preparato quell’ottima macedonia, nel senso che deve riuscire a mescolare le varie realtà e le loro potenzialità con creatività, azzardando anche l’aggiunta di un ingrediente in più, senza accontentarsi del gusto abituale delle cose.
Solo così si potrà costruire un contesto di reale integrazione, dove ogni persona potrà esprimere le proprie abilità e mettere a disposizione degli altri la propria identità e diversità. Insomma, un educatore avrebbe qualcosa da imparare dal cuoco che ha preparato quella succulenta macedonia: con frutti di diversa provenienza e differente sapore si può creare un nuovo gusto, piacevole non solo ai sensi, ma anche all’umore…
Già il piacere del palato si sposa perfettamente col clima di festa che anima un pranzo; figurarsi quando questo si conclude con un’eccellente macedonia con tutti i colori vivaci dei frutti che la compongono. Se, poi, il cuoco ha l’accortezza di aggiungervi quel non so che di particolare, come le noci, allora riesce a dare un vero e proprio tocco di qualità all’intero pranzo. Lo stesso tocco di qualità, che potrebbe dare un educatore, nel momento in cui saprà apprezzare le doti del bambino che si trova in una situazione di handicap o di disagio.
Chissà quante volte avrete mangiato una macedonia senza aver notato quel tocco speciale, ma se ve ne siete accorti cliccate pure su claudio@accaparlante.it e…buona macedonia a tutti.
Claudio Imprudente

 

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Testimonianze-Esperienze