La liberazione delle carrozzine - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

“L’estate sta finendo, un anno se ne va…”, dicevano i mitici Righeira. Chissà che fine hanno fatto…
Quando ero bambino avevo l’abitudine di passare ore sul terrazzo, dietro la ringhiera, come un piccolo guardiano del faro, a contare le macchine che transitavano sotto casa mia: non so se era più un modo di abituarsi a far di conto, come si morde tutto quando devono crescere i primi denti, o se era una passione per le macchine stesse, le loro forme, la loro velocità, i loro colori. Comunque, ricordo che quell’attività mi piaceva molto, e spesso la passione infantile diventa un “vizietto” nell’età matura.
Vi racconto un episodio capitatomi questa estate. Diciamo che più che essermi capitato, l’ho fatto capitare. Ero seduto sotto la veranda di un ristorante nel centro di Cattolica (ci vado spesso a Cattolica, quando l’estate sta iniziando e anche quando l’estate sta finendo…), davanti ad una strada pedonale, e aspettando di mangiare la succulenta frittura mista di pesce, ad un certo punto mi parte un trip, come direbbe un giovane oggi… sicché ho cominciato a contare le carrozzine che passavano. Ma non solo le contavo: come con le macchine, ne osservavo la forma, le dimensioni, i colori, le ruote, i freni e … i proprietari, perché se c’è una cosa bella è che le carrozzine fanno vedere tutto, anche di chi ci è seduto sopra. Faccio una breve rassegna: persone in sandali, col pareo, senza pareo, occhiali da sole, infradito, bikini o costume intero, abbronzate o meno, copricapo, bandana, cappello di paglia…
Mi ha colpito il numero: nemmeno un’ora (o poco più di un’ora, non siate fiscali) e ne erano passate ventuno. Subito la mia mente è andata indietro di trent’anni, quando non era nemmeno immaginabile una cosa simile. Le carrozzine erano più rare delle Ferrari nere quando stavo affacciato al balcone. Ma senza che allo scarso numero corrispondesse lo stesso fascino. Figuriamoci.
Mi è venuto un flash improvviso, questo termine: LIBERAZIONE. Ma dovevo giustificare questa immagine e spiegarla meglio anche a me stesso: liberazione da chi e da cosa?
Liberazione dalla logica della vergogna: la vergogna di far vedere il proprio corpo, che così poco si adatta all’idea di bellezza fisica vigente; la vergogna di far vedere un corpo “trasportato” da un altro.
Liberazione dai pregiudizi: i pregiudizi veicolati anche dagli sguardi, già in primo luogo dagli sguardi, che penetrano dentro chi è guardato e creano un forte disagio.
Liberazione, inoltre, dalla poca fiducia in se stessi, che sfocia in una ancora minore autonomia e, allo stesso tempo, nella mancanza di relazioni forti con le altre persone….la storia del gatto e della coda la conoscete tutti…ovvero, senza sviluppare autonomia e relazione, la vergogna, i pregiudizi e la sfiducia aumentano, e più queste aumentano più le altre continueranno a mancare.
Mentre la frittura stava raggiungendo la temperatura giusta perché potessi gustarla senza ustionarmi, pensavo che si tratta proprio di un processo di LIBERAZIONE che sta avanzando, soprattutto in questi anni. Come sapete gioco spesso con le parole, e, secondo me, la LIBERAZIONE non basta, perché significa solo LIBERA-AZIONE. Ci vuole qualcosa di più: una LIBERA-REL-AZIONE.
E voi, tentate un processo di LIBER-AZIONE o di LIBER-RELAZIONE?
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Claudio Imprudente