La drammatizzazione della fiaba

01/01/2004 - Elisabetta Zanardi

La drammatizzazione della fiaba è un momento molto importante del percorso proposto nella classe durante il primo incontro: da un lato fornisce lo sfondo integratore di tutte le attività e veicola importanti contenuti, che saranno oggetto, in seguito, di riflessione e analisi; dall’altro costituisce quell’incontro simbolico con la diversità, mediata da un personaggio ingenuo e superficiale come Re 33, che i bambini vivono in modo piacevole e divertente, indossando i costumi, recitando e cantando. Si tratta di un momento utile e importante, necessario a stemperare la tensione creata dall’ingresso in classe dell’operatrice disabile e a entrare in relazione con lei in modo indiretto, all’interno del cerchio magico della favola, in un mondo segreto e illusorio, simile a quello del gioco, nel quale le relazioni e gli avvenimenti acquistano importanza e serietà e tutti i partecipanti sono chiamati a essere e agire in prima persona.
Re 33 è un re dotato di buone intenzioni ma non basta voler aiutare, voler creare la giustizia nel proprio paese (è questa la richiesta che gli fa il Sovrano dei Sovrani); bisogna saperlo fare.

C’era una volta un re che si chiamava Trentatré.
Un giorno Trentatre pensò che un re deve essere giusto con tutti. Chiamò Sberleffo, il buffone di corte:
“Io voglio  essere un re giusto” disse Trentatré al suo buffone “così sarò diverso dagli altri e sarò un bravo re”.
“Ottima idea maestà” rispose Sberleffo con uno sberleffo.
Contento dell’approvazione, il re lo congedò.
“Nel mio regno” pensò il re “tutti devono essere uguali e trattati allo stesso modo”.
In quel momento Trentatré decise di cominciare a creare l’uguaglianza nel suo palazzo reale.
Prese il canarino dalla gabbia d’argento e gli diede il volo fuori dalla finestra: il canarino ringraziò e sparì felice nel cielo.
Soddisfatto della decisione presa, Trentatrè afferrò il pesce rosso nella vasca di cristallo e fece altrettanto, ma il povero  pesce cadde nel vuoto e morì.
Il re si meravigliò molto e pensò: “Peggio per lui, forse non amava la giustizia”.  
Chiamò il buffone per discutere il fatto. Sberleffo ascoltò il racconto con molto rispetto, poi gli consigliò di cambiare tattica.
Trentatré allora prese le trote dalla fontana del suo giardino e le gettò nel fiume: le trote guizzarono felici. Poi prese il  merlo dalla gabbia d’oro e lo tuffò nel fiume, ma questa  volta fu il merlo a rimanere stecchito.
“Stupido merlo” pensò Trentatrè “non amava l’uguaglianza” e chiamò di nuovo il suo buffone Sberleffo per chiedergli  consiglio.    
“Ma  insomma!” gridò stizzito il re “come farò a trattare tutti allo stesso modo?”
“Maestà” disse Sberleffo “per trattare tutti allo stesso modo bisogna prima di tutto riconoscere che ciascuno è diverso dagli altri.
“La giustizia non è dare a tutti la stessa cosa, ma dare a ciascuno il suo”.

Al termine della drammatizzazione (accompagnata anche dalle canzoni mimate dei personaggi), tolti i costumi e ritornati tutti a sedere in classe, è molto semplice sviluppare una riflessione sulla fiaba partendo proprio dall’interrogativo irrisolto. Stefania chiede ai bambini se, secondo loro, Re 33 ha imparato a governare con giustizia; nella discussione che segue, i bambini riconoscono che l’errore del Re era stato di trattare tutti allo stesso modo, di non tener conto delle diverse caratteristiche degli animali. Re 33 impara a essere giusto quando rinuncia ad applicare il proprio concetto astratto di giustizia e ascolta il suggerimento del suo buffone: esce così dal proprio schema mentale, secondo cui fare giustizia è trattare tutti allo stesso modo, e scopre che fare giustizia è dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno, rispettando le caratteristiche e le peculiarità di ognuno.
La fiaba è molto semplice e non presenta alcun problema di comprensione per i bambini di quarta elementare: anche questo elemento è molto importante ai fini del percorso che il Calamaio propone perché i bambini, senza rendersene conto, attraverso l’analisi della fiaba, entrano in contatto con il tema della diversità in modo mediato e simbolico (la diversità del canarino e del pesce rosso, ad esempio) talmente evidente da sembrare loro banale, ma assai utile per preparare l’attività che segue, sempre di carattere ludico: una scommessa.

Parole chiave:
Gioco, Scuola ed educazione